Il 25 aprile e gli ebrei. Intervista al Presidente della Comunità ebraica Walker Meghnagi

Italia

di Ester Moscati

Il 25 aprile cade quest’anno di Shabbat e quindi la Comunità ebraica di Milano, d’accordo con l’Unione delle Comunità ebraiche italiane, non partecipa, anche se ci saranno gruppi di ebrei “laici” e l’Associazione Milanese Pro Israele, Sinistra per Israele, oltre a singoli e altre sigle vicine agli ebrei.

Qual è il senso di questa partecipazione, oggi che la celebrazione della Liberazione è completamente stravolta, tanto che gli eredi del Gran Muftì di Gerusalemme, alleato di Hitler, pretendono di sfilare in testa al corteo?
Vogliamo rivendicare a testa alta la nostra identità di ebrei e italiani. Non si tratta di chiedere il permesso di partecipare a un corteo, ma di ricordare chi ha partecipato alla Resistenza. Tra questi gli ebrei sono davvero tanti, un numero molto elevato rispetto alla popolazione ebraica in Italia prima della guerra.

Ci stiamo abituando al fatto di poter partecipare, come ebrei, alla manifestazione solo con un triplo cordone di sicurezza, un “nuovo ghetto”. Ma che “Liberazione” è?
Non vorrei che ci focalizzassimo solo su chi ci vuole estromettere; è a mio avviso molto importante ricordare e ringraziare chi invece ci sostiene ed è da sempre al nostro fianco: il nostro più sincero ringraziamento va ai City Angels,  che da tempo proteggono chi sfila indossando con orgoglio i simboli ebraici; non vanno poi dimenticati Luca Aniasi, presidente della FIAP – Federazione Italiana Associazioni Partigiane, Roberto Cenati e tutta la FIAP che non hanno mai mancato di far sentire la loro vicinanza.

Pur ringraziando anche le forze dell’ordine per questa protezione, dover sgusciare fuori dal corteo prima di arrivare in piazza Duomo – come richiesto dalla Digos – non è una umiliazione incompatibile con i valori stessi del 25 aprile?
Se la presenza ebraica richiede cordoni di sicurezza per non essere aggredita, non è la Comunità Ebraica a essere in difetto, è la società.
Chi oggi in piazza esprime odio verso gli ebrei, chiedendo di non portare i simboli della Brigata Ebraica, perché portatrice di un simbolo ebraico (il Magen David), fischia una medaglia d’oro alla Resistenza, quindi non sta celebrando il 25 aprile: sta tradendo lo spirito unitario che ha permesso alla Resistenza di vincere e di imprimere i valori fondamentali della nostra democrazia.
Cercare di screditare una parte della società italiana chiedendole di schierarsi contro Israele significa calpestare le diverse sensibilità e la storia degli ebrei italiani, trasformando la festa della libertà in un luogo di esclusione, così svuotando la Festa della Liberazione del suo significato profondo.

Il CNL, Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia a Milano era presieduto da cinque personaggi, due dei quali erano ebrei: Emilio Sereni e Leo Valiani. Gli altri erano Alfredo Pizzoni Luigi Longo e Sandro Pertini. Quindi lì è il nostro posto. Come ribadire questo concetto?
Se pensiamo a Sereni e Valiani si sta parlando del vertice del CLN. Non erano “rappresentanti di una minoranza”, erano la guida del Paese nella sua ora più buia.
Noi chiediamo di essere inclusi in una manifestazione che ci appartiene per diritto storico come comunità ebraica.
Difendiamo la memoria di chi, ebreo e partigiano, ha reso possibile la libertà di cui oggi godono, purtroppo inconsapevolmente, anche coloro che vorrebbero escluderci.
Voglio ricordare anche Rav Elio Toaff z’l che è stato a lungo rabbino capo della comunità di Roma, ma che è stato anche un partigiano con la brigata della Versilia, tra i pochi testimoni oculari della strage di Sant’Anna di Stazzema.
Proprio per ribadire il nostro impegno a ricordare chi si è speso per la nostra libertà, tutto il consiglio CEM ha deciso che quest’anno renderemo omaggio ai soldati Alleati caduti, organizzando una commemorazione che si terrà il 26 aprile presso il Cimitero militare del Commonwealth di Trenno.

È in corso un tentativo chiarissimo di separare Israele dall’Europa, dall’Occidente. Addirittura si semina odio per separare gli ebrei dai cattolici, dimenticando che Israele è l’unica realtà dove i cristiani residenti sono in crescita, mentre nel resto del Medio Oriente la loro presenza è costantemente a rischio e i numeri parlano di una contrazione significativa. Cosa ne pensa ?
Esiste una linea sottile tra la critica legittima alle politiche governative di uno Stato e la messa in discussione dell’esistenza stessa di quello Stato, purtroppo nelle piazze in questi ultimi anni è prevalsa la seconda posizione.
È innegabile che anche il dialogo interreligioso ne abbia risentito, ma è proprio nei momenti di maggior tensione e scontro che bisogna continuare a cercare i punti di contatto senza farsi trascinare da chi vuole che il conflitto geopolitico distrugga il lavoro decennale di riconciliazione.

 

 

 

Foto in alto: immagini di repertorio (© Archivio Mosaico/Bet Magazine – Comunità ebraica di Milano)