di Anna Balestrieri
L’attentato, condotto da un cittadino arabo-israeliano armato di una mitraglietta artigianale, ha colpito diverse località situate nei pressi della barriera di sicurezza con la Cisgiordania, prima di concludersi con l’uccisione dell’attentatore da parte delle forze di sicurezza.
Un riservista dell’IDF di 55 anni è stato ucciso e altre cinque persone sono rimaste ferite in una serie di attacchi con arma da fuoco avvenuti domenica mattina, il 7 giugno 2026, nel centro di Israele. L’attentato, condotto da un cittadino arabo-israeliano armato di una mitraglietta artigianale, ha colpito diverse località situate nei pressi della barriera di sicurezza con la Cisgiordania, prima di concludersi con l’uccisione dell’attentatore da parte delle forze di sicurezza.
La vittima è stata identificata come Haim Kalomiti, 55 anni, sergente maggiore della riserva dell’IDF e membro della squadra di difesa civile della comunità di Tzur Natan. Sposato e padre di tre figli, Kalomiti prestava servizio nella Brigata Regionale Ephraim come “soldato della difesa territoriale”, un ruolo affidato a riservisti incaricati di proteggere le comunità situate lungo il confine o nelle aree più esposte alle minacce terroristiche.
La sequenza dell’attacco
Secondo la ricostruzione delle autorità, l’attentatore, identificato come Omar Yassin, cittadino israeliano di circa vent’anni residente nella città araba di Tayibe, è partito intorno alle 10:30 del mattino a bordo di un veicolo con targa israeliana e armato di una pistola mitragliatrice artigianale di tipo “Carlo”.
Il primo attacco è avvenuto presso una stazione di servizio nei pressi di Kochav Ya’ir, dove due uomini sono stati colpiti da arma da fuoco, uno dei quali in condizioni gravi. Successivamente il terrorista si è diretto verso Tzur Yitzhak, aprendo il fuoco contro il posto di sicurezza all’ingresso della località e ferendo altri civili.
La sua corsa è poi proseguita a Tzur Natan, dove ha sparato contro il posto di guardia della comunità, ferendo gravemente il coordinatore della sicurezza locale e una donna che si trovava nelle vicinanze. Poco dopo, lungo una strada esterna all’abitato, ha aperto il fuoco contro un veicolo, uccidendo Kalomiti.
Il tentativo di fermare il terrorista

Secondo l’Ufficio del Primo Ministro, Kalomiti avrebbe affrontato direttamente l’attentatore nel tentativo di proteggere i residenti della sua comunità. Il Consiglio Regionale di Drom HaSharon ha dichiarato che il riservista “è uscito per salvare vite umane” e che ha dedicato gran parte della sua esistenza alla sicurezza dello Stato di Israele.
L’attentatore ha successivamente raggiunto l’insediamento di Sal’it, nella cosiddetta “zona di cucitura” lungo la barriera di sicurezza. Qui ha aperto il fuoco contro l’ingresso della località, ma è stato costretto alla fuga dalla reazione del responsabile della sicurezza dell’insediamento. Nessuno è rimasto ferito in quell’episodio.
Pochi minuti dopo, intorno alle 11:03, agenti di polizia hanno intercettato il terrorista nei pressi di una cava alla periferia di Tayibe e lo hanno ucciso durante lo scontro a fuoco.
Sirene d’allarme e operazioni di sicurezza
A seguito dell’attacco, nelle comunità di Tzur Natan e Tzur Yitzhak sono risuonate le sirene che segnalano possibili infiltrazioni terroristiche. Ai residenti è stato ordinato di barricarsi nelle proprie abitazioni. L’allerta è stata revocata soltanto circa cinque ore più tardi.
L’esercito israeliano ha inoltre circondato diversi villaggi palestinesi nell’area e chiuso un vicino punto di attraversamento verso Israele, mentre il primo ministro Benjamin Netanyahu ha convocato una valutazione della situazione con i vertici della sicurezza.
Arrestato un presunto complice
In un primo momento la polizia aveva ritenuto che l’attentatore avesse agito da solo. Nel corso della giornata, tuttavia, è stato arrestato un secondo sospettato, anch’egli residente a Tayibe e sulla ventina, accusato di aver avuto un ruolo nell’attacco.
Secondo la polizia, gli investigatori sono arrivati a lui grazie a informazioni ricevute durante le ricerche successive all’attentato. Al momento dell’arresto il sospettato avrebbe tentato di aggredire gli agenti utilizzando una bottiglia di vetro, prima di essere immobilizzato senza che si registrassero feriti tra le forze dell’ordine.
Le polemiche sulla sicurezza
L’attacco ha riacceso il dibattito sulla protezione delle comunità israeliane situate lungo il confine con la Cisgiordania. Hila Hakmon, responsabile del consiglio locale di Kochav Ya’ir, ha sostenuto che gli investimenti nella sicurezza delle località di frontiera siano ancora insufficienti nonostante le richieste avanzate dopo il massacro del 7 ottobre 2023.
“I cambiamenti apportati negli ultimi due anni sono stati relativamente marginali”, ha dichiarato, affermando che i fondi ricevuti rappresentano solo “una goccia nel mare” rispetto alle necessità effettive della zona.
Tra i residenti prevale lo shock. Un abitante della regione, citato dai media israeliani, ha affermato di non ricordare un episodio simile nei quarant’anni trascorsi nell’area. Pur sconvolto dagli eventi, ha sottolineato di continuare a vivere in pace con i vicini delle città arabe circostanti, tra cui Tayibe e Tira.
L’attacco rappresenta uno dei più gravi episodi terroristici verificatisi nel centro di Israele negli ultimi mesi e giunge in un momento di forte tensione regionale, mentre continuano i conflitti su più fronti che coinvolgono lo Stato ebraico.



