di Pietro Baragiola
Sono molti i film, documentari e serie televisive che raccontano l’attacco di Hamas e che in tre anni hanno raggiunto il pubblico di tutto il mondo attraverso festival cinematografici e piattaforme streaming: da “We will dance again” a “Scream before silence” a “Fauda”.
La BBC ha di recente raggiunto un accordo economico di oltre 400mila sterline (480mila euro) con Lucie Kon, la produttrice ebrea pluripremiata che negli ultimi tempi ha denunciato l’emittente britannica di antisemitismo. Kon è stata una delle ideatrici di We Will Dance Again, il documentario vincitore degli Emmy 2025 e dedicato alla strage del Nova Festival, ma sostiene che alcuni colleghi della BBC abbiano messo in discussione la sua imparzialità nel raccontare le vicende del 7 ottobre a causa della sua identità ebraica.
Questo dibattito riporta l’attenzione su un fenomeno culturale sempre più significativo: la produzione di film, documentari e serie televisive che raccontano l’attacco di Hamas e che in tre anni hanno raggiunto il pubblico di tutto il mondo attraverso festival cinematografici e piattaforme streaming.
I documentari sulle storie degli ostaggi

Il cinema israeliano ha iniziato a confrontarsi con il 7 ottobre già nel dicembre 2023, quando Dan Pe’er ha realizzato il documentario #NOVA (disponibile su Prime Video) ricostruendo la vicenda del massacro attraverso filmati registrati dai partecipanti e dagli stessi terroristi.
Questo stesso approccio narrativo è stato condiviso da Duki Dror, Noam Pinchas e Yossi Bloch in Supernova: The Music Festival Massacre (disponibile su Prime Video), che affianca alle immagini le testimonianze dei sopravvissuti.
Nel 2024 sono stati proprio Lucie Kon e Yariv Mozer a portare quella tragedia davanti al pubblico internazionale con We Will Dance Again (trasmesso su Rete4 il 5 ottobre ma al momento non disponibile su nessuna piattaforma) che ricostruisce le ore di terrore vissute dai giovani del Nova Festival, trasformando registrazioni e storie personali in un racconto destinato a durare nel tempo: “volevamo creare una testimonianza innegabile di ciò che è accaduto” ha spiegato Mozer, sottolineando il valore storico del film.
La stessa esigenza di preservare la memoria emerge in Screams Before Silence (disponibile su Youtube) diretto da Anat Stalinsky e presentato da Sheryl Sandberg, che affronta le violenze sessuali commesse sugli ostaggi durante l’attacco e nei successivi mesi di prigionia.
Con il passare del tempo, tuttavia, l’attenzione dei registi si è spostata dalle immagini del massacro alle vite delle persone coinvolte. Alla Berlinale 2025, Tom Shoval ha presentato A Letter to David (disponibile a breve su Google Play) dedicato a David Cunio, attore del suo precedente film Youth e uno degli ostaggi catturati dal kibbutz Nir Oz.
Nello stesso anno, The Road Between Us: The Ultimate Rescue (disponibile su Prime Video) ha ricostruito la missione dell’ex generale Noam Tibon per salvare la propria famiglia durante l’attacco. Una storia che tiene con il fiato sospeso fino alla fine, conquistando il premio del pubblico al Festival di Toronto.
Dalle serie tv al cinema
Progressivamente, anche la serialità televisiva ha iniziato ad affrontare il 7 ottobre attraverso la fiction: Oded Davidoff e Daniel Finkelman in One Day in October (disponibile su Prime Video) hanno voluto ricostruire le storie dei civili israeliani sopravvissuti agli attacchi, mentre Lior Chefetz, con Red Alert (disponibile su Paramount+) ha intrecciato vicende ispirate a persone realmente coinvolte nel massacro.
L’esempio più significativo è arrivato però con Fauda, la serie creata da Lior Raz e Avi Issacharoff e diventata un successo internazionale su Netflix. La quinta stagione, diretta da Omri Givon e distribuita nel 2026, ha affrontato direttamente il 7 ottobre e le sue conseguenze, dedicando due episodi alla ricostruzione del massacro. Una scelta che ha portato il trauma collettivo israeliano all’interno di una delle produzioni televisive più conosciute del Paese.
Anche il grande schermo ha deciso di allontanarsi dalla pura documentazione della tragedia: Doron Eran, con Stay Forte, ha voluto raccontare la tragica vicenda dei tre ostaggi israeliani fuggiti dalla prigionia e uccisi per errore dall’IDF, mentre Dani Rosenberg, in Of Dogs and Men (disponibile su RaiPlay) ha scelto una prospettiva più intima, seguendo un’adolescente che ritorna nel proprio kibbutz devastato alla ricerca del cane scomparso.
A rappresentare questa nuova fase è stato soprattutto Our Loves (non ancora disponibile in streaming), il film di Avi Nesher presentato nel 2026 ai festival di Toronto e Haifa. Attraverso le storie intrecciate di sette personaggi alla vigilia del massacro, il regista ha raccontato la quotidianità di persone inconsapevoli della tragedia imminente.
Tre anni dopo il 7 ottobre, il cinema israeliano è dunque passato dall’urgenza di documentare alla necessità di elaborare il trauma ed oggi registi e sceneggiatori continuano a cercare nuove forme narrative per custodire la memoria delle vittime e raccontare una ferita ancora aperta nella società israeliana.



