“La coscienza degli animali” e la Shechità

Opinioni

Sulla vicenda del Manifesto “La coscienza degli animali”, Mosaico ha chiesto un commento a Rav Riccardo Di Segni. Pubblichiamo qui di seguito il testo che gentilmente ci ha inviato.

Il tema della cattiveria (“perfidia”) degli ebrei è sempre vivo e compare in forme diverse. Dal ricordo di certe pratiche pasquali, alle sofferenze inflitte ai poveri palestinesi (“restiamo umani”) per arrivare ora alle sofferenze animali, imposte con ferocia. “Deve essere sempre vietato il feroce sgozzamento degli animali da macello senza stordimento e la conseguente agonia per dissanguamento.” Chi lo dice non è un testo qualsiasi, ma un nuovo Manifesto degli scienziati italiani, propriamente il Manifesto per la Coscienza degli Animali che porta le firme autorevoli dello scienziato Veronesi e di un ministro in carica (Brambilla). L’intento del Manifesto, in realtà, è nobile e in gran parte condivisibile: ridurre e eliminare le numerose forme di sofferenze animali che la società purtroppo tollera. Quello che invece non è condivisibile è lo spirito di deposito assoluto della verità, perentorio e offensivo, con cui si attacca il rito della macellazione rituale. Ma vorremmo sognare per un momento che il professore e il ministro non ce l’abbiano con la shechità, ma chi sa con cosa altro. Perché è in corso in questi tempi un attacco diretto contro il rito ebraico nel quale l’emotività e la compassione per gli animali si fanno sostenere da presunte dimostrazioni scientifiche ma gli unici a portarne le conseguenze sono gli ebrei. In Olanda la legge contro la macellazione rituale appena approvata è stata presentata con il supporto di una ricerca “scientifica” che si è dimostrata scorretta e parziale, ma tanto è bastato per convincere i deputati. Bisogna aver chiari questi punti: che il cosiddetto “stordimento” non è una pratica amorevole, ma è una scarica elettrica, o l’esposizione a gas soffocanti o un colpo di pistola; che non c’è nessuna dimostrazione scientifica che la pratica ebraica senza stordimento faccia soffrire di più l’animale, anzi può essere vero il contrario; che il dissanguamento non è una lenta agonia ma un rapidissimo svuotamento che induce schock e perdita di coscienza; che se infine molti si conviceranno a diventare vegetariani (e faranno pure bene) gli unici per cui questa scelta sarà non volontaria ma imposta saranno gli ebrei osservanti. Che se lo meritano, visto che sono feroci.

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