Dalla scienza allo yiddish: la curiosa storia dei nomi dei peptidi

Personaggi e Storie

di Michael Soncin
Il laboratorio di Cohen alla USC ha introdotto termini come SHLP, SHMOOSE e MENTSH, oltre ad altri ancora inediti, tra cui NOSH e PUTZ. Ognuno di questi è un acronimo scientifico autentico, costruito con cura per corrispondere alle parole della tradizione yiddish.
(Nella foto: Pinchas Cohen; rielaborazione grafica, fonte: USC)

Pinchas Cohen è il ricercatore dell’Università della California del Sud (USC) che ha scoperto una nuova classe di peptidi derivati dal Dna presente all’interno dei mitocondri, ovvero gli organuli citoplasmatici che si trovano all’interno della cellula e che hanno la funzione principale di produrre energia.

L’aspetto curioso è la scelta dei nomi conferiti a questi peptidi, che ricordano delle parole yiddish. L’idea è nata quasi per gioco nel gruppo del laboratorio dello scienziato. Tuttavia, come riporta il Jewish Telegraphic Agency, dietro questi nomi c’è una ricerca seria e rigorosa. Sappiamo che i peptidi sono delle molecole, formate da brevi catene di amminoacidi, definiti come i mattoni fondamentali delle proteine. Essi rappresentano una potenziale rivoluzione in medicina, in particolare quelli individuati da Cohen potrebbero portare a nuovi trattamenti per malattie come diabete e Alzheimer.

Ecco quali sono i principali peptidi che hanno dei nomi in yiddish:

SHLP

SHLP è uno dei primi peptidi identificati dal suo laboratorio. Il nome è l’acronimo di Small Humanin-Like Peptide ed è pronunciato come schlep, parola yiddish che nello slang inglese può essere tradotta anche come “faticaccia” o “scarpinata”.

Questo peptide appartiene alla famiglia delle microproteine simili all’humanin, già note per il loro ruolo protettivo nelle cellule e rappresenta un esempio di come questi composti possano avere funzioni biologiche rilevanti e potenzialmente terapeutiche.

«L’humanin è conosciuto da tempo per l’aiuto a prevenire molte malattie legate all’età, e questa è la prima volta che ha dimostrato anche di aumentare la durata della vita», spiega Cohen.

SHMOOSE

SHMOOSE deriva da “Small Human Mitochondrial ORF Over Serine tRNA”. Il termine di derivazione yiddish indica il creare relazioni amichevoli attraverso chiacchierate informali, una sorta di tattica sociale per costruire connessioni ottenendo contatti utili.

Anche se il nome è scherzoso, il suo significato scientifico è preciso.

È stato osservato che SHMOOSE, nella sua forma naturale, è associato a un aumento del rischio di Alzheimer fino al 30%. Questo lo rende particolarmente interessante per comprendere i meccanismi delle malattie neurodegenerative e sviluppare eventuali terapie mirate.

MENTSH

MENTSH è un altro peptide scoperto dal laboratorio di Cohen il cui nome di derivazione yiddish indica una persona integra e affidabile.

Dal punto di vista medico, è promettente per il trattamento del diabete. Rappresenta una delle aree di maggiore interesse nella ricerca sui peptidi ed è anche il nome di un’azienda da lui fondata.

NOSH, PUTZ e MOTS-c…

Il laboratorio ha identificato anche altri peptidi, alcuni ancora in fase di studio, come NOSH e PUTZ, seguendo sempre lo stesso schema di acronimi scientifici trasformati in parole evocative.

Nosh in yiddish si riferisce ad uno spuntino particolarmente gustoso. Quel famoso ‘spiluccare’, che spesso si fa di nascosto ed è piuttosto appagante.

Putz è un modo una persona stupida, sciocca. Chissà invece questo peptide se è così inutile, come le sfumature del suo significato in yiddish.

Un caso particolare è MOTS-c, uno dei primi peptidi scoperti da Cohen, che ha contribuito ad ampliare questo campo di ricerca. Pronunciato ‘mots-si’ il nome è stato pensato con discrezione per richiamare la parola ebraica motzi, in riferimento alla benedizione che si recita prima di mangiare il pane. «È stato un dettaglio sottile, ma era intenzionale», ha detto Cohen.

Chi sceglie i nomi

Anche se Cohen è il responsabile di questa particolare denominazione di derivazione yiddish, non è lui a dare i nomi. Questa è la sua regola: «Do sempre agli studenti e ai postdoc la possibilità di dare un nome al progetto a cui stanno lavorando, ma ho il potere di veto. Hanno già imparato che il modo migliore per convincermi è inventarsi qualcosa di davvero carino», ha detto.

È divertente sapere che non tutti i nomi yiddish provengono da un membro ebreo del laboratorio. È stato un collega taiwanese-americano, cresciuto nella Bay Area, a coniare la parola MENTSH. «Circondato da ebrei. Probabilmente conosce più parole yiddish di me», ha aggiunto Cohen.

Prospettive e l’importanza di un uso regolamentato

In parallelo Cohen mette in guarda dal preoccupante fenomeno di persone che acquistano i peptidi online iniettandoseli, senza controllo medico e dall’uso non regolamentato promosso da influencer e industrie del benessere.

Egli sottolinea che si tratta di molecole biologicamente potenti che dovrebbero essere utilizzate solo in contesti clinici sicuri e regolati. Ogni peptide ha effetti specifici e rischi, motivo per cui non può essere trattato come un semplice integratore. Il futuro di questa ricerca, secondo lui, passa attraverso studi rigorosi e l’approvazione di enti regolatori del farmaco.

«Dovrebbero essere utilizzate sotto la supervisione di un medico e solo se prodotte in stabilimenti affidabili, cosa che al momento non avviene nella maggior parte dei casi.”

I peptidi sono conosciuti ormai da generazioni di scienziati. Un esempio è l’insulina, il farmaco per il trattamento del diabete. Questi erano stati individuati con metodi convenzionali, in ghiandole e tessuti dove gli scienziati sapevano di poter trovare», ha ribadito.

L’innovazione concreta del lavoro di Cohen risiede nell’aver dimostrato che il Dna mitocondriale, la cui conoscenza un tempo era limitata, da un punto di vista generale, alle sue funzioni energetiche, è in verità anche il custode di una vasta “libreria nascosta” di peptidi bioattivi. Si tratta di un passo importante che potrebbe cambiare profondamente la biologia e la medicina per come la conosciamo oggi, grazie a milioni di potenziali microproteine ancora da scoprire, utili per la realizzazione di nuovi farmaci.

Chi è Pinchas Cohen

Cohen, detto “Hassy”, nato in Israele e trasferitosi negli Stati Uniti a 14 anni, proviene da una famiglia con profonde radici sioniste: i suoi antenati furono tra i fondatori della prima comunità ebraica di Haifa e contribuirono allo sviluppo agricolo dell’Israele pre-statale.

Dopo la formazione medica tra Haifa al Technion, Stanford, Pennsylvania e UCLA, è entrato alla USC, dove da 14 anni guida la Leonard Davis School of Gerontology. Pur essendo di origine ashkenazita, non è cresciuto parlando yiddish; l’uso di nomi yiddish nella sua squadra è più un fatto di divertimento e tradizione legato all’identit. “La mia identità è profondamente radicata nel mio patrimonio ebraico e israeliano”, ha affermato.

Secondo Cohen, la longevità dipende soprattutto dall’alimentazione e dall’attività fisica e ritiene la dieta mediterranea la migliore nel suo genere. Nel lavoro del suo laboratorio, impegnato a esplorare il panorama molecolare dell’invecchiamento, intravede nuove scoperte e forse, anche nuove parole yiddish per descriverle. Non ci resta che attendere con impazienza.

Quando scienza e linguistica si fondono

Tra scoperte scientifiche rivoluzionarie e nomi creativi ispirati allo yiddish, Cohen dimostra come innovazione e cultura possano intrecciarsi, senza perdere di vista il rigore scientifico e la sicurezza dei pazienti.

Quante volte siete stati criticati per aver detto di avere due interessi che, agli occhi degli altri, sembravano inconciliabili, senza avere una risposta davvero convincente da dare? L’esempio di Cohen rappresenta una risposta più che valida.