di Claudio Vercelli
[Storia e controstorie] Quando le virtù dell’etica pubblica vengono sostituite da una visione meramente utilitarista del mondo, la toppa che molti mettono al buco delle proprie incoerenze è quella di una morale miseranda
Opinioni
Israele e l’ipocrisia dell’embargo: Abravanel smonta la retorica europea
di Anna Balestrieri
L’imprenditore sul Corriere della Sera osserva che l’Europa parla di morale e pace, ma ignora la realtà strategica, comprando tecnologie israeliane per difendersi dai missili mentre critica Israele per le armi che produce. Secondo lui, la narrativa sull’embargo diventa uno strumento di propaganda, utile al terrorismo islamico in Europa più che ai palestinesi.
L’indignato permanente, re delle cause “nobili” ma malato di integralismo morale
di Claudio Vercelli
[Storia e controstorie] Esiste una figura pubblica, molto diffusa nell’età – a tratti asociale – dei “social”, che è quella dell’indignato permanente. Chi ha pratica di comunicazioni online, non può non averlo incontrato. Più di una volta in vita sua, in tutta probabilità. L’indignato permanente è colui che è perennemente scandalizzato da ciò che sente, da quanto vede, soprattutto dall’opinione altrui.
Io, madre ebrea e le domande dei miei figli
di Dalia Gubbay
“Mamy, ma perché ci sono sempre quei signori con il fucile davanti alla nostra scuola?” Sono trent’anni che accompagno i miei figli a scuola, ogni mattina. Sono in sei, dunque i conti son presto fatti. Lo faccio fino alla maturità: un rito domestico che resiste al tempo.
Trafficanti di valori, corruttori dell’etica nel nome di un “moralismo” ipocrita
di Claudio Vercelli
[Storia e controstorie] Non è che l’età nostra sia maggiormente deprecabile di quelle trascorse (plausibilmente, neanche di quelle a venire). Ogni epoca porta con sé successi e sventure, opportunità e vincoli, glorie e polveri come anche onori e infamie. Va da sé, tuttavia, che ognuno di noi si soffermi di più e meglio sul tempo che sta vivendo,
Sta iniziando una nuova fase della Storia del Medio Oriente. Ma perché l’Occidente continua a mobilitarsi contro Israele?
di Angelo Pezzana
[La domanda scomoda] È iniziata una nuova fase della storia nel Medio Oriente. Si sta finalmente arrivando alla vittoria di Israele. Perché i media e tutta la sinistra politica non se ne accorgono? Risposta scontata: non vogliono né vedere, né sentire la verità.
Disamorarsi dell’Italia? Sull’isteria italiana riguardo a Israele
di Maxim D. Shrayer
Resto sveglio pensando all’Italia, all’amore e alle illusioni infrante. Persino la notizia del ritorno in Israele degli ostaggi sequestrati da Hamas non riesce a dissipare la mia tristezza. Mi scorrono davanti agli occhi alcuni dei momenti più felici della mia vita. L’arrivo a Roma, nell’estate del 1987, con i miei genitori – ex refusenik –, e il primo assaggio della libertà.
Gaza, Hamas e Israele: quanto dura una pace firmata col fanatismo?
di Gastón Saidman
L’accordo limita l’attività militare di Israele e, in parte, ci ricorda gli Accordi di Oslo e il piano di ritiro unilaterale, che hanno dato mano libera a Hamas per perseguire il suo nefando obiettivo. Potremmo trovarci di nuovo in una situazione simile? Speriamo che l’Occidente resti vigile rispetto ai movimenti di Hamas, perché, anche se è stato firmato un armistizio, ciò non garantisce che non ci sveglieremo, tra qualche anno, con un’altra sorpresa.
Se l’ONU sta con i regimi e i dittatori, l’Occidente dovrebbe rifondare le Nazione Unite Democratiche
di Angelo Pezzana
[La domanda scomoda] Sono gli organismi internazionali non governativi che sfruttano la loro posizione di prestigio per etichettare Israele di “genocidio”. Non ci sono prove? Si inventano. Anzi: si cambia la definizione stessa di genocidio per adattarla al caso di Gaza. L’indice IPC (sicurezza alimentare), usato dall’ONU, cambia i parametri solo per “certificare” che a Gaza c’è “carestia”, quando invece non c’è.
Il mare e la terra: le illusioni pericolose dei distruttori
di Claudio Vercelli
[Storia e controstorie] Un po’ ovunque, tra le numerose manifestazioni che si susseguono in Europa e negli Stati Uniti si urla a pieni polmoni: «From the river to the sea, Palestine will be free». Il significato è univoco: «dal fiume al mare, la Palestina sarà libera». Saltando a piè pari, si intende, lo Stato d’Israele.
Perché riconoscere lo Stato palestinese oggi violerebbe il diritto internazionale
di Daniele Steinhaus e Gabriel Venezia
Il tema del riconoscimento di uno Stato palestinese è di interesse pubblico già dal 1947, anno della decisione da parte delle Nazioni Unite di spartire il territorio dell’ex Palestina britannica in tre parti: uno Stato ebraico, uno Stato arabo e la Città di Gerusalemme.
Lettera aperta a tutti quanti hanno a cuore le sorti della nostra scuola
di Andrea Atzeni
L’ondata di cieca animosità dilagata al seguito del pogrom del 7 ottobre di due anni fa ha subito lambito anche le nostre scuole, che sono spesso diventate teatro di disinformazione e di pregiudizio a senso unico, benché sul piano formale siano impegnate a combatterli.














