di Anna Balestrieri
Il cinema israeliano torna a confrontarsi con il 7 ottobre attraverso uno dei suoi registi più noti. Il 42° Festival internazionale del cinema di Haifa si è aperto con un omaggio ad Avi Nesher, premiato alla carriera, e con la première israeliana di Our Loves, il suo nuovo film dedicato all’attacco di Hamas e alle sue conseguenze. Il festival proseguirà fino al 3 ottobre, mentre il film arriverà nelle sale israeliane il 15 ottobre.
Our Loves racconta un gruppo di persone nel sud di Israele che il 6 ottobre 2023 pensa di stare vivendo una giornata particolarmente difficile. Il giorno successivo, l’attacco di Hamas trasforma radicalmente le loro vite. Nesher sceglie così di raccontare il 7 ottobre attraverso storie individuali, trasformando una tragedia nazionale in un insieme di esperienze personali.
La scelta di aprire proprio con questo film ha avuto un significato particolare. L’ultima giornata dell’edizione 2023 del Festival di Haifa era infatti il 7 ottobre e il festival venne cancellato a causa dell’attacco. Tre anni dopo, la manifestazione riparte mettendo al centro proprio quella giornata che ne aveva interrotto bruscamente l’edizione precedente.
Il cinema come elaborazione della memoria
Nesher è una figura particolarmente adatta a questo ruolo. Nel corso della sua carriera ha raccontato diversi momenti della storia israeliana, dall’esercito alla guerra d’Indipendenza, fino alla storia del movimento clandestino Lehi. Con Our Loves, il regista si confronta con un evento ancora estremamente vicino nel tempo e con una memoria che in Israele è ancora personale, familiare e quotidiana.
Il film aveva già ricevuto un’accoglienza calorosa al Toronto International Film Festival, dove le tre proiezioni erano andate esaurite e il pubblico aveva tributato al film una standing ovation. Nesher ha raccontato però che la presenza della delegazione israeliana a Toronto era stata accompagnata da misure di sicurezza particolarmente pesanti. Il successo internazionale del film si è quindi svolto sullo sfondo delle tensioni che continuano ad accompagnare la rappresentazione di Israele all’estero.
A Haifa l’atmosfera è stata diversa. Dopo la proiezione, il pubblico ha accolto Nesher e il cast con una lunga standing ovation. Per il regista, ha raccontato il Jerusalem Post, si è trattato di un momento più intimo: dopo aver presentato il film al pubblico internazionale, era arrivato il momento di mostrarlo alla società di cui racconta la ferita.
Una storia nazionale e una tragedia personale
La serata di Haifa ha assunto però anche un significato personale per Nesher. Nel corso dell’omaggio, il regista ha ricordato il figlio Ari, morto nel 2018 a soli 17 anni dopo essere stato investito in un incidente stradale a Tel Aviv. Ari era presente nella sua memoria anche durante l’apertura del festival del 2018, quando Nesher aveva presentato The Other Story.
La sovrapposizione tra il lutto personale di Nesher e quello collettivo seguito al 7 ottobre ha trasformato la cerimonia in qualcosa di più di un semplice premio alla carriera. Il regista ha ricordato che, proprio come accade in una famiglia, una comunità condivide tanto i momenti di festa quanto quelli di dolore.
Sul palco, Nesher era circondato dagli attori di Our Loves, tra cui Shalom Michaelshwilli, Magi Azarzar, Noa Cohen, Daniel Gimpel, Yaniv Biton e Hadas Yaron. La serata ha incluso anche un omaggio musicale alla sua carriera e l’esibizione di Yuval Raphael, sopravvissuta al massacro del festival Nova, che ha cantato New Day Will Rise, la canzone presentata all’Eurovision 2025.
Raccontare ciò che è ancora troppo vicino
Il caso di Our Loves mostra una fase nuova del rapporto tra il cinema israeliano e il 7 ottobre. Non si tratta più soltanto di documentare ciò che è accaduto, ma di cercare forme narrative attraverso cui una società possa iniziare a elaborarlo.
Il fatto che il film sia stato accolto con entusiasmo sia a Toronto sia a Haifa suggerisce inoltre che queste storie possono essere comprese anche al di fuori del pubblico israeliano, pur in contesti profondamente diversi. A Toronto la proiezione aveva rappresentato un momento di particolare tensione per la delegazione israeliana; a Haifa, invece, il pubblico aveva con il film un rapporto diretto e immediato.
Il Festival di Haifa riparte dunque da una storia che appartiene ancora al presente, affidandola al cinema nel tentativo di trasformare una memoria traumatica in racconto. E la scelta di Avi Nesher, regista che da decenni porta sullo schermo la memoria e l’identità israeliana, conferisce a questo passaggio un significato particolare.



