Libertà e responsabilità

Opinioni

 

Riflessioni sul diritto/dovere di scegliere. Dopo Pesach, la festa della nostra libertà, e dopo il 25 aprile, festa della Liberazione dal nazifascismo, proponiamo un passo di Amos Luzzatto, dal suo ultimo libro, Libertà, sul tema della responsabilità individuale, presupposto di ogni convivenza civile.

 

Ricordo ancora una penosa discussione pubblica nella quale sono stato coinvolto. Avevo sostenuto in quell’occasione che il vero e principale peccato di Caino sarebbe, persino al di là dello stesso fratricidio, la sua affermazione “sono forse io il custode di mio fratello?”. Perché dicevo questo? Perché egli stesso affermava, con queste parole, che esisteva certamente qualcuno incaricato di essere “un custode”, il quale però, date le circostanze della narrazione, ed escludendo Caino stesso, non poteva essere altri che il Signore Iddio. In altre parole, con un cinico determinismo, Caino accusava Dio della responsabilità per l’accaduto. Se vogliamo dirlo altrimenti, era come se egli avesse detto che tutto era prestabilito dalla inevitabile preveggenza divina, che non poteva che essere totale e assoluta. Perché, se così non fosse stato, ne sarebbe stata terribilmente ridimensionata la stessa immagine di Dio.
Mentre però la preveggenza, se riferita a un essere umano, significa solamente sapere in anticipo che cosa accadrà e non necessariamente causare, determinare in anticipo ciò che accadrà, ciò non è ammissibile per la “onnipotenza” divina, per la quale anticipare deve significare al tempo stesso pre-vedere e pre-determinare.
Questa mia considerazione mirava a mettere in evidenza l’accettazione della responsabilità inerente alle proprie azioni (e intenzioni?), nell’uomo adulto; proprio quella responsabilità che Caino rifiutava, per la quale in nessun caso le azioni – se non anche le intenzioni – avrebbero potuto travalicare certi limiti. Certo si sarebbe allora figurata inevitabilmente una scelta “autonoma” di Caino. lo non so come si configurassero le scelte di nostro padre Adamo e di nostra madre Eva ai tempi del giardino dell’Eden, allorquando il loro dovere era limitato all’osservanza di alcuni comandi divini, importanti ma pochi, per la verità.
Credo però di poter affermare che, dopo la cacciata dal Paradiso terrestre, gli esseri umani fossero diventati in un certo senso “adulti” e che a questi adulti Dio avrebbe chiesto l’osservanza stabile e consapevole di determinati doveri.

Che cosa significa tutto questo? Esattamente come per le nuove generazioni che noi alleviamo, ciò significa che – a partire da un determinato momento – tutte le donne e tutti gli uomini non andranno più dai genitori o dai pedagoghi per farsi istruire di volta in volta per ciascuno dei doveri elementari, ma li rispetteranno lo stesso, perché, per restare nel nostro esempio biblico di Caino, sarà oramai la loro coscienza, o almeno il timore dei rigori della legge, a imporre loro di non assassinare.
Questo concetto di libertà di decisione – perché di questo si tratta – provocò in quel pubblico dibattito la dura reazione di un mio interlocutore, il quale, dando a me del Caino con un’irrefrenabile esagerazione polemica, sosteneva animatamente che noi umani non abbiamo dopo tutto questa larga libertà di decisione: siamo forse liberi di nascere o di morire?

Con il passare degli anni credo di avere compreso, anche se non giustificato, la sua angoscia che non era solo sua personale, ma era molto più diffusa di quanto non possiamo credere. Si trattava in realtà dell’eterno dilemma, che già nei secoli scorsi aveva messo a dura prova i teologi, i filosofi della religione, i Geremia e i Giobbe, i “credenti” in genere: come conciliare l’onnipotenza, soprattutto se strettamente associata all’onnipreveggenza divina, con la malvagità umana e con le scelte perverse di tanta parte della nostra specie?

Brano tratto da: Amos Luzzatto, Libertà, Parole delle Fedi, Emi editrice