Una scena del film Un'ombra sulla verità

“Un’ombra sulla verità”: il negazionista della porta accanto

Spettacolo

di Nathan Greppi
Nell’epoca di internet, a veicolare l’odio e la violenza possono essere le figure più impensabili: quello che nel mondo reale può sembrare un innocuo e simpatico vecchietto, in quello virtuale può diventare una belva scatenata, che ha bisogno di qualcuno da odiare per esistere. Combattere queste manifestazioni d’odio non è sempre facile, poiché a seconda di come si agisce si rischia di ottenere l’effetto opposto rispetto a quello desiderato. Di questo e molto altro parla il film francese Un’ombra sulla verità, diretto da Philippe Le Guay e uscito nei cinema italiani il 31 agosto.

La vicenda si svolge a Parigi: Simon Sandberg (Jérémie Renier) è un architetto ebreo che conduce un’esistenza tranquilla con la moglie Hélène (Bérénice Bejo) e la loro figlia adolescente Justine (Victoria Eber). La loro armonia inizia ad incrinarsi dopo che Simon decide di vendere la sua vecchia cantina a Jacques Fonzic (François Cluzet), un anziano insegnante rimasto disoccupato. La questione si complica quando Simon scopre che Fonzic è un negazionista della Shoah molto attivo in ambienti e forum neonazisti, che era stato licenziato perché cercava di veicolare le sue idee tra gli studenti. Per cacciarlo dalla cantina dove si è messo a vivere, Simon intraprenderà una battaglia legale che destabilizzerà la sua vita e la sua famiglia.

La pellicola di Le Guay affronta molti temi: innanzitutto, il rapporto con le proprie origini, talvolta conflittuale. Simon tende a non dare molto peso alle sue origini ebraiche, e il ricordo dei familiari deportati nei campi di concentramento è per lui più che altro un peso di cui vorrebbe fare a meno. Al punto che la moglie Hélène, pur non essendo ebrea, appare molto più interessata di lui a riscoprire vecchie storie di famiglia e le forme che può assumere l’antisemitismo odierno. Un interesse tale da diventare per lei un’ossessione, tanto che si arrabbia molto per certe espressioni ritenute razziste di suo padre Gerard (Patrick Descamps).

Un’altra questione riguarda il modo in cui si cerca di portare avanti certe battaglie contro l’antisemitismo: Simon e suo fratello David (Jonathan Zaccaï) si rivolgono a vari avvocati per risolvere la questione, ma ogni volta che qualcosa non va si lasciano trasportare dalla rabbia senza ragionare, rovinando i loro stessi tentativi. Inoltre, a causa delle attenzioni mancate dei genitori, Justine non ha nessuno che la aiuti in una fase difficile della sua crescita, tra la prima cotta adolescenziale e il desiderio di emancipazione attraverso le lezioni di Krav Maga, e diventa così un bersaglio facile per l’indottrinamento di Fonzic; come per i suoi ex-studenti, egli diventa per lei un cattivo maestro.

Gli attori principali sono tutti molto bravi: Cluzet, conosciuto al grande pubblico per la parte di un invalido incapace di muoversi nel film del 2011 Quasi amici – Intouchables, interpreta bene l’uomo rancoroso e pieno d’odio che in alcune situazioni cerca di nascondere la propria natura dietro sofismi e discorsi complessi, per trarre in inganno l’interlocutore. Oltre a lui, è da segnalarsi la presenza di attrici di fama internazionale: a parte la Bejo, divenuta celebre anche lei nel 2011 per il film muto The Artist premiato agli Oscar, va segnalata la presenza di Laëtitia Eïdo, già apparsa nelle prime due stagioni della serie televisiva israeliana Fauda.

Un’ombra sulla verità non è un film da vedere per rilassarsi: ci sono scene che sono un vero e proprio pugno nello stomaco, specialmente per chi ha un trascorso famigliare simile a quello del protagonista. Ma è senza dubbio un film utile per comprendere come bisogna comportarsi di fronte a certe situazioni, e cosa succede quando le affrontiamo nel modo sbagliato.