Festival di Cannes: la Quinzaine si apre all’insegna dello sci-fi israeliano

Spettacolo

L’attesissimo “The Congress” dell’israeliano Ari Folman, ha aperto, giovedì 16 maggio la Quinzaine des Réalisateurs, la sezione del cinema indipendente del Festival di Cannes (15- 26 maggio).

A cinque anni dal celebrato “Walzer con Bashir” Folman dunque è tornato alla Croisette per presentare il suo ultimo lavoro, tutto nuovo, nel genere, nei temi, e anche nel tipo di animazione.
“The Congress” si stacca completamente dalla precedente esperienza: niente Israele, niente guerre, niente coinvolgimenti personali del regista con la storia. E’ infatti un film di fantascienza, ispirato dal romanzo dello scrittore polacco Stanislaw Lem, “Il congresso di futurologia”. Con una scelta registica originale che vede muoversi sullo schermo attori in carne ed ossa e immagini animate, Folman affronta in questo film il delicato tema del tempo e del futuro del cinema. Proprio quest’ultimo è il tema centrale del film per il quale Folman ha chiamato a raccolta alcuni dei grandi nomi di Hollywood, da Robin Wright a Harvey Keitel, a Paul Giamatti, Danny Huston.

La storia ruota attorno alla figura di un’attrice non più giovane e senza lavoro (Robin Wright), in cerca di ruoli per pagare le cure del figlio disabile. Quando finalmente lo trova scopre però che potrebbe essere anche l’ultimo ruolo della sua vita: le viene proposto infatti di prestare la propria immagine per una riproduzione digitale grazie alla quale rimarrà giovane per sempre, e che potrà essere usata e riusata all’infinito, eliminando definitivamente il problema dell’invecchiamento. L’offerta economica è generosa, ma per la protagonista significa anche rinunciare per sempre non solo alla sua carriera di attrice, ma al suo essere attrice.
Il film, che ha richiesto quattro anni di lavorazione ed è frutto di una produzione multinazionale (sono coinvolti cinque paesi, Israele, Germania, Francia, Belgio, Polonia e Lussemburgo), sta facendo discutere molto in Israele. Ci si chiede infatti – come si legge su Haaretz, quanto “israeliano” sia questo film, girato in inglese, con attori americani, e che affronta un tema del tutto avulso non solo dalla produzione precedente di Folman ma dalla cinematografia israeliana in generale. Certo è che in Israele c’è molta cuoriosità ed attesa per questo film, come ha dimostrato l’attenzione del pubblico per la presentazione che Folman stesso, un mese fa, ha tenuto all’Istituto di Tecnologia di Holon.

Folman in quell’occasione ha mostrato alcuni spezzoni del film e ha spiegato come è arrivato a costruire la storia. Ha raccontato che il punto di partenza è stato il libro di Lem che conosceva dai tempi del liceo. Era alla ricerca di qualcosa di completamente diverso da Bashir, ha detto, e all’improvviso gli è tornato alla mente quel libro. La storia è quella di uno stato dittatoriale dove ai cittadini vengono somministrate delle droghe per essere più facilmente tenuti sotto controllo; una sorta di allegoria del vecchio regime comunista.
A questo si è aggiunta la riflessione su uno strano incontro avvenuto proprio a Cannes nel 2008 con una vecchia attrice americana, che aveva anche finanziato il suo film e che non aveva per nulla riconosciuto. E infine, una battuta del regista di Avatar, Jon Landau, che si chiedeva perchè mai gli attori in 3d non potessero partecipare alle nominations per gli Oscar.

L’idea che dei personaggi creati con la computer animation possano essere interpreti bravi come gli attori in carne ed ossa, si è sovrapposta al ricordo della grande attrice americana, invecchiata, e irriconoscibile. Così, dice Folman, ha cominciato a prendere forma la trama di “The Congress”.

Poi è venuta la ricerca dei finanziamenti, l’acquisto dei diritti cinematografici del libro di Lem, la scelta degli attori, le prime prove di animazione con il disegnatore di “Bashir”, Polonsky.
Uno degli aspetti più originali di questo film infatti è che è stato girato per 55 minuti con attori reali, e per il resto, 70 min., con l’animazione 3D dove i protagonisti sono invecchiati di 20 anni.

Nell’unica scena di animazione che Folman ha mostrato durante la presentazione di Holon si vede una conversazione tra i due personaggi, già protagonisti della scena in live-action, ovvero la Wright e Huston. La coppia si ritrova infatti dopo 20 anni dal loro primo incontro, ad un futuristico congresso (da qui il titolo del film) sul futuro del cinema. Le illustrazioni di Polonsky in questa scena creano un’atmosfera cupa, inquietante e claustrofobica.
A questo proposito Folman ha spiegato che in “The Congress”, l’animazione risulta più fluida rispetto a “Bashir”, questo perchè l’animazione flash è stata sostituita da quella classica, che richiede molte più illustrazioni per ogni secondo filmato, ma da risultati decisamente migliori.

Le parti più importanti dell’animazione sono state realizzate in Israele –  “Sarebbe stato molto più facile farle all’estero”, ha osservato Folman, “ma era importante per me lavorare con la mia gente”; mentre le parti più prettamente tecniche, come la colorazione, è stata fatta in Polonia e nelle Filippine.