Scoperti a Gerusalemme i resti di Acra, fortezza greca dei tempi di Hanukkah

Ebraismo

di Ilaria Ester Ramazzotti

Fortezza-greca-GerusalemmeÈ la prima testimonianza tangibile, trovata dagli archeologi, che documenta la presenza degli antichi greci a Gerusalemme ai tempi dei fatti rievocati a Hanukkah. L’Autorità per le antichità israeliane ha di recente scoperto e portato alla luce i resti di una fortezza greca costruita circa 2 mila anni fa, nei pressi del Monte del Tempio, nel centro dell’antica città. Ne parla il sito del National Geographic Italia.

La fortezza, denominata Acra, era fino ad oggi conosciuta dagli storici solo grazie a fonti prevalentemente scritte, fra cui i resoconti dello storico Giuseppe Flavio, vissuto nel primo secolo d.e.v., e il Libro dei Maccabei. La cittadella fortificata fu fra gli obiettivi della rivolta degli ebrei guidati da Giuda Maccabeo che nel 164 a.e.v. culminò con la riconquista di Gerusalemme, l’espulsione dei greci e la rimozione delle statue degli dei pagani dal Tempio. Quell’anno, la popolazione ebraica non riuscì tuttavia a conquistare anche l’Acra, che fu presa solo nel 141 a.e.v. da Simone Maccabeo.

“Oggi disponiamo di prove schiaccianti a dimostrazione che le rovine siano parte della fortezza chiamata Acra”, spiega Doron Ben-Ami, l’archeologo dell’Autorità per le antichità israeliane a capo dei lavori. Il primo scavo esplorativo di Ben Ami risale al 2007, quando la fondazione Ir David ha presentato il progetto per un nuovo museo che dovrebbe sorgere nei pressi dell’area della Città di Davide, all’ombra delle mura della città vecchia. Lo scavo, effettuato per verificare lo stato dell’area, ha svelato l’esistenza sottostante al suolo di un mercato islamico e, scendendo via via ancora più sotto, di un frutteto bizantino, un tesoro di 264 monete del VII secolo, una villa romana e infine un sito ebraico del I secolo per i bagni rituali. Ancora oltre, gli archeologi hanno rinvenuto alcune rocce poste a formare un glacis, cioè un bastione difensivo inclinato che circonda un fossato, scoprendo così i resti dell’Acra. “Abbiamo anche trovato punte di frecce greche, fionde e pietre da lancio – aggiunge l’archeologo -, oltre ad anfore di vino di importazione”. E poiché gli ebrei osservanti bevevano solo vino autoprodotto in loco, quelle anfore indicano la presenza di stranieri o di ebrei influenzati da una cultura straniera.

Non si sono invece trovati segni di una distruzione improvvisa della fortezza, come invece sosteneva Giuseppe Flavio. Secondo il Primo libro dei Maccabei, al contrario, Simone Maccabeo fortificò a sua volta l’Acra trasformandola nella sua residenza. Questa divergenza aveva fatto emergere nell’ultimo secolo differenti teorie, ma nessuna attestazione archeologica. La scoperta dei resti pone altresì fine alle differenti ipotesi formulate sulla sua esatta ubicazione. “All’epoca di Giuseppe Flavio, Gerusalemme si era estesa a nord e a ovest e la Città di Davide era in un punto più basso”, spiega Bezalel Bar-Kochva dell’Università di Tel Aviv, secondo cui l’antico storico, a proposito di Acra, riporterebbe un racconto apocrifo di origine greca.

“È una scoperta affascinante”, commenta l’archeologo israeliano Yonathan Mizrachi, alla guida del consorzio Emek Shaveh, che si oppone alla costruzione del nuovo museo perché danneggerebbe le rovine. Mizrachi disapprova anche che gli abitanti della zona, in maggioranza arabi, non siano stati consultati o coinvolti. Questi lamentano infatti che i lavori degli archeologi abbiano compromesso la sicurezza delle loro abitazioni e che possano portare alla dismissione del loro villaggio, Silwan.

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