Comunità ebraica

sinagoga di Maputo

Maputo, il secolo discreto di una sinagoga africana

Personaggi e Storie

di Anna Balestrieri
Un secolo dopo l’inaugurazione, la sinagoga di Maputo non è soltanto una reliquia del passato coloniale. È un laboratorio di continuità, nel quale la tradizione viene affidata di volta in volta a chi è disposto a farsi carico di un servizio, di una lezione, di una festività o della manutenzione di un tetto.

Apre il primo centro ebraico nella storia dell’Islanda

Mondo

di Pietro Baragiola
Il Beit Shvidler Jewish Center of Iceland ospita una sinagoga, una sala polifunzionale da circa 80 posti, un negozio kasher, una cucina comunitaria, un centro giovanile, una biblioteca, un centro dedicato alla sicurezza e il primo mikveh che sfrutterà il calore geotermico, una delle principali fonti energetiche del Paese.

Case distrutte dal terremoto in Venezuela

Venezuela, la comunità ebraica mobilitata: sinagoghe aperte agli sfollati

Mondo

di Nina Prenda
Grazie a procedure di emergenza già collaudate, la comunità ebraica è riuscita ad attivarsi rapidamente. Nelle ore successive al sisma, centinaia di persone si sono riversate presso il Centro Comunitario Ebraico Hebraica e nella sinagoga principale di Caracas, trasformati in rifugi temporanei.

Quando due violenti terremoti hanno colpito Caracas e la vicina città costiera di La Guaira, la risposta della comunità ebraica venezuelana è stata immediata. Nel giro di poche ore, sinagoghe e centri comunitari hanno aperto le loro porte per offrire riparo, assistenza e beni di prima necessità a centinaia di persone rimaste senza casa o troppo spaventate per rientrare nelle proprie abitazioni.

Le due scosse, di magnitudo 7,2 e 7,5, si sono verificate a pochi secondi di distanza mercoledì 24 giugno, provocando una delle peggiori tragedie che il Paese ricordi negli ultimi anni. Secondo le autorità, il bilancio provvisorio supera i 1.700 morti, mentre decine di migliaia di persone risultano disperse o intrappolate sotto le macerie. Centinaia gli edifici crollati o gravemente danneggiati, con danni economici stimati in miliardi di dollari.

«Erano da poco passate le 18 ed era un giorno di festa nazionale, quindi la maggior parte delle persone si trovava in casa», racconta Roberto Mishkin, presidente dell’Union Israelita de Caracas, la principale congregazione ashkenazita del Venezuela. «È stato un terremoto devastante. Non conosco nessuno che non abbia subito danni alla propria abitazione.»

Grazie a procedure di emergenza già collaudate, la comunità ebraica è riuscita ad attivarsi rapidamente. Nelle ore successive al sisma, centinaia di persone si sono riversate presso il Centro Comunitario Ebraico Hebraica e nella sinagoga principale di Caracas, trasformati in rifugi temporanei.

«I nostri edifici si sono riempiti di famiglie le cui case erano state distrutte o rese inagibili, ma anche di persone che avevano semplicemente paura di trascorrere la notte nei propri appartamenti», spiega Mishkin. «Abbiamo subito organizzato la distribuzione di cibo, acqua e coperte. Solo intorno a mezzanotte, quando tutti erano riusciti a mettersi in contatto con i propri familiari, il comitato di crisi ha potuto riunirsi per coordinare gli interventi.»

Il bilancio per la comunità ebraica, composta da circa 5.000 persone, è pesante. Tre membri risultano deceduti e altri quattro sono ancora dispersi. Almeno 15 famiglie hanno perso completamente la propria abitazione, mentre tra le 30 e le 35 hanno visto i loro appartamenti dichiarati inagibili. Ancora oggi circa cento persone trascorrono la notte all’interno del centro Hebraica.

La tragedia arriva in un momento particolarmente delicato. Dopo anni segnati dalla crisi economica e politica del Venezuela, la comunità stava iniziando a intravedere segnali di miglioramento. Secondo i suoi rappresentanti, il cambio di leadership seguito alla caduta del presidente Nicolás Maduro aveva contribuito ad attenuare il clima di ostilità e la retorica antisemita che aveva caratterizzato i governi di Maduro e del suo predecessore Hugo Chávez.

Nel frattempo, squadre di soccorso provenienti da diversi Paesi, compreso Israele, sono giunte in Venezuela per sostenere le operazioni di emergenza. Ma la ricostruzione si preannuncia lunga e complessa.

«La nostra è una comunità che già viveva in condizioni economiche difficili e che ha sempre fatto grande affidamento sui servizi sociali», sottolinea Mishkin. «Oggi molte persone hanno perso tutto: la casa, il lavoro e i mezzi di sostentamento. Le istituzioni ebraiche di tutto il mondo ci stanno offrendo il loro sostegno, ma avremo bisogno di un aiuto molto più ampio.»

Per far fronte all’emergenza è stata avviata una raccolta fondi internazionale. Per il momento, sono stati raccolti poco meno della metà dei due milioni di dollari.

 

Speciale Libri: Sogno di un giorno d’estate… Leggere e leggere ancora, alla ricerca di evasione. E di buoni maestri

Libri

di Redazione
C’è la varia umanità che abita il “treno dei matti” a Gerusalemme; storie di fughe e destini che cambiano all’improvviso; ci sono i viaggi ai lati estremi del mondo, raccontati dai fratelli Singer. E poi uno sguardo a tutto tondo sul Medio Oriente, analisi per cercare di capire un contesto drammatico in continua evoluzione. E ancora, nuove risorse per lo studio del pensiero ebraico. 70 proposte della nostra redazione. Perché (anche) dai libri viene la forza di guardare al futuro

L’ultima luce ebraica di Lubiana

Mondo

di Anna Balestrieri
Il Jewish Cultural Center di Lubiana tiene insieme ciò che altrove sarebbe diviso in edifici e funzioni diverse: una sinagoga, un museo, un centro culturale, un luogo di studio, di teatro, di preghiera e di accoglienza. Ma mancano i fondi, e dopo i massacri del 7 ottobre è diventato un bersaglio. la sua vita è in pericolo, e insieme a esso la memoria di una comunità ebraica.

Il 25 aprile e gli ebrei. Intervista al Presidente della Comunità ebraica Walker Meghnagi

Italia
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Ci stiamo abituando al fatto di poter partecipare, come ebrei, alla manifestazione solo con un triplo cordone di sicurezza, un “nuovo ghetto”. Ma che “Liberazione” è?  Il CNL,  Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia a Milano era presieduto da cinque personaggi, due dei quali  erano ebrei: Emilio Sereni e Leo Valiani. Quindi lì è il nostro posto

Milano: gli ebrei, il 25 Aprile e il paradosso della Liberazione

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La Comunità Ebraica di Milano comunica che non parteciperà ufficialmente alle celebrazioni del 25 aprile 2026.
La decisione, assunta in coerenza con la posizione della Giunta UCEI, deriva dalla coincidenza della ricorrenza con lo Shabbat: per questa ragione non è prevista una partecipazione istituzionale formale, né la presenza di simboli ufficiali comunitari, mentre sono incoraggiate iniziative della Comunità in date alternative, nonché dei singoli.

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