Più poteri ai vertici e rabbini a tempo

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UCEI, Comunità italiane, riforma dello Statuto.
All’assemblea non c’era quasi nessuno, 23 presenze appena, eppure il tema era importante e determinante per il futuro dell’ebraismo italiano. Si discuteva infatti di Statuto delle Comunità, per il quale sono state proposte in seno all’Unione, attraverso i lavori di una commissione ad hoc, alcune modifiche assolutamente sostanziali, che riguardano il sistema elettorale nelle maggiori Comunità, i poteri del vertice dell’Unione, la vita delle piccole Comunità, i rapporti tra Comunità e Rabbini.
Il presidente Leone Soued ha dato lettura dello Statuto attuale, che ha ormai più di vent’anni, e delle modifiche proposte.

Per quanto riguarda le piccole Comunità, si dispone (Comma 3-bis, aggiunto all’Art. 4) che “Previa consultazione delle Comunità interessate, l’Assemblea dei delegati dell’Unione [che sostituisce il Consiglio dell’Unione. ndr] dispone il consorzio delle Comunità che hanno un numero di iscritti tale da rendere impossibile il conseguimento delle finalità e l’adempimento delle funzioni previste dall’art. 1, commi 1 e 2”.

Una decisione di vertice quindi, che ha già registrato molti malumori nella base, in quelle piccole Comunità orgogliose della propria storia e della propria indipendenza.
Ma le modifiche più sostanziali e controverse toccano per intero l’articolo 17 sulla elezione del Consiglio della Comunità: viene stabilito, nel testo modificato, che si instauri un regime diverso nelle piccole e nelle grandi comunità. In queste ultime, viene abolita la possibilità di votare candidati singoli o appartenenti a liste diverse. Ogni lista deve preventivamente scegliere un candidato presidente e può candidare un numero di persone pari ai componenti del consiglio stesso; si può prevedere quindi un consiglio monocolore, in cui ogni opposizione sia esclusa, tanto più che le modifiche prevedono anche uno sbarramento al 5% e un premio di maggioranza che se da un lato può garantire la governabilità, dall’altro potrebbe impedire che le minoranze abbiano una qualsivoglia possibilità di dare un peso specifico alla propria rappresentanza.

Un altro articolo modificato per intero è quello che riguarda la decisione sulla decadenza dalla carica di consigliere, che fino ad oggi pesava sul Rabbino Capo e invece toccherà al Consiglio stesso. Per intero sono modificati anche altri articoli fondamentali, quelli relativi proprio ai rapporti con il Rabbino Capo della Comunità (Art. 29 e 30). Tra le altre cose, viene stabilita la durata in carica in 7 anni, rinnovabili.
Anche nella parte che riguarda l’Unione delle Comunità sono intervenute modifiche sostanziali. Interamente sostituito è l’articolo 39, che riguarda gli organi dell’Unione. Il Congresso e il Consiglio sono aboliti a favore di un’Assemblea dei delegati che si dovrà riunire non meno di due/tre volte all’anno per iniziativa del presidente dell’Unione, o quando ne facciano richiesta almeno dieci componenti o i consigli di cinque Comunità. Nella Giunta possono entrare anche, per decisione del presidente, due persone non facenti parte dei delegati dell’assemblea. Si stabilisce anche che “L’Assemblea definisce le linee guida per i percorsi di conversione all’ebraismo”.

Nel corso dell’assemblea si è dibattuto sulle diverse proposte di modifica ed è stata infine votata una mozione che è stata approvata pur con numeri desolanti: presenti 23, favorevoli 11, astenuti 12, contrari 0. Ecco il testo: “L’assemblea degli iscritti della Comunità Ebraica di Milano riunitasi in data 1/12/2009 in merito alle proposte di modifica dello Statuto UCEI ritiene che la forte connotazione presidenziale delle proposte stesse sia in contrasto con lo spirito di condivisone democratica che dovrebbe guidare la vita comunitaria; invita quindi la Commissione a modificarne i contenuti per dare maggior rappresentatività a tutte le componenti delle Comunità e dell’UCEI”.

L’Unione delle Comunità ebraiche italiane dovrà a questo punto convocare un Congresso straordinario per approvare le modifiche proposte dalla Commissione Statuto. Se questo avverrà come si presume a marzo, cioè dopo che le elezioni per il Consiglio della Comunità di Milano saranno già state indette con il vecchio sistema, sarà da vedere come conciliare il vecchio e nuovo ordinamento.

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