di Pietro Baragiola
Nel mezzo delle celebrazioni del loro 30° anniversario, i Pokemon sono finiti al centro di una controversia giudiziaria negli Stati Uniti per “presunta discriminazione antisemita”.
In ottobre il tribunale federale della California ha stabilito infatti che Dov Aloof, un giocatore di carte professionista Israelo-americano, potrà proseguire con la causa contro The Pokemon Company International per averlo escluso dai tornei internazionali a causa del suo sostegno a Israele.
“Ho dedicato gran parte della mia vita a questo franchise e l’ostilità che ho ricevuto sia dal personale sia da diversi membri della comunità internazionale è stata profondamente scoraggiante” ha dichiarato Aloof al magazine The Independent. “Ho solamente fatto alcune domande per capire se l’azienda avesse intenzione di espandere la propria presenza in Medio Oriente, offrendo alla mia comunità le stesse opportunità di partecipare ai tornei di carte.”
I Pokemon hanno debuttato in Giappone il 27 febbraio 1996 con i videogiochi Pokemon Rosso e Pokemon Verde, trasformandosi progressivamente in un fenomeno mondiale tra giocattoli, carte collezionabili, serie animate e film. Oggi sono considerati dal Guinness World “il franchise multimediale di maggiore successo della storia”, avendo registrato oltre 160 miliardi di dollari nei 30 anni dalla loro creazione.
La causa di Dov Aloof

La causa risale all’agosto 2025 durante i Campionati Mondiali Pokemon di Anaheim, in California. Nel corso dell’evento Aloof ha chiesto un incontro privato con i responsabili della Pokemon Company International per discutere dell’eventualità di portare i tornei di carte anche in Israele. Subito dopo è stato scortato all’uscita dal personale di sicurezza.
Dopo che il giocatore ha iniziato la sua causa, l’azienda ha chiesto alla corte federale di archiviare il caso, ritenendo la reazione del personale “completamente giustificata” in quanto Aloof avrebbe “violato le regole di condotta del torneo”. La Pokemon Company International ha persino deciso di escludere il giocatore da tutte le future competizioni.
Per il giudice californiano Hernán Vera la tempistica di questo gesto è stata significativa: l’espulsione è stata confermata poco dopo che Aloof ha prospettato un’azione legale per la tutela dei diritti civili, circostanza che rende plausibile l’ipotesi di una ritorsione da parte dell’azienda.
Su queste basi, l’8 ottobre 2026 la corte federale di Vera ha respinto la richiesta della Pokemon Company International di archiviare la causa di Aloof, consentendo alle nove accuse presentate dal giocatore di proseguire.
“Aloof ha formulato accuse plausibili di discriminazione e ritorsione” ha affermato il magistrato, ricordando però che il fatto che l’imputato possa proseguire con la sua causa, non rappresenta in sé una sentenza definitiva in merito alla colpevolezza dell’azienda.
Nella sua recente intervista rilasciata al Times of Israel, Matthew Mainen, avvocato di Aloof, ha sottolineato il grande significato socioculturale che ha assunto questa decisione: “gli antisemiti hanno a lungo liquidato il legame degli ebrei con Israele come una semplice questione politica. Questa corte ha deciso di imporsi e non seguire quella strada”.
Spetterà ora al tribunale stabilire se le accuse di Aloof sono fondate e se The Pokemon Company International abbia effettivamente violato le norme americane contro la discriminazione.
L’ispirazione ebraica dei Pokemon
Il rapporto tra Pokemon e mondo ebraico ha attraversato negli anni episodi molto diversi, dalle ispirazioni culturali alle polemiche religiose.
Tra i personaggi del franchise che richiamano per certo creature della tradizione ebraica troviamo Golett e Golurk, introdotti nella quinta generazione e ispirati alla figura del golem, mentre, secondo un’interpretazione diffusa tra i fan, i tre Pokemon leggendari Groudon, Kyogre e Rayquaza potrebbero richiamare rispettivamente Behemoth, Leviatano e Ziz, potenze della natura associate alla terra, al mare e al cielo.

Nonostante continui ad ispirare gioia nei grandi e piccini, il franchise è stato anche al centro di una teoria cospirazionista diffusa negli anni Duemila in diversi Paesi arabi. In Egitto ed Emirati le autorità religiose sono arrivate persino a vietare il gioco, sostenendo che le carte contenessero simboli riconducibili al sionismo e facendo circolare false traduzioni secondo cui il nome “Pikachu” avrebbe significato in giapponese “sono ebreo”.
Nel 2016 inoltre, con l’arrivo di PokemonGo, il franchise è tornato al centro di un altro dibattito nel mondo ebraico con la comparsa di diversi punti di gioco presso sinagoghe, musei e memoriali ebraici, tra cui il Muro Occidentale di Gerusalemme, il Museo della Shoah di Washington e persino Auschwitz.
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Oggi la nuova causa riaccende i riflettori sul legame tra Pokemon e lo Stato Ebraico concentrandosi sul diritto dei giocatori ebrei a non subire discriminazioni per la propria identità e a vivere l’universo dei Pokemon con la stessa gioia di tutti gli altri cittadini del mondo.
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