di Paola Senigaglia
Ci sono viaggi che permettono di conoscere un Paese e altri che aiutano a comprenderne più a fondo le sfide, le fragilità e le speranze. Il viaggio organizzato da KKL nel Nord d’Israele è stato entrambe le cose: un’occasione per incontrare persone, ascoltare storie e scoprire progetti, ma soprattutto per avvicinarsi alla realtà di un territorio che, da anni, vive sotto la minaccia degli attacchi provenienti dal Libano.
Eppure, proprio qui si gioca una partita fondamentale per Israele. Mantenere vive le comunità del Nord significa non soltanto difendere il territorio, ma anche preservare un tessuto sociale, economico e culturale indispensabile per il futuro del Paese.
Il nostro gruppo, composto da partecipanti provenienti da diverse città del Centro-Nord Italia, ha seguito con grande interesse e partecipazione l’itinerario ricco e variegato. Il risultato è stato sorprendente: constatare con i propri occhi l’enorme lavoro svolto dal KKL, al quale ciascuno ha contribuito, non è soltanto motivo di soddisfazione, ma suscita un profondo senso di appartenenza e il desiderio di fare ancora di più.
A Kiryat Shmona, il racconto del vicesindaco ha dato un volto e una dimensione umana alle conseguenze del conflitto. Circa 25.000 persone sono state evacuate e costrette a trascorrere due anni lontano dalle proprie case, disperse in diverse località d’Israele. Un’esperienza che ha spezzato abitudini, allontanato famiglie dai propri luoghi di appartenenza e reso più difficile immaginare un ritorno alla normalità.
I giovani, la sfida più importante
La possibilità di offrire un futuro alle nuove generazioni è emersa durante le visite ai centri di ricerca e innovazione della Galilea. Luoghi nei quali la tecnologia, la ricerca e l’imprenditorialità diventano strumenti per creare opportunità e contrastare il rischio che il Nord perda proprio le energie di cui ha più bisogno.
È una sfida che richiede continuità e investimenti. E nella quale il lavoro del KKL, attraverso il sostegno alle comunità e ai progetti che valorizzano il territorio, può contribuire a costruire le condizioni per una ripresa duratura.
La vita che continua, anche sotto la minaccia
La fragilità del Nord non cancella la determinazione di chi continua a viverci e a lavorarci. Al contrario, gli incontri durante il viaggio hanno mostrato quanto siano forti il desiderio di normalità e la volontà di guardare avanti.
Al Ziv Medical Center, il direttore ha condiviso con il gruppo il grave impegno quotidiano nel dover conciliare la propria missione sanitaria con le esigenze di sicurezza imposte dal conflitto; ufficialmente, è stato inaugurato il nuovo migunit (rifugio anti missile) dell’ospedale, donato da Giuditta Matalon z.l. per volontà testamentaria a KKL Italia.
E poi la visita ai soldati riservisti sul Golan, al confine con la Siria: «La vita, la libertà, il futuro hanno un prezzo», scrive Franco, ripensando a un ragazzo con una protesi a un arto incontrato durante l’inaugurazione di un nuovo centro a Kiryat Shmona, un’immagine che restituisce, senza bisogno di molte parole, il contrasto tra le ferite della guerra e la volontà di continuare a vivere.
Il viaggio ha offerto anche un’altra prospettiva sul Nord d’Israele: quella di un territorio dalla straordinaria ricchezza naturale, nel quale la tutela ambientale e il recupero degli ecosistemi rappresentano una parte importante del lavoro del KKL.
Conoscere Israele attraverso il KKL è come «aprire una scatola cinese, una sorpresa dietro l’altra» Gloria D.



