di Anna Balestrieri
Il sigillo è stato rinvenuto nel 2019 all’interno di una fossa per rifiuti situata in un quartiere domestico di Tel Hadid, un antico insediamento collocato tra Tel Aviv e Gerusalemme. Nel VIII secolo a.C. la città apparteneva al Regno d’Israele, prima di essere conquistata dall’Impero assiro. Dopo la vittoria, gli Assiri adottarono una politica sistematica di deportazioni e reinsediamenti forzati, trasferendo popolazioni da una provincia all’altra dell’impero per ridurre il rischio di rivolte.
Una scoperta archeologica eccezionale getta nuova luce sulla vita nel Levante antico dopo la conquista assira del Regno d’Israele. Gli archeologi impegnati negli scavi di Tel Hadid, nel centro di Israele, hanno rinvenuto un rarissimo sigillo in madreperla risalente a circa 2.700 anni fa, un oggetto unico nel suo genere che racconta una storia di conquiste, deportazioni e incontri tra culture.
Secondo gli studiosi dell’Università di Tel Aviv che hanno pubblicato la ricerca sulla rivista scientifica Levant, si tratta dell’unico sigillo conosciuto nel Levante meridionale realizzato in madreperla, un materiale insolito e particolarmente difficile da lavorare con le tecnologie dell’Età del Ferro.
Un oggetto piccolo ma straordinario
I sigilli erano oggetti comuni nel Vicino Oriente antico. Generalmente realizzati in pietra, venivano utilizzati per autenticare documenti, identificare proprietà o come amuleti protettivi. Il reperto scoperto a Tel Hadid si distingue però per la sua composizione.
La madreperla utilizzata non proveniva dalla regione, ma da mari lontani. Le analisi hanno identificato il materiale come appartenente a una specie di ostrica perlifera diffusa nell’Indo-Pacifico, suggerendo che l’oggetto o la materia prima abbiano viaggiato per migliaia di chilometri prima di giungere nell’antico Israele.
Gli studiosi ritengono che la madreperla possa essere arrivata attraverso le reti commerciali che collegavano l’Impero assiro con il Golfo Persico, il Mar Rosso, l’Arabia e l’Egitto.
Una testimonianza dell’epoca assira
Il sigillo è stato rinvenuto nel 2019 all’interno di una fossa per rifiuti situata in un quartiere domestico di Tel Hadid, un antico insediamento collocato tra Tel Aviv e Gerusalemme.
Nel VIII secolo a.C. la città apparteneva al Regno d’Israele, prima di essere conquistata dall’Impero assiro. Dopo la vittoria, gli Assiri adottarono una politica sistematica di deportazioni e reinsediamenti forzati, trasferendo popolazioni da una provincia all’altra dell’impero per ridurre il rischio di rivolte.
Questa pratica contribuì alla nascita della tradizione biblica delle Dieci Tribù Perdute d’Israele, trasformando al tempo stesso la regione in un mosaico di culture, lingue e tradizioni differenti.
Proprio a Tel Hadid erano già state ritrovate tavolette cuneiformi contenenti nomi sia accadici sia ebraici, una prova concreta della convivenza tra popolazioni locali e gruppi trasferiti dall’amministrazione imperiale assira.
Il culto del dio della Luna
L’elemento forse più affascinante del reperto è l’incisione presente sulla sua superficie.
Il piccolo disco raffigura una falce di luna posta su uno stendardo triangolare, davanti alla quale compare una figura umana con le braccia alzate in atteggiamento di venerazione. Gli archeologi hanno identificato il simbolo come una variante dell’emblema associato a Sin, il dio lunare venerato nella città di Harran, nell’Alta Mesopotamia.
La diffusione di questa iconografia nelle province occidentali dell’Impero assiro testimonia la circolazione non soltanto di merci e persone, ma anche di idee religiose e simboli culturali.
Più amuleto che sigillo
Gli studiosi ritengono che l’oggetto fosse probabilmente indossato come pendente. Un foro realizzato con estrema precisione suggerisce infatti che venisse portato al collo.
Inoltre, le incisioni risultano molto superficiali e avrebbero lasciato impronte poco leggibili sulla cera o sull’argilla. Per questo motivo gli archeologi ipotizzano che il reperto avesse soprattutto una funzione simbolica e protettiva.
Più che uno strumento amministrativo, il sigillo potrebbe essere stato un amuleto personale destinato a garantire protezione divina al suo proprietario.
Un microcosmo dell’Impero assiro
Le circostanze della scoperta aprono diverse ipotesi. Il prezioso frammento di madreperla potrebbe essere appartenuto a una famiglia deportata da regioni lontane dell’impero oppure essere arrivato a Tel Hadid attraverso le grandi rotte commerciali sviluppate dagli Assiri.
Qualunque sia la sua origine precisa, il piccolo oggetto rappresenta una sintesi straordinaria delle dinamiche che caratterizzavano il Vicino Oriente del primo millennio avanti Cristo.
In pochi centimetri di madreperla si condensano le grandi forze della storia: conquista militare, migrazioni forzate, commercio internazionale e scambio culturale. È proprio questa capacità di raccontare il passato attraverso un singolo reperto che rende la scoperta di Tel Hadid particolarmente significativa per gli archeologi e per la comprensione della storia antica della regione.



