Cosa sarebbe stato della musica inglese senza Philip Sallon?

di Roberto Zadik
Cosa sarebbe stato della musica inglese senza Philip Sallon? Stravagante e coraggioso manager ebreo londinese, “scopritore di talenti” dai dissacranti Sex Pistols a icone pop come Madonna e l’amico Boy George

Completamente sconosciuto in Italia, dimenticato dalle giovani generazioni, l’audace Philip Sallon è stato un vero “pigmalione” della scena musicale internazionale. Questo vale non solo nella “sua” Londra; impresario ma anche stilista e confidente di varie star con intuito e anticonformismo, ha previsto in anticipo mode e stili musicali, dal Punk alla New Wave.

 

Fra il 1976 e il 1983 lanciò un lungo elenco di artisti, dai Sex Pistols a Boy George a Madonna che sarebbero diventati delle vere icone e dando il suo meglio nel complesso passaggio fra i decadenti anni Settanta e i patinati anni Ottanta. Eccentrico, spiritoso, trasgressivo, Philip Sallon è nato a Londra nel 1951, nipote di sarti immigrati ebrei polacchi che si trasferirono nel Regno Unito nel 1904, figlio del vignettista Ralph Sallon e Anna Simon.  Philip, già dal suo look, non poteva passare certo inosservato con le sue palandrane, le parrucche fosforescenti e una serie di travestimenti e pose decisamente bizzarre.

 

 

Ma chi è stato in questi decenni? Manager d’assalto, produttore fra i più dotati, assieme al connazionale manager dei Beatles Brian Epstein e al newyorchese Phil Spector, intrattenitore e organizzatore di eventi, iniziò la sua folgorante carriera nella Londra anni Settanta prima dedicandosi al teatro e poi dandosi agli eventi con cui entrò in contatto con una serie di star del periodo.

 

La sua fama esplose a cavallo fra la fine degli anni Settanta e la metà degli anni Ottanta in cui si rivelò brillante costumista così come scatenato DJ sempre in cerca di stimoli. Si avventurava in quel periodo in varie discoteche anche se, come ha dichiarato in un’interessante intervista uscita l’estate scorsa sul Jewish Chronicle, “non ho mai preso nessuna droga, ne mai fumato né bevuto troppo perché ho molto rispetto per me stesso e per gli altri e questo è il mio modo di essere un ebreo religioso”.

 

Eccessivo più nei comportamenti che non nelle abitudini, seppe mantenere tenacia e lucidità nel suo lavoro, pur stando in stretto contatto con  tipi decisamente inquieti come il cantante dei Sex Pistols, Johnny Lydon detto “Rotten” (Il Marcio) e il loro produttore Malcolm McLaren che, assieme alla moglie Viviane Westwood e a Sallon ne definì look e immagine, e vivendo una giovinezza decisamente scatenata e vagabonda.

 

Tutto cambiò con l’inizio degli anni 80, l’affermarsi del patinato e intellettuale movimento dei New Romantics e la sua attività al Blitz Club. Membro di punta del locale, con la sua presenza carismatica e il suo modo di fare sopra le righe, portò nel night club una serie di tipi alternativi fra i quali George O’Dowd, noto come Boy George che diventerà non solo suo “amico del cuore” ma leader della fortunata band dei Culture Club passati alla storia per successi come Karma Chamaleon e Do you really want to hurt me?.

 

Affermatosi non solo nel panorama musicale, ma anche per l’estro dei suoi costumi teatrali, Sallon con questo locale mosse i primi passi anche nel mondo della moda e degli stilisti come John Galliano, destando scandalo per il suo abbigliamento e diventando oggetto di attacchi omofobi come quello nel 2011: mentre passeggiava per le vie del centro londinese, venne aggredito da sconosciuti.

Molto colpito dalla sua personalità anche il giornalista e opinionista Klaus Davi che ricorda di averlo incontrato nel 1982 il Camden Palace, uno dei tanti locali lanciati da lui “era lì che animava la serata, vestito da bucaniere truccatissimo con la parrucca biondo platino, molto appariscente e quella sera c’era un concerto di un gruppo elettronico”. “Frequentavo quel locale – ricorda Davi – abitavo in Belgio e nel week end andavo a Londra e Sallon era la figura di primo piano, il pigmalione degli artisti più quotati a livello internazionale”. “Tutta la mia generazione sa cosa ha rappresentato sulla scena mondiale – ha ricordato Davi – Sallon è stato un punto di riferimento assieme a McLaren e a sua moglie Vivian Westwood per una serie di star molto importanti ancora oggi”.

 

Qual è stato il suo rapporto con il proprio ebraismo e Israele?  Il  Jewish Chronicles svela una serie di curiosità ebraiche su Sallon. Nonostante le strampalate palandrane e varie eccentricità, egli ha rivelato di aver imparato dall’ebraismo il rispetto per il prossimo e per se stesso, non fuma e non beve eccessivamente né ha mai preso droghe. Uno dei suoi passatempi è la mitzvà di organizzare fidanzamenti, shidduchim. Molto legato alla sua sinagoga, ha inoltre dichiarato di invitare a Shabbat gli amici facendo tre kiddushim fra scherzi e battute e che essi apprezzano molto questi momenti. Riguardo a Israele, ha più volte affermato di essere sionista e di aver difeso lo Stato ebraico spesso, in questi duri mesi.