Per la serata finale di Kesher, musica israeliana ed ebraismo

di Redazione

Non tutti sanno che la musica israeliana è uno scintillante contenitore di tematiche e argomenti che riassumono l’identità ebraica diasporica e dello Stato ebraico. Dalla storia di Israele alla società, al rapporto complesso e intenso fra musica e ebraismo. Ma qual è la relazione fra cantautori israeliani e religiosità?

Su questo tema è incentrata la serata conclusiva della stagione di Kesher, prima della pausa estiva, Musica israeliana e ebraismo che si terrà  su Zoom il prossimo 15 giugno dalle 20.30. Condotta dal giornalista e ricercatore musicale Roberto Zadik che, da quattro anni, si sta occupando di musica israeliana in ogni suo aspetto (suo il volume Isramix, uscito nel 2018 pubblicato dalla Proedi Editore), stavolta egli approfondirà il legame fra popstar e identità ebraica. Introducendo alcune considerazioni sul rapporto fra musica e ebraismo dai canti, ai riti, alle preghiere fino a compositori dall’identità ebraica complessa, da Offenbach a Mendelssohn, il giornalista analizzerà assieme al pubblico una serie di cantautori del passato e di oggi.

Autori apparentemente laici come Matti Caspi che, invece, in uno dei suoi più grandi successi,  Noach, raccontò il Diluvio Universale a ritmo di Bossa Nova brasiliana; o la rockstar ribelle Shalom Hanoch (foto in alto) con la sua Mechakim et ha Mashiach (Aspettando il Messia) piuttosto che cantautori dichiaratamente ortodossi come Adi Ran, verranno presentati e commentati da Zadik con brevi assaggi delle loro canzoni. Una serata per capire come l’ebraismo e la musica siano strettamente collegati, per conoscere la musica israeliana approfondendo  il sentimento ebraico di alcuni fra i più grandi autori del pop dello Stato ebraico.

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