Arriva nelle sale italiane “Freud’s Last Session”, con protagonista Sir Anthony Hopkins

di Pietro Baragiola
Scritto e diretto dal regista americano Matthew Brown, Freud’s Last Session è un film del 2023 che racconta un immaginario dibattito tra Sigmund Freud e lo scrittore britannico C.S. Lewis alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale.

Il ruolo del padre ateo della psicanalisi è interpretato dal premio Oscar Sir Anthony Hopkins che, dopo il grande successo ottenuto nel biopic “One Life” tratto dalla vita di Nicholas Winton, è pronto a raccontare ancora una volta la storia degli ebrei colpiti dalle persecuzioni naziste.

Ad interpretare Lewis è l’attore britannico Matthew Goode che, durante l’anteprima mondiale del film tenutasi il 27 ottobre 2023 a Los Angeles in occasione dell’AFI Film Festival, ha raccontato di essersi preparato per il suo personaggio studiando la saga letteraria de Le Cronache di Narnia, scritta da Lewis, e analizzando le tematiche cristiane presenti al suo interno.

“Ho percepito un vero rispetto tra i due attori verso i loro rispettivi ruoli” ha spiegato il regista Matthew Brown durante l’evento. “Nonostante Hopkins avesse già interpretato Lewis in passato nel film Shadowlands (1993), ha consigliato a Goode di non farsi influenzare dalla sua interpretazione e di dare nuova vita al personaggio. Personalmente, come regista ho deciso di dare libero spazio ai miei attori per esibirsi in questo film ed è stato un’esperienza davvero incredibile vederli preparare così tanto per rendere al meglio nelle riprese finali.”

Girato prevalentemente tra le città di Londra e Dublino e prodotto da Alan Greisman, Rick Nicita, Meg Thomson e Hannah Leader, Freud’s Last Session è stato distribuito negli Stati Uniti a partire dal 22 dicembre 2023 e arriverà nelle sale italiane il 29 agosto 2024.

 

La trama

Freud (Hopkins) e Lewis (Goode) in una scena del film

Due giorni dopo l’invasione tedesca della Polonia, l’accademico di Oxford C.S. Lewis (Goode) si reca a Londra per incontrare l’amico Sigmund Freud (Hopkins) che l’anno prima era stato costretto a fuggire dall’Austria in seguito all’Anschluss.

Freud è malato terminale di cancro e la visita di Lewis è un’ultima occasione per affrontare il rapporto tra scienza e religione, fede e logica e come l’intelletto possa aiutare od ostacolare il cammino dell’anima verso la fede in Dio.

L’intero pomeriggio è intervallato dai flashback che hanno tracciato le vite di questi due titani del sapere fino a questo incontro.

Attraverso gli occhi di Freud riviviamo il momento in cui sua figlia Anna (Liv Lisa Fries) venne arrestata dalle SS a Vienna e di come questa vicenda gli fece comprendere la gravità dell’espansione nazista, spingendolo a fuggire nel Regno Unito. Alla preoccupazione per la malattia e per la guerra imminente si aggiunge il fatto che Anna, una volta liberata, inizia una relazione sentimentale con Dorothy Burlingham, un fatto che Freud disapprova completamente.

Lewis invece è combattuto tra la serenità acquisita grazie alla sua recente conversione al cristianesimo (di cui fu promotore l’amico J.R.R. Tolkien) e i continui disturbi da stress post-traumatico (PTSD), provocati dal suo servizio come soldato durante la Prima Guerra Mondiale. Nel film viene anche esplorata la relazione sentimentale tra Lewis e Janie Moore, la madre di un commilitone con cui lo scrittore aveva combattuto in trincea.

“Lo scopo della trama non è quello di mostrare un dibattito tra due dei più famosi intellettuali del XX secolo, quanto una vera seduta di terapia per entrambi i protagonisti in cui mettere in luce le loro incertezze e sicurezze” ha spiegato Brown.

Tre settimane dopo questa “seduta” Freud si toglierà la vita per eutanasia mentre Lewis, negli anni a seguire, diventerà un celebre autore di romanzi per bambini e i giovani sfollati a cui darà rifugio durante la guerra gli serviranno da ispirazione per le sue Cronache di Narnia.

Il tema del dialogo

L’origine del film risale al 1967 quando il dottor Armand M. Nicholi Jr, professore di psichiatria alla Harvard Medical School, ha deciso di tenere una serie di conferenze intitolate La questione di Dio in cui esplorare le teorie atee di Freud insieme agli scritti cristiani di Lewis. Queste lezioni sono state poi pubblicate in un saggio del 2003 da cui lo scrittore Mark St. Germain ha tratto ispirazione per creare l’opera teatrale Freud’s Last Session, andata in scena nel 2009.

Lo spettacolo ottenne un notevole successo tanto che il regista Matthew Brown decise di trascriverlo in un adattamento cinematografico, assumendo St. Germain per lavorare con lui alla sceneggiatura.

Tutt’ora Brown è convinto che il messaggio della trama sia perfetto per i giorni nostri. “Viviamo in un’epoca strana, surreale, ideologicamente polarizzata” ha osservato il regista. “Non c’è rispetto per i punti di vista altrui, eppure un vero dialogo con gli altri è esattamente ciò di cui la gente sembra aver bisogno. Nel film vediamo questi due titani con punti di vista diametralmente opposti che, tuttavia, scelgono di affrontare rispettosamente le loro diversità”.

Il fatto che sia ambientato sull’orlo di una guerra mondiale, secondo Brown, conferisce alla necessità del dialogo un senso di urgenza molto più reale.

“Non ci sono risposte, ma è solo attraverso il dialogo che la crescita personale diventa possibile per ciascuno di noi. Volevo fare un film che fosse emotivo, stimolante e creativo, che ponesse grandi domande e guardasse al cuore della condizione umana: l’amore, la fede e la mortalità” ha spiegato il regista.

Figlio di uno psichiatra, Brown sapeva che Freud era il personaggio perfetto per affrontare questi temi davanti ad un vasto pubblico, grazie alla capacità del padre della psicanalisi di sfidare costantemente le proprie convinzioni. Inoltre, la presenza di Lewis è uno stimolo in più che spinge Freud a cercare sempre nuove risposte ai grandi quesiti della vita.

“È sempre un processo di scoperta fare un film e, mentre guardavo il nostro risultato finale sullo schermo, mi è parso davvero chiaro che Freud non vuole che Lewis lasci la stanza e nemmeno Lewis vuole andarsene. I due hanno avuto un dibattito intellettualmente curioso, rispettoso, a volte acceso, ma si piacciono e vogliono continuare a parlare” ha concluso Brown.