The Blood of Dawnwalker: il videogioco sui vampiri che racconta anche l’antisemitismo medievale

Personaggi e Storie

di Pietro Baragiola
Uno degli aspetti più interessanti dell’ambientazione di The Blood of Dawnwalker riguarda la presenza della comunità ebraica nella città di Svartrau, rappresentata non soltanto attraverso i personaggi, ma anche mediante oggetti e dettagli dell’ambientazione che riportano simboli riconducibili alla tradizione ebraica. Durante la missione “What Hunts the Night”, legata alle indagini condotte insieme al capo dei ribelli Crake sulla scomparsa di alcuni suoi esploratori, Coen si rivolge al rabbino Mevasser per ottenere informazioni su un’iscrizione misteriosa.

 

Vampiri, misteri e una comunità ebraica costretta a convivere con sospetti e pregiudizi: tutto questo fa parte della trama di The Blood of Dawnwalker, il videogioco sviluppato dallo studio polacco Rebel Wolves e pubblicato da Bandai Namco.

Ambientato nell’Europa del XIV secolo, il gioco affronta, attraverso una storia fantasy, anche questioni legate all’intolleranza religiosa, alle persecuzioni antisemite e alla ricerca perenne di un capro espiatorio.

A emergere è soprattutto la figura di Mevasser, un rabbino che, durante una delle missioni, racconta come la comunità ebraica venga abitualmente accusata delle disgrazie che colpiscono la popolazione. Ma i riferimenti non si esauriscono in questo incontro: compaiono anche nelle vicende di altri personaggi e, in particolare, all’interno di una quest dedicata all’omicidio di due membri della comunità.

Un Medioevo dominato dai vampiri: la storia di Coen

The Blood of Dawnwalker si svolge nella regione immaginaria di Valle Sangora, tra i Monti Carpazi, in un’epoca devastata dalla peste, dai conflitti e dalle tensioni religiose. Approfittando del caos, un gruppo di vampiri guidato dal tirannico Brencis conquista il potere, imponendo alla popolazione un regime fondato sulla paura e sul controllo.

Il protagonista è Coen, un giovane contadino trasformato in una creatura conosciuta come Dawnwalker: umano durante il giorno e vampiro di notte. Una condizione che gli permette di muoversi tra due mondi, sfruttando capacità differenti a seconda dell’ora.

Quando Brencis minaccia la sua famiglia, Coen dispone di 30 giorni per tentare di salvarla. Il giocatore deve quindi decidere come impiegare il tempo a disposizione, scegliendo quali missioni affrontare, quali alleanze stringere e quali segreti portare alla luce.

Ogni scelta può modificare lo sviluppo della storia. Il sistema di gioco infatti consente di affrontare numerose situazioni attraverso il combattimento, l’esplorazione o il dialogo, mentre le conseguenze delle proprie azioni contribuiscono a definire il destino dei personaggi.

Il videogioco ha ottenuto tre candidature ai Golden Joystick Awards 2026 nelle categorie PC Game of the Year, Best Storytelling e Best Lead Performer, quest’ultima per l’interpretazione di Will de Renzy-Martin, voce del protagonista Coen.

La comunità ebraica nel gioco

Rabbino Mevasser

Uno degli aspetti più interessanti dell’ambientazione di The Blood of Dawnwalker riguarda la presenza della comunità ebraica nella città di Svartrau, rappresentata non soltanto attraverso i personaggi, ma anche mediante oggetti e dettagli dell’ambientazione che riportano simboli riconducibili alla tradizione ebraica.

Durante la missione “What Hunts the Night”, legata alle indagini condotte insieme al capo dei ribelli Crake sulla scomparsa di alcuni suoi esploratori, Coen si rivolge al rabbino Mevasser per ottenere informazioni su un’iscrizione misteriosa.

Nel corso della conversazione, il capo della sinagoga spiega come la comunità ebraica sia sistematicamente additata come responsabile delle disgrazie che colpiscono la popolazione del luogo.

Queste affermazioni assumono un significato particolare considerando l’ambientazione trecentesca del videogioco: durante la peste nera del XIV secolo, infatti, numerose comunità ebraiche europee sono state accusate di aver provocato l’epidemia, anche attraverso il presunto avvelenamento dei pozzi. Accuse ovviamente prive di fondamento, che però hanno alimentato violenze, espulsioni e massacri.

La presenza ebraica emerge anche nella missione “A Study in Crimson”, nella quale Coen viene coinvolto nelle indagini sull’omicidio di Eli e Devora, due membri della comunità di Svartrau. A chiedere l’aiuto del protagonista è Vicho, un vampiro che conosceva le vittime e desidera scoprire chi le abbia assassinate.

Anche Vicho, durante le conversazioni con Coen, affronta il tema della comunità ebraica, aggiungendo un’ulteriore prospettiva alla trama.

L’indagine conduce Coen attraverso diversi luoghi della città, tra interrogatori, indizi e nuovi sospetti. Nel corso dell’esplorazione è inoltre possibile individuare diversi oggetti decorati con lettere e simboli ebraici, particolari che contribuiscono a caratterizzare l’identità culturale della comunità e a inserirla nella vita quotidiana della città.

Attraverso questi elementi, The Blood of Dawnwalker affianca alla componente soprannaturale una rappresentazione delle tensioni sociali e religiose del Medioevo, mostrando come il sospetto e la paura possano trasformare un’intera minoranza in un bersaglio.