Perché le donne?

Opinioni

 

donne-AfricaRiprendiamo dal sito di Gariwo l’intervento di Ulianova Radice, direttore dell’organizzazione, relativo alla Giornata Europea dei Giusti 2016.

Per la Giornata europea dei Giusti 2016 Gariwo ha deciso di rendere omaggio al contributo straordinario che l’universo femminile apporta al genere umano. Questo perché le donne si sono caricate sulle proprie spalle, sempre e comunque, un fardello troppo pesante, il dolore del mondo intero.

Il 6 marzo vogliamo onorare la loro strenua battaglia a difesa della propria dignitàcalpestata, di esseri umani considerati di serie B, “sesso debole”, “streghe” da mandare al rogo, “megere” o “ancelle”, ma sempre “costole”, parti secondarie di uno scheletro appartenente di diritto a qualcun altro. E vogliamo anche onorare la forza delle madri che hanno reso la maternità una condizione da rivendicare dentro e fuori le mura domestiche nella difesa dei più deboli, verso la famiglia, la società e lo Stato quando i figli sono sfruttati, oppressi o perseguitati e diventano emblemi di una richiesta universale di dignità e uguali diritti, tolleranza e libertà, democrazia e progresso civile.

Per questo abbiamo voluto unire la data simbolica dell’8 marzo, Giornata internazionale della donna – con ciò che rappresenta per la memoria collettiva – e il 6 marzo, Giornata europea dei Giusti, da dedicare a figure femminili forti ed esemplari.

Abbiamo organizzato a Milano tre giorni di musica, poesie, riflessioni, incontri, fino alla tradizionale cerimonia al Giardino dei Giusti al Monte Stella e molti ci hanno seguito con celebrazioni dedicate alle donne negli altri Giardini, nelle scuole, nei dibattiti pubblici.

In tutto il mondo si va sempre più consolidando la consapevolezza del ruolo peculiare delle donne in ogni campo dello sviluppo dell’Umanità. Il contributo della specificità femminile, il suo valore aggiunto, nutrito di capacità inclusiva e di ascolto, di apertura al mondo e di cooperazione, di intreccio di rapporti e di solidarietà, di caparbietà e determinazione, di senso di giustizia e di pietà, non è più in discussione. Un contributo che si approfondisce quando il tessuto sociale è chiamato ad affrontare condizioni critiche post-traumatiche, dopo guerre civili, scontri etnici, violenze e devastazioni,  e le società sono impegnate a ricreare condizioni minime di convivenza pacifica in faticosi percorsi di riconciliazione.

Anche nel campo del progresso sociale, nell’impegno per debellare la piaga della povertà e le diseguaglianze, per vincere le discriminazioni di ogni tipo, a partire da quelle che subiscono in prima persona per la propria condizione femminile, le donne sono in prima fila. Nel mondo occidentale le loro battaglie per vedere riconosciuti i propri diritti al pari degli uomini, hanno contribuito alla crescita complessiva della società, a un maggiore benessere umano e civile.

Il passaggio al nuovo millennio ha visto tuttavia affacciarsi sullo scenario internazionale le nuove sfide della globalizzazione, della crisi economica, dei Paesi emergenti, con lo scoppio di nuovi conflitti e l’acuirsi delle contraddizioni insolute. Le lotte intestine del mondo islamico, l’affermarsi di derive fondamentaliste che sfruttano la religione come strumento ideologico a fini politici, con l’avanzare di gruppi sanguinari come Al Qaeda e l’ISIS, le minacce del terrorismo e le debolezze del mondo occidentale, dall’Europa agli Stati Uniti, divisi tra loro e sottomessi al ricatto delle strategie economiche e geopolitiche, penalizzano ancora una volta l’universo femminile prima di ogni altra condizione e mettono a rischio le conquiste tanto faticosamente ottenute. Le primavere arabe, che tante speranze avevano acceso anche nell’universo femmine, hanno per lo più tradito le aspettative da cui erano sorte e spesso le donne si sono trovare a fare i conti con condizioni ancora peggiori.

La reazione tuttavia non si è fatta attendere: seppure a fatica, si va affermando una nuovavolontà di uscire dall’isolamento e dall’anonimato, dalla subordinazione, dall’abbrutimento e dall’umiliazione, delle donne più consapevoli e coraggiose, avanguardie di un movimento trasversale, che non ha confini geografici, connotazioni nazionali, etniche, politiche o religiose; un moto di ribellione che ha molto a che fare con la difesa dei diritti umani fondamentali e per questo travalica quei confini, rifiutando ogni logica di appartenenza che in nome di una malintesa identità sacrifichi la dignità umana.

Dall’Africa all’Asia all’America Latina, troviamo giornaliste, studentesse, religiose, attiviste, militanti politiche, che arrivano a rischiare la vita per smascherare torturatori e assassini, per rivendicare uguaglianza e rispetto, per chiedere condizioni di vita e di lavoro dignitose, libertà e democrazia.

Una battaglia che si allarga dalla condizione di genere alla difesa di ogni essere umano, che assume un valore simbolico universale e si configura come la regina di tutte le battaglie. Ogni donna che rifiuta di piegarsi ai dictat sociali e politici che la opprimono non lotta solo per sé, ma anche per i propri figli, mariti, amici, per tutte le donne ma anche per tutti gli oppressi, per ogni perseguitato.

Così come si fa appello alla comunità internazionale, agli organismi giuridici e legislativi inter/sovranazionali, dal Tribunale Penale dell’Aja all’ONU, al Parlamento europeo, al Consiglio d’Europa, all’OSCE etc., per denunciare la carenza di intervento nelle zone a rischio di genocidio e la mancanza di politiche attive per ridurre le disuguaglianze e le discriminazioni nei Paesi più poveri e arretrati, allo stesso modo occorre invocare una maggiore presenza di queste istituzioni nella salvaguardia della condizione femminile. Troppo poco è stato fatto finora e troppo spesso le donne hanno pagato il prezzo più alto sull’altare degli equilibri geopolitici.

Lo storico e politologo statunitense Daniel Goldhagen ha invocato una nuova consapevolezza degli Stati e di leader politici illuminati sulla strada della prevenzione dei crimini contro l’Umanità.
Così come gli ebrei sono stati considerati per secoli, e ancora oggi, il capro espiatorio perfetto, in grado di cementare coesione sociale e politica in nome di un nemico comune da disumanizzare e di un pericolo da disinnescare con l’emarginazione e l’annientamento, allo stesso modo il genere femminile ha rappresentato da sempre il bersaglio di eccellenza, una condizione da sfruttare in mille modi, la più grande persecuzione della storia umana per vastità di applicazione e durata.

Oggi che la parola genocidio è applicata ovunque si presenti un episodio di atrocità di massa, a maggior ragione ricordiamoci che le donne sono discriminate e soggiogate in tutto il pianeta, che la loro battaglia per difendersi è una strenua lotta contro un genocidio strisciante e generalizzato, quello più antico e costante, il genocidio del genere femminile.

Per questo ci sembra molto importante sottolineare l’impetuosa crescita della coscienza femminile dell’ultimo mezzo secolo e la necessità di una maggiore consapevolezza del suo valore da parte di tutti i soggetti sociali, per un rinnovamento, culturale e civile innanzitutto, che accompagni in modo trasversale ogni trasformazione della società, della politica e delle istituzioni.

E proprio per questo l’8 marzo alle ore 11, al Giardino del Monte Stella a Milano, ricorderemo sei donne straordinarie che si sono poste in prima fila in questa battaglia in tutto il mondo.
Scopriremo quindi i cippi sotto gli alberi dedicati a tre giovani – Sonita Alizadeh, rapper afghana, Halima Bashir,  medico in Darfur e  Vian Dakhil, deputata irachena – impegnate a salvaguardare se stesse e la dignità calpestata delle altre donne; a Flavia Agnes, carismatica avvocatessa indiana che ha dedicato tutta la vita a questo scopo; a Felicia Impastato e Azucena Villaflor, due “madri coraggio” che non hanno esitato a sfidare la morte per difendere il proprio diritto a conoscere la sorte dei figli, perseguitati e uccisi per le proprie idee, dall’Argentina alla nostra Sicilia.

La funzione di indirizzo culturale e di riferimento educativo che ci sforziamo di attribuire in modo sempre più incisivo al Giardino dei Giusti di Milano non può che uscire rafforzata dalla proposizione di figure tanto rappresentative di un ruolo femminile così fondamentale nella storia dell’Umanità. L’obiettivo, come sempre, è di mantenere il legame tra la memoria storica e l’attualità, con un accento particolare sulla visione del presente, sulle sfide che le nuove generazioni hanno di fronte come impegno per il loro futuro.

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