di Pietro Baragiola
Tra gli strumenti digitali previsti dal progetto è inclusa la realizzazione di un portale web dedicato alla sinagoga, una ricostruzione tridimensionale della struttura, documentari, materiali didattici e altri contenuti multimediali pensati per far conoscere questo luogo, ancora oggi ritenuto uno dei più importanti dell’ebraismo tardoantico.
Giovedì 9 luglio è stata ufficialmente lanciata la Judeo-Christian Heritage in the Galilee Project, un’iniziativa congiunta tra Stati Uniti e Israele volta a preservare l’antica sinagoga di Huqoq in Galilea, uno dei più straordinari siti archeologici del Paese noto per i suoi magnifici mosaici.
L’annuncio è stato fatto proprio sul sito archeologico di Huqoq in presenza dell’ambasciatore americano in Israele Mike Huckabee e dei rappresentanti delle diverse istituzioni israeliane e statunitensi coinvolte nel progetto.
“Il nostro obiettivo è rendere la sinagoga accessibile al grande pubblico, per la prima volta nella storia” ha spiegato Huckabee durante l’annuncio. “Intendiamo anche affiancare ai lavori di scavo e conservazione una serie di strumenti digitali che permetteranno di conoscere il sito ben prima della sua futura apertura.”
Il sito archeologico

Tra gli strumenti digitali previsti dal progetto è inclusa la realizzazione di un portale web dedicato alla sinagoga, una ricostruzione tridimensionale della struttura, documentari, materiali didattici e altri contenuti multimediali pensati per far conoscere questo luogo, ancora oggi ritenuto uno dei più importanti dell’ebraismo tardoantico.
La storia della sinagoga di Huqoq è giunta all’attenzione della comunità scientifica internazionale nel 2012, quando gli archeologi hanno iniziato a riportare alla luce i suoi straordinari pavimenti, ricchi di decorazioni dell’età romana e bizantina.
Questi mosaici si distinguono non solo per l’eccezionale stato di conservazione ma anche per la qualità artistica e l’insolita varietà dei soggetti raffigurati, che comprendono scene bibliche e rappresentazioni che continuano ad essere oggetto di studio.
“Ad oggi le scoperte di Huqoq hanno completamente trasformato la nostra comprensione della vita ebraica nella Galilea tardo-bizantina” ha dichiarato la professoressa Jodi Magness dell’Università della Carolina del Nord, che ha diretto gli scavi della sinagoga. “È entusiasmante vedere questo sito entrare in una nuova fase che permetterà di preservare i suoi straordinari reperti rendendoli accessibili a un pubblico molto più ampio.”
Una collaborazione internazionale
Ad occuparsi del progetto sarà il W.F. Albright Institute of Archaeological Research attraverso i finanziamenti del Bureau of Educational and Cultural Affairs del Dipartimento di Stato americano e dell’Ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme. Vi partecipano anche la Israel Antiquities Authority (IAA), il Keren Krayemeth Lelsrael-Jewish National Fund (KKL-JNF), il progetto di scavo dell’Università della Carolina del Nord, lo Yigal Allon Center e numerosi partner israeliani.
L’intera iniziativa rientra nel programma Freedom 250, promosso dal Dipartimento di Stato in occasione del 250° anniversario degli Stati Uniti d’America.
“Con l’avvio di questa nuova fase, gli Stati Uniti sono orgogliosi di collaborare con le istituzioni israeliane per preservare uno dei più importanti tesori archeologici della regione, rendendo al tempo stesso la sua straordinaria storia accessibile alle persone di tutto il mondo” ha dichiarato Huckabee. “Questa iniziativa riflette il nostro impegno nel preservare un patrimonio culturale condiviso attraverso la cooperazione internazionale.”
Parallelamente, la Israel Antiquities Authority è già impegnata nelle operazioni di consolidamento e protezione dei delicati resti della sinagoga in vista della sua apertura.

“La nostra responsabilità è proteggere questi eccezionali reperti per le generazioni future” ha sottolineato il direttore dell’IAA, Eli Escusido, precisando che l’apertura della sinagoga di Huqoq rappresenterà solo la prima fase di un programma biennale più ampio che interesserà altri siti del patrimonio ebraico e cristiano della Galilea settentrionale, tra cui l’antica Betsaida. “L’archeologia rivela il passato, mentre il patrimonio culturale lo rende parte del nostro futuro.”
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