Un polo per l’ebraismo del Centro Italia

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Incontriamo Guido Ottolenghi. Il giovane presidente della Comunità ebraica di Bologna si dice ottimista per il futuro. Se è infatti vero che la Comunità che guida da due anni, coadiuvato da un Consiglio di sette persone di cui tre in Giunta, conta appena 200 iscritti, ha invece ben 20 bambini dai 3 ai 12 anni che frequentano settimanalmente le attività educative e ludiche proposte dalla Comunità. Ma non solo. Se Bologna potesse assumere a pieno il ruolo di comunità promotrice di un consorzio di comunità emiliano – romagnole, potrebbe contare su un numero di aderenti di circa 1.500 persone che gravitano in un raggio di 100 km.


Chi sono gli ebrei bolognesi?

L’ebraismo bolognese è rimasto di matrice italiana, pur accogliendo con gioia alcune famiglie con usi e riti diversi, è ortodosso ma con al suo interno l’accettazione di tutte le sfumature di religiosità più o meno accentuata. Un ebraismo particolare che forse, unico in Italia, non ha mai accolto nel suo seno gruppi di tipo integralista che disintegrerebbero una comunità così piccola, portando peraltro una religiosità emarginata anche in altri ambienti ortodossi israeliani e americani. Gli ebrei bolognesi mantengono ottimi i rapporti con il mondo esterno e le autorità e fattiva collaborazione anche con il Museo ebraico di Bologna.


Cosa offre la Comunità ai suoi iscritti?

Abbiamo servizi essenziali di culto, Talmud Torà per i ragazzi, mikwé, mensa, pur potendo contare su due soli dipendenti. È una Comunità molto unita, con rav Alberto Sermoneta che la segue attentamente in ogni suo aspetto. Esistono evidentemente dei ma…


Quali?

Innanzitutto dobbiamo terminare la ristrutturazione della grande sinagoga e in particolare i sotterranei dove furono rinvenuti reperti antichi romani. Qui i lavori sono ancora sospesi, in particolare con fogne provvisorie che possono causare problemi all’edificio. E poi i problemi finanziari nei quali si dibattono un po’ tutte le piccole comunità, nel nostro caso accentuati da un debito di 130 mila euro con la Chiesa cattolica, ereditato dalla precedente gestione. La Chiesa, in un momento di difficoltà della Comunità, cedette la propria quota legata agli oneri di urbanizzazione secondaria. Ora la stiamo restituendo in 7 anni.
I nostri sono comunque bilanci molto semplici con poche voci: dipendenti, manutenzione, sicurezza e assistenza agli indigenti. E quando siamo in seria difficoltà, abbiamo la fortuna di avere alcune famiglie che ci aiutano a pareggiare i conti.


La Comunità di Vercelli ha lanciato un SOS all’Ucei chiedendo un contributo finanziario per pagare la segreteria. Sembra che Bologna non abbia di questi problemi.

Veramente non è così. Bologna è una Comunità che potrebbe avere un ruolo di centralità per l’ebraismo. È sede di due università americane, ospita continue fiere anche internazionali, vi vivono molti studenti ebrei e almeno 200 israeliani, è un centro congressuale di prim’ordine. Il mese prossimo, per esempio, a Bologna si terrà il convegno dell’AME sul testamento biologico. Tutti questi si rivolgono alla Comunità per poter usufruire della mensa kasher. Un aiuto economico dell’Ucei per farla funzionare in modo continuativo potrebbe esserci di grande aiuto.

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