Eshkol Nevo: «Solo mentre scrivo, scopro la mia ebraicità»

Libri

di Ilaria Myr

Soli e perduti«Mi sono reso conto di quanto io sia ebreo da quando sono diventato scrittore: scrivere in ebraico, utilizzare nella mia lingua parole che hanno un senso profondo e sfaccettato mi fa scoprire giorno dopo giorno la mia identità. Ma anche incontrare le comunità ebraiche in giro per il mondo e confrontarmi con loro su quello che significa oggi essere ebreo: ecco, tutto ciò mi aiuta a comprendere a fondo quanto i miei libri siano intrinsecamente ebraici, oltre che molto israeliani». Queste le parole con cui lo scrittore israeliano Eshkol Nevo, uno dei più noti giovani autori israeliani, una vera star a livello internazionale, parla della sua scrittura e della sua identità ebraica in questa intervista al Bollettino. Un’occasione unica innanzitutto per parlare del suo ultimo libro Soli e perduti (Neri Pozza): il testo forse più “ebraico” fra tutti quelli scritti da Nevo, una fotografia della società israeliana, ivi compresi aspetti religioso-devozionali, primo fra tutti il mikve, il bagno rituale intorno a cui si sviluppa l’intensa e divertente storia ispirata a fatti realmente accaduti.
«È bello parlare del mio ultimo libro con voi del Bollettino: per la prima volta non devo spiegare che cos’è un mikve – commenta sorridendo -, e quanto sia divertente il fatto che un bagno rituale – che di norma governa la vita sessuale di una coppia -, venga costruito in un quartiere, che nel libro è chiamato “Siberia” ed è abitato da immigrati russi over 70, ma che è molto simile ad un sobborgo realmente esistente a Zfat, che me ne ha fornito l’ispirazione».

Cresciuto in una famiglia chilonìt, laica, in cui «l’ebraismo era considerato un “non problema”», Nevo cerca di capire cosa significhi la dimensione ebraica e il proprio stesso essere ebreo, mettendo i personaggi davanti a delle decisioni nette: obbedire a regole religiose oppure a scegliere ciò che il cuore ci detta; ed esporli così al rischio di violare queste norme.
«Sono un laico ma ho molto rispetto per il mondo religioso – spiega Nevo -, e ritengo sacrosante le scelte personali di ciascun individuo, scelte che appartengono a lui soltanto, affare suo e di nessun altro. Ed è stata per me una grande sorpresa vedere come il romanzo sia stato ben accolto dagli ambienti ortodossi».

Eshkol Nevo, però, è anche il nipote di Levi Eshkol (padre di sua madre), Primo ministro di Israele fra il 1963 e il 1969, che lui non ha mai conosciuto, ma di cui sente l’influenza nell’impegno profuso nella vita civile e dimostrato dalla sua famiglia di origine partecipando a manifestazioni e seguendo le vicende politiche. Tuttavia, come scrittore, Eshkol preferisce non esporsi in prima persona nel dibattito politico, come altri suoi colleghi (Amos Oz e David Grossman in primis), scegliendo di “uscire” soltanto in occasioni davvero importanti: come nell’agosto scorso, quando scrisse una lunga poesia, pubblicata in Italia dal Corriere della Sera, dopo l’incendio appiccato alla casa di una famiglia araba in Cisgiordania da alcuni estremisti ebrei, in cui morì un neonato. La sua visione politica emerge invece nell’analisi psicologica dei personaggi e del contesto sociale in cui vivono.

Basti pensare a Nostalgia, il suo primo libro, che si sviluppa in un’Israele appena colpita dall’assassinio di Rabin, oppure a Neuland, in cui immagina un mondo senza guerra, o allo stesso Soli e perduti, che parla di immigrazione e accettazione.
«In Italia siete davvero fantastici, si è creato un legame forte con il vostro Paese, in Europa pari solo a quello che ho con il pubblico tedesco – commenta -. Ma voi italiani siete più caldi e aperti, come gli israeliani. Certo, forse un po’ più educati di noi, e con più gusto nel vestire».

Chi è
Eshkol Nevo è nato a Gerusalemme nel 1971. Ha scritto: Nostalgia, vincitore nel 2005 del Book Publisher’s Association’s Golden Book Prize; La simmetria dei desideri, Neuland e Soli e perduti, tutti editi in Italia da Neri Pozza, oltre una raccolta di racconti intitolata Bed & Breakfast e un saggio intitolato The Breaking Up Manual. Insegna scrittura creativa presso numerose università israeliane.

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