GECE 2021. I saluti istituzionali e il collegamento con il vicesindaco di Tel Aviv

di Paolo Castellano

Grande successo per gli eventi mattutini della Giornata Europea della Cultura Ebraica (GECE) che si sono svolti domenica 10 ottobre alla Sinagoga Centrale di Milano. Sin dalle 9 del mattino, i partecipanti hanno potuto assistere alla visita guidata della sinagoga curata da Esther Nissim Abdollahi attraverso cui hanno conosciuto e approfondito la storia dell’edificio religioso e i principi generali della religione ebraica.

Al termine dell’intervento di Nissim Abdollahi, hanno preso la parola i rappresentanti della Comunità ebraica di Milano (CEM) per dare il benvenuto ai partecipanti e agli ospiti dell’evento culturale. L’assessore alla Cultura Gadi Schoenheit, il presidente della CEM Milo Hasbani e il rabbino capo della Comunità ebraica Rav Alfonso Arbib.

Prima dei saluti istituzionali è avvenuto un collegamento virtuale con il vicesindaco di Tel Aviv, Chen Arieli, per confrontarsi sul valore del dialogo, tema centrale della GECE 2021. Dayan ha evidenziato quanto Tel Aviv sia una metropoli progressista e liberale, sottolineando come la fratellanza sia una “dato irrinunciabile” per creare dignità tra gli israeliani.

«Uno dei valori portanti di Tel Aviv è l’appartenenza. Un valore portante per realizzare una città pluralista che crei solidarietà tra i cittadini. Mettere in collegamento le autorità e la società civile per ridurre i sentimenti di sfiducia e creare forte solidarietà», ha dichiarato Arieli. Gli altri valori basilari per promuovere il dialogo sono l’uguaglianza e l’intersezionalità. Con il termine intersezionalità, il vicesindaco di Tel Aviv ha inteso lo sforzo di garantire i diritti della maggioranza e delle minoranze, offrendo coinvolgimento e uguali opportunità a tutti i cittadini israeliani.

Arieli ha poi sottolineato quanto la municipalità di Tel Aviv si sforzi nel costruire un dialogo con i suoi residenti, per creare servizi mirati con l’obiettivo di risolvere i problemi della gente. Dunque, si tratta di una forma di cittadinanza attiva in cui si vuole costruire un canale comunicativo con chi fa le leggi e amministra la città. «Io stessa incontro i cittadini, e ho uno stretto rapporto con le persone per capire le loro problematiche», ha commentato il vicesindaco di Tel Aviv.

Con lo scoppio della pandemia si sono implementati gli strumenti digitali per interagire con la cittadinanza. A causa delle passate restrizioni sanitarie, ogni mese il comune di Tel Aviv ha organizzato incontri su Zoom per raccogliere le richieste degli israeliani, soprattutto di quelli più anziani. Un vero e proprio esempio di “accessibilità” e inclusione per stare più vicini alle persone.

Dopo l’intervento di Arieli, ha preso la parola Gadi Schoenheit, assessore alla Cultura della CEM. Schoenheit ha sottolineato che “quando finiscono le parole, arriva la violenza”, citando il saggio Discutere in nome del cielo (Guerini e Associati) di Vittorio Robiati Bendaud e Ugo Volli, e specificando l’estrema importanza di promuovere il dialogo tra religioni e culture diverse. Tuttavia, Schoenheit ha dichiarato che non sia possibile dialogare con tutti. Non è infatti proponibile cercare di interagire con chi vuole la distruzione del popolo ebraico e di Israele, come nel caso dell’organizzazione terroristica palestinese Hamas e del regime iraniano. Infine, l’assessore alla Cultura CEM ha invitato il pubblico a non sottovalutare recenti affermazioni antisemite emerse nel mondo politico italiano che negano e insultano la memoria della Shoah.

Dopo l’intervento di Schoenheit, il microfono è passato al Rabbino Capo di Milano, Rav Alfonso Arbib. «Per la tradizione ebraica, il principio di tolleranza è un principio fondamentale. Determina la sopravvivenza. Pensiamo al passo della Torah in cui viene descritto il diluvio universale. Alla fine la promessa divina si manifesta con un arcobaleno, formato da colori diversi, un simbolo della coesistenza delle diversità». Secondo Rav Arbib, “il contrario del dialogo è proprio la chiacchiera” e “avere il diritto di dire tutto non significa parlare per forza”. Alcune volte è opportuno tacere. Parlare senza aver riflettuto produce superficialità, slogan e idee senza significato. La chiacchiera elimina il pensiero critico e di conseguenza non consente di conoscere il prossimo. Come ha sottolineato il Rabbino capo, il Talmud è una dimostrazione di tolleranza e dialogo poiché ospita discussioni tra uomini, presentando sia le posizioni di maggioranza che di minoranza. «Dialogo non significa essere tutti d’accordo. Alcune volte, dialogare significa andare oltre al politicamente corretto, al pensiero comune. Significa avere il coraggio di esprimere le proprie opinioni perché soltanto nei totalitarismi sono tutti d’accordo», ha commentato Rav Arbib.

Anche il presidente della CEM Milo Hasbani ha voluto ringraziare il pubblico accorso alla Sinagoga Centrale di Milano per partecipare agli eventi in programma. Hasbani ha ricordato il gemellaggio tra il capoluogo lombardo e Tel Aviv, e ha sottolineato l’importanza delle iniziative organizzate con il COREIS per la promozione del dialogo tra le comunità islamiche e le comunità ebraiche.

I saluti istituzionali sono terminati con i ringraziamenti di Carlo Borghetti, vicepresidente del Consiglio della Regione Lombardia, Stefano Bolognini, assessore regionale allo Sviluppo Città metropolitana, Giovani e Comunicazione, e il neo-consigliere della città comunale Daniele Nahum. Quest’ultimo ha celebrato l’impegno di Roberto Jarach nella gestione del Memoriale della Shoah di Milano.

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