Avital, sperimentazione e genialità al concerto conclusivo di Jewish in the City #150

Taccuino

di Roberto Zadik

Cos’è la musica ebraica e quando si parla di musica israeliana a cosa ci si riferisce? In verità nella complessità e nell’eterogeneità del panorama artistico dello Stato ebraico è facile incappare in rischiosi fraintendimenti. La musica ebraica infatti non è solo klezmer o colonne sonore di film come “Schindler’s list” ma comprende, a  mio avviso, anche le canzoni di grandi cantautori ebrei da Bob Dylan a Lou Reed, così come la musica israeliana non è solo Arik Einstein, Shlomo Artzi o la contestata Noa, ma è piena di tante altri generi e influenze. Fra questi sicuramente, in questo mio blog dedicato alla cultura ebraica di oggi, non potevo non segnalare il geniale compositore Yuval Avital che martedì 31 maggio concluderà in bellezza la tre giorni di eventi “Jewish in the city”.

Si tratta di un artista davvero speciale, più simile alle raffinate composizioni di Michael Nyman, autore della colonna sonora del film “Lezioni di piano” e di Philip Glass o di John Zorn, maestri della composizione sperimentale ebraica americana, piuttosto che alle “solite” canzonette del pop israeliano. Ebbene nello spettacolo “Il canto, il gesto, lo sguardo” che si svolgerà dalle 21 di marted’ 31 maggio allo Spazio Cinema Anteo, Avital si esibirà coi suoi musicisti membri del “Silent Quartet” creando atmosfere magiche e suggestive che si ispirano a un tema complesso e di grande attualità come  l’immigrazione. Assieme alle violinista Cecilia Lyskamm Ziano e Clara Franziska Schotensack, alla violista Francesca Piccioni, questo versatile chitarrista, compositore e artista multimediale si cimenterà in una grande “sinfonia sociale£ raccontando le storie di nove migranti che varcano i confini delle loro terre d’origine alla volta dell’ignoto fra suoni, silenzi e immagini.

Nato a Gerusalemme nel 1977, Avital è già da tempo un musicista solido e affermato a livello internazionale capace di strabiliare il pubblico con opere sinfoniche  e musiche da camera, con installazioni e brani che trattano di terre lontane, dalle Filippine con “Kartagan” monumentale composizione, fino a riferimenti colti a culture antiche fino a rappresentazioni come “Samaritani” ispirata all’omonimo popolo mediorientale e “Fuga perpetua” dedicato al tema dei rifugiati. Il musicista che vive a Milano si è esibito in tutto il mondo, dalla Polonia, alla Germania, al Kazakistan, riuscendo sempre a far parlare di sé per le sue composizioni e la sua incredibile fantasia nel passare fra i vari generi trasversalmente senza farsi imbrigliare da nessuna etichetta o senza scadere nella ripetitività come succede a tanti artisti.

Polistrumentista cosmopolita e al tempo stesso molto israeliano, di origine sefardita, prese la passione per la musica da suo nonno marocchino che era un Cabalista e, fin da giovane cominciò a appassionarsi a qualsiasi genere musicale, soprattutto jazz e rock, imparando a suonare vari strumenti, dalla chitarra elettrica al pianoforte. Per amore della musica classica, si diplomò all’Accademia Musicale di Gerusalemme studiando chitarra con vari maestri fra cui Angelo Gilardino, presidente della Fondazione Segovia, dal nome del grande chitarrista classico spagnolo, e arrivato a Milano ha frequentato il Conservatorio Giuseppe Verdi. Molto apprezzato anche nel nostro Paese, il musicista e direttore artistico, fondatore del Triangolo Festival e del laboratorio di arti performative Maga Sounds,  si è esibito anche al prestigioso Festival “Mi-To” ottenendo una serie di premi e riconoscimenti grazie alle sue elaborate composizioni in grado di ipnotizzare la platea e trasportarla in mondi sconosciuti.

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