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Ekō e la campagna contro gli accordi Ue-Israele: cosa dicono davvero i numeri

Opinioni

di Stefano Ettore
Dai 9 milioni raccolti il 990 rivela che metà delle donazioni è assorbita dai costi del personale. L’analisi che segue, firmata da un socio Unione delle Associazioni Italia-Israele (UAII) Stefano Ettore, si basa esclusivamente su documentazione ufficiale e intende offrire elementi di valutazione trasparenti al lettore. 

 

EKO è una comunità globale online di consumatori, investitori e lavoratori che chiedono alle aziende di assumersi le proprie responsabilità e spingono l’economia globale nella direzione dell’equità, della sostenibilità e della giustizia.” Questa la Mission dichiarata dell’Organizzazione che lunedì scorso ha pubblicato un’inserzione a pagamento sul Corriere della Sera in cui invitava i cittadini italiani a sottoscrivere l’appello volto a sospendere gli accordi commerciali UE-Israele.

Sarebbe interessante capire, al di là dell’annuncio sopra menzionato, come questa organizzazione persegua concretamente la sua Mission e se è vero, parafrasando Heinlein, che al di fuori del numero tutto è opinione risulta molto utile andare ad analizzare il Form 990 riferito all’anno 2024 (ultimo disponibile).

Questo documento è una sorta di rendiconto economico-finanziario predisposto dall’IRS (Internal Revenue Service, ente che possiamo paragonare alla nostra Agenzia delle Entrate) redatto dalle organizzazioni non profit aventi la sede legale negli Stati Uniti.

Il rendiconto nasce, da un lato, come informativa verso il pubblico e, dall’altro, viene usato dalle Agenzie Governative statunitensi per verificare che le organizzazioni non abusino del loro status privilegiato di esenzione fiscale.

Grazie a questo documento sappiamo che “il programma di EKO per il 2024 si è concentrato su un’unica iniziativa […] legata ai temi della responsabilità aziendale”.

E proprio in nome della responsabilità aziendale è essenziale che il pubblico venga informato sui principali aggregati economici che caratterizzano il bilancio dell’Organizzazione:

  1. nel 2024 EKO ha raccolto circa 9 milioni di dollari (per la precisione 9.007.600) tramite donazioni e contributi;
  2. circa il 50% (4.500.249 $) del totale dei contributi raccolti sono stati elargiti come compensi al personale, personale composto da soli 38 elementi (il che indica uno stipendio medio pari a circa 118.000 $ per dipendente);
  3. i 7 dirigenti hanno portato a casa complessivamente 1.370.137 dollari;
  4. il solo Direttore Esecutivo ha guadagnato oltre 300.000 dollari (ossia più del 3% del totale delle somme raccolte dai donatori);
  5. la spesa per i cosiddetti “servizi esterni” ammonta a 037.560 dollari.

Alla luce di questi numeri credo sarebbe legittimo per ogni donatore porsi le seguenti domande:

  • Ha senso questo livello di retribuzione media (118.000 dollari a dipendente) per una non profit che vive di donazioni e che sventola alta la bandiera della “responsabilità aziendale”?
  • Ha senso che il Direttore Esecutivo di questa Organizzazione, che parla di sostenibilità e giustizia, guadagni oltre 300.000 dollari l’anno?
  • Ha senso che EKO, dopo aver speso 4,5 milioni di dollari in spese per il personale spenda ulteriori 2.000.000 di dollari in consulenze esterne?

 

Facendo dei semplici calcoli risulta evidente quanta parte dei contributi sia stata effettivamente utilizzata per il perseguimento della causa indicata.

Forse varrebbe la pena acquistare uno spazio pubblico sui quotidiani statunitensi per insegnare ad EKO una vecchia massima di Pietro Nenni: “Gareggiando a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura”.