Una scena di Licorice Pizza

Il 17 marzo uscirà nelle sale “Licorice Pizza”, commedia adolescenziale in salsa ebraica

Spettacolo

di Nathan Greppi
Quando si è giovani spesso è difficile affrontare i primi amori, soprattutto se dall’altra parte vi è una ragazza molto più grande che, per la differenza d’età, ha sviluppato una visione del mondo almeno apparentemente più matura. Lo sanno bene i due protagonisti del film americano Licorice Pizza, diretto da Paul Thomas Anderson e in uscita nelle sale italiane a partire dal 17 marzo.

Siamo nella California dei primi anni ’70: Gary Valentine (Cooper Hoffman) è un liceale di 15 anni che si innamora di Alana Kane (Alana Haim), ragazza ebrea di 25 anni. Sebbene lei metta in chiaro fin dall’inizio che il loro divario d’età è troppo ampio, i due iniziano a frequentarsi e a sviluppare un rapporto particolare: diventando dapprima amici e poi colleghi nel lavoro, i due finiranno per allontanarsi e riavvicinarsi a seconda dei periodi, imparando ciascuno qualcosa che li aiuterà a maturare.

A metà tra la commedia romantica e la storia di formazione, dove non mancano riferimenti e citazioni di classici come Harry ti presento Sally, Licorice Pizza è un film che racconta le difficoltà dei giovani alla ricerca del proprio posto nel mondo, che si può sviluppare in vari modi: Gary, troppo giovane per interessarsi alla politica e alla società, pensa solo a fare soldi con un’impresa che vende letti ad acqua; sul versante opposto, Alana legge spesso i giornali e, vedendo i problemi che affliggono l’America di quegli anni, vuole darsi alla politica per cambiare le cose, rimproverando a Gary la sua immaturità. Ma il loro legame sembra quello di due persone che, proprio perché sono molto diverse tra loro, completano uno le mancanze dell’altro.

Per Alana Haim questo non è un semplice esordio nel cinema, poiché il suo personaggio ha molto di autobiografico, tanto che appare essere stato creato apposta per lei: oltre ad avere lo stesso nome, sia nella realtà che nel film è un’ebrea nata da padre israeliano, che prima di esordire sul grande schermo era già nota come cantante del gruppo Haim che ha fondato assieme alle sue due sorelle. E proprio gli attori che interpretano i genitori e le sorelle di Alana nel film lo sono anche nella vita reale.

Nel corso del film, avvengono spesso delle gaffe legate alle sue radici ebraiche, come quando invita a casa il suo ragazzo ebreo per cena ma questi si dichiara ateo, mettendola in imbarazzo; o come quando, ad un provino per fare l’attrice, le dicono che ha un “naso molto ebreo”. Già in passato Thomas Anderson, sposato con l’attrice di origini ebraiche Maya Rudolph che compare brevemente nel film, aveva portato sullo schermo personaggi ebrei caratterizzati in maniera particolare: come nel film del 2014 Vizio di Forma, dove l’eccentrico miliardario Mickey Wolfmann si serviva di feroci neonazisti come guardie del corpo.

La Haim e Hoffman, quest’ultimo figlio dell’attore Philip Seymour Hoffman tragicamente morto di overdose nel 2014, interpretano magistralmente i loro ruoli, in un film dove non ci sono grandi celebrità ad eccezione di Sean Penn e Bradley Cooper in ruoli secondari. La regia e la sceneggiatura riescono a restituire un affresco accattivante della California di mezzo secolo fa, tra i sogni di chi sperava di andare a Hollywood e le preoccupazioni dovute alla crisi petrolifera. Su quest’ultimo punto, è interessante notare come all’epoca il problema fosse particolarmente destabilizzante per gli USA, ma alla lunga ne uscirono. Un monito di speranza per vedere prima o poi la fine anche della crisi che stiamo vivendo oggi.

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