Lettere per la prossima generazione - 9/10

01/09/2009

Lettera n. 9: una benedizione sulla vita

Sara, David,

Yom Kippur è il giorno in cui rendiamo conto della nostra vita, ricordandoci quanto sia breve e, perciò, quanto sia importante viverla bene. “Aiutaci a contare i nostri giorni – dice il Salmo – affinché possiamo ottenere un cuore di saggezza”

Impariamo a tenere caro ciò che sappiamo possiamo perdere. Ecco perché il popolo ebraico, all’alba della sua storia, ha subito la schiavitù – in modo da apprezzare la libertà e combattere per essa per sempre, in seguito. E’ per questo che Avraham dovette arrivare quasi al punto di perdere suo figlio – affinché gli Ebrei amassero e avessero a cuore i propri figli.

Sono state lezioni così profonde – ardenti nel nostro subconscio collettivo – da durare migliaia di anni.

Non dimentichiamo che, nel giorno più sacro dell’anno ebraico, pensiamo alla possibilità della morte, in modo da amare la vita per il resto dell’anno. Gli Ebrei, più che ogni altro popolo, vedono Dio nella vita – in questa vita, quaggiù sulla terra.

Molte altre religioni non erano così. Pensavano che Dio si trovasse nella vita ultraterrena, nei ritiri monastici o nell’estasi mistica. Per loro, il sacro era altrove. Per noi, il sacro è qui ed ora. Il brindisi ebraico recita lechaim, “alla vita”. Il grande ordine di Moshé era uvacharta vechaim “Scegli la vita”. Da Rosh Hashanà a Yom Kippur preghiamo: “Ricordaci per la vita, Re che si delizia nella vita, e iscrivici nel libro della Vita per il tuo bene, Dio della vita”.

Per trovare Dio non occorre scalare le montagne, attraversare gli oceani o viaggiare verso terre leggendarie. Dio è nell’aria che respiriamo, negli atti che compiamo, nelle preghiere che pronunciamo, nell’amore che diamo. Dio, più vasto dell’universo, è più vicino a noi di quanto lo siamo noi stessi. La nostra prima preghiera, ogni mattina, è Modé anì, “Ti ringrazio, Re vivente ed eterno, che mi hai restituito l’anima con misericordia”. Grazie, Dio, per avermi restituito la vita.

L’ebraismo, nel suo complesso, è un esercizio prolungato di disciplina volto a non dare per scontata la vita: i ringraziamenti nelle preghiere, le benedizioni che diciamo  per ogni piacere, il modo in cui la kasherut trasforma il consumo del cibo in un atto sacro e in cui le regole della vita famigliare ebraica santificano l’atto dell’amore. Lo Shabbat ci impedisce che il viaggio della nostra vita sia così veloce da non riuscire mai a goderne la vista.

Il crollo finanziario dovrebbe insegnarci qualcosa. Possiamo investire in borsa, ma il mercato può crollare. Possiamo investire in una casa, ma i prezzi possono cadere. Possiamo seguire tendenze secolari, ma esse possono ingannarci, deluderci e lasciarci un conto da pagare. Il migliore investimento consiste in una vita vissuta bene, una vita con un significato, con princìpi e scopi, possibilmente con la cornice di matrimonio felice, di una famiglia calorosa e avvolgente e con l’appoggio di una comunità forte.

L’ebraismo ci aiuta a trovare queste cose, santificando la nostra famiglia e la nostra casa, dandoci valori da condividere con i nostri figli. Come stile di vita, è stato sperimentato più a lungo di ogni altro. Come fonte di saggezza, non ha confronti per profondità e vastità.

L’ebraismo ci offre le radici per tenerci attaccati al terreno e le ali per aiutarci a volare. Le mitzvot ci trasmettono sane abitudini del cuore. Le preghiere sono l’energia rinnovabile dell’anima, e la fede è il suo sistema di navigazione satellitare. Ogni benedizione che facciamo è un modo di dire “sì” alla vita. Dio è il Dio della vita e l’ebraismo è la religione della vita.

Nel corso della storia, vi è stata un’alternanza tra due tipi di società: le culture puritane, che diffidano del piacere e quelle edonistiche, che lo idolatrano. Noi facciamo meglio in entrambe le cose: santifichiamo il piacere, prendendo i nostri impulsi più fisici e dedicandoli a Dio. Vi sono molte fedi in tutto il mondo, ma nessun’altra ha portato un popolo minuscolo, tanto a lungo, in modo così profondo, a trovare la gioia nella vita.

E’ vero, la vita può essere difficile e piena di possibilità di perdite, dolore, delusione e dispiacere. Ma la soluzione non è evitare di correre rischi, bensì coltivare le cose che ci danno forza: l’amore per la famiglia e gli amici, il sostegno di una comunità, l’abitudine di pregare per appoggiarci a Dio, la fede che Dio ha fede in noi, che perdona le nostre colpe e ci dà la forza di ricominciare dopo ogni insuccesso.

L’ebraismo è stata la prima religione della storia a mettere l’amore al centro della vita spirituale: ama il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, tutta la tua anima e tutte le tue forze. Ama il tuo prossimo. Ama lo straniero. Il più grande canto d’amore di tutta la letteratura religiosa è lo Shir Hashirim, il Cantico dei Cantici.

E ciò che amiamo di più – perché è là dove si trova Dio – è la vita stessa. Ecco la nostra forza più grande. Ha permesso ai nostri predecessori di sopravvivere ad ogni persecuzione. Ha aiutato i sopravvissuti all’Olocausto a sopravvivere. Ha dato al popolo ebraico il coraggio di ricostruire la terra e lo stato di Israele. E’ per questo che la nostra più grande preghiera in questo giorno per eccellenza è “Iscrivici nel Libro della Vita”. Non chiediamo ricchezza o fama, celebrità o successo. Non preghiamo affinché ci vengano risparmiati prove e tormenti. Chiediamo soltanto la vita.

Ecco che cosa è l’ebraismo: una vita d’amore e l’amore per la vita. Tutto il resto sono commenti.

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