di Pietro Baragiola
Queste nuove puntate raccontano una storia nuova rispetto a quella immaginata inizialmente dagli autori che, dopo il 7 ottobre, hanno deciso di cambiare l’intero futuro della serie. La sceneggiatura di Fauda era infatti già in lavorazione quando Hamas ha colpito il sud di Israele.
Il 7 ottobre ha cambiato per sempre Israele e ha finito per riscrivere anche Fauda, la serie creata da Lior Raz e Avi Issacharoff, che martedì 8 settembre approderà su Netflix con tutti gli 11 episodi della sua quinta stagione.
Queste nuove puntate raccontano una storia nuova rispetto a quella immaginata inizialmente dagli autori che, dopo il 7 ottobre, hanno deciso di cambiare l’intero futuro della serie. La sceneggiatura di Fauda era infatti già in lavorazione quando Hamas ha colpito il sud di Israele.
“Ignorare quanto accaduto sarebbe impossibile per una serie che fin dall’esordio ha costruito il proprio racconto attorno al conflitto israelo-palestinese e alle operazioni delle unità sotto copertura” hanno spiegato Raz e Issacharoff nelle dichiarazioni rilasciate al sito Algemeiner. “Il risultato non è una ricostruzione televisiva dettagliata del massacro in quanto l’intera stagione si sviluppa prevalentemente due anni più tardi, nel 2025. Due puntate però, la settima e l’ottava, riportano la narrazione al 7 ottobre e mostrano ciò che i nostri protagonisti hanno vissuto durante l’attacco”.
L’intera stagione è già stata trasmessa sulla rete israeliana Yes TV con cadenza settimanale a partire dal 18 maggio e, per via della gravità dei temi trattati, l’emittente si è sentita in dovere di avvertire il pubblico che i due episodi sul 7 ottobre potrebbero risultare particolarmente dolorosi, offrendo la possibilità di saltarli e proseguire con la trama.
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Persino per Issacharoff scrivere queste puntate è stato uno dei momenti più complessi dell’intera lavorazione: “ciascuno di noi tremava mentre riviveva quelle scene nella propria mente.”
I traumi dei protagonisti
La quinta stagione ritrova Doron Kabilio, l’agente interpretato da Lior Raz, alle prese non soltanto con un nuovo nemico ma con le conseguenze della tragedia vissuta dallo Stato Ebraico.
Nel corso degli episodi la squadra di Doron viene coinvolta in una missione che la porterà fino a Marsiglia, dove avrà inizio una corsa contro il tempo per sventare un attacco contro Israele. Con l’aumentare del pericolo, però, l’azione lascia spazio alle ferite psicologiche.
“Vediamo guerrieri segnati” ha spiegato Raz, descrivendo uomini meno inclini a tornare automaticamente sul campo e costretti, invece, a confrontarsi con il trauma.
Il conflitto a Gaza ha coinvolto direttamente non solo i personaggi ma anche le star che li interpretano e altri membri della serie: l’assistente di produzione Matan Meir è stato ucciso a Gaza nel novembre 2023 mentre prestava servizio come riservista dell’esercito israeliano; l’attore e cantante Idan Amedi, invece, è rimasto gravemente ferito durante un’operazione militare nella Striscia, ma ora è tornato in salute.
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La stessa famiglia di Issacharoff è stata colpita in maniera diretta dal conflitto: “il compagno di mia figlia è morto nel corso dei combattimenti contro Hamas”.
Il dilemma della vendetta
È da questi traumi che emerge uno dei fili conduttori della quinta stagione: il tha’r, termine arabo che indica la vendetta di sangue. Questo concetto ha assunto un peso tale durante la scrittura dei nuovi episodi che gli autori hanno persino preso in considerazione il titolo Fauda Tha’r.
La questione posta dalla serie, però, non riguarda soltanto il desiderio di reagire, ma ciò che rimane dopo.
“Ora che ti sei vendicato, la tua realtà è cambiata?” si domanda Issacharoff. “Vale la pena continuare questo ciclo infinito di sangue? Dove ci sta portando?”
Anche Raz vuole invitare il pubblico ad un cambio di prospettiva, come ha spiegato al Times of Israel: “la storia comincia con la vendetta ma approda verso qualcosa di diverso. L’obiettivo è spingere un pubblico che negli anni ha superato i confini di Israele, raggiungendo anche il mondo arabo e numerosi Paesi occidentali, a confrontarsi con le conseguenze della guerra. Spero che gli spettatori guardino i nuovi episodi e capiscano quanto sia davvero importante la pace”.



