“Il museo dei pensieri e delle azioni”

di Daniele Cohenca

Il test finale di ebraismo per gli alunni della Scuola Media
è stato un progetto permanente partito da riflessioni condivise

“Il museo dei pensieri e delle azioni”: questo il nome che gli alunni delle classi terze della nostra Scuola Secondaria di primo grado hanno voluto dare a un percorso espositivo che quest’anno ha rappresentato il test finale di ebraismo.
La conclusione del ciclo di studi della Scuola Secondaria di primo grado rappresenta per i nostri alunni una svolta importante, non solo nella loro formazione e crescita individuale ma anche e soprattutto nella loro maturità. Abbiamo pertanto pensato alla realizzazione di un progetto particolarmente ambizioso ma che lascerà traccia anche per le generazioni che si affacceranno alla nostra scuola in futuro e che potrà, nel corso degli anni, venire arricchito con nuove idee e nuovi lavori che i nostri allievi sapranno produrre.
Nel corso degli ultimi due anni in particolare, i nostri alunni si sono molto impegnati in attività trasversali e nella produzione di materiali su argomenti ebraici; hanno anche dedicato molto tempo a riflessioni e discussioni in classe che hanno portato alla formulazione di pensieri particolarmente profondi.

La prova di fine ciclo, come detto, è quindi stata costruita sulla realizzazione di materiale che sarà oggetto di esposizione permanente nei corridoi della nostra Scuola media; gli allievi hanno partecipato con entusiasmo, chi con il proprio lavoro, chi con lavori di gruppo, chi invece adoperandosi per la realizzazione tecnica e pratica del percorso espositivo.
Siamo assolutamente certi che questo lascerà nei cuori e nelle menti dei nostri allievi una traccia indelebile degli anni trascorsi assieme. Il nome dell’esposizione riflette in modo preciso i contenuti della stessa: nella prima parte troviamo i “pensieri” che i nostri alunni hanno elaborato studiando alcune delle Mishnayòt del trattato di Avòt. Nella seconda parte, vengono esposti manufatti, disegni e costruzioni che vogliono tradurre in “azioni” le parole più significative che leggiamo nella Berachà di Ahavat Olàm.

La scelta di non optare quest’anno per un vero e proprio “esame finale” è stata anche dettata dalla particolarità e dalle difficoltà vissute nel corso degli ultimi due anni scolastici, ma che non hanno impedito agli allievi di esprimersi, di studiare, approfondire e ragionare. Grazie anche alla formazione professionale di cui i docenti di ebraismo della Scuola Secondaria di primo grado hanno potuto beneficiare, con l’essenziale contributo di EFI – Educating For Impact –, il percorso dell’ultimo anno in particolare si è svolto in modalità meno frontale, cercando e ottenendo l’attenzione e la partecipazione della classe, anche attraverso l’utilizzo di avanzate piattaforme di e-learning, impiegate non solo durante l’attività in DaD ma anche per le lezioni in presenza.


Queste le parole dei nostri ragazzi:
“In particolar modo nel corso dell’ultimo anno, abbiamo lavorato molto in ebraismo in modalità conversazione, discussione e confronto. Per le Mishnàyòt dei Pirkè Avot, siamo partiti da uno studio classico sul testo e relativi commenti, ma siamo stati poi sollecitati a sviluppare dei nostri pensieri, alcuni dei quali scelti da noi e raccolti per essere esposti nel “museo dei pensieri e delle azioni”.

Nel corso dell’anno abbiamo studiato alcune parti della Tefillà: la seconda parte dell’esposizione è infatti dedicata alla Berachà di Ahavàt Olàm, quella che precede la lettura quotidiana dello Shemà del mattino, che abbiamo analizzato soffermandoci su alcuni termini; con l’aiuto della docente di Arte, Matilde Orlandi, abbiamo dato sfogo alla nostra creatività avendo come spunto una o più delle parole che leggiamo in questa benedizione”.

L’esposizione è “aperta al pubblico”, naturalmente secondo le modalità di accesso agli estranei ai locali scolastici. Personalmente, voglio augurare a tutti gli alunni di queste meravigliose classi, ogni bene per il loro futuro.
In questi anni, ci siamo anche divertiti è vero… ma chi lo dice che la scuola deve essere per forza noiosa?
Abbiamo anche imparato forse a conoscere meglio noi stessi, la nostra fede, le nostre passioni e i nostri limiti; abbiamo forse anche imparato a misurarci con i nostri difetti; la Torà è maestra di vita!

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