Aprirsi alla gioia e al dolore. Perché la vita è preziosa

di Marina Gersony
All’improvviso ti ammali, anche se hai sempre condotto una vita virtuosa, senza fumo, droga, alcol, adottando un’alimentazione vegetariana, facendo movimento, curando il corpo e l’anima. Un fulmine a ciel sereno. Mai e poi mai avresti pensato che sarebbe toccato proprio a te. Passerà, dici allora a te stessa. Tutto passerà. La notte. La malattia. Il casino di tua figlia adolescente. Tuo marito che di colpo ti appare un estraneo. La paura. Di colpo è come se ti illuminassi, come se capissi molte cose che prima non capivi o non vedevi; capisci che il tempo non ritorna, che incalza, che non lo puoi bloccare o controllare. Devi permettere che le cose avvengano. Il sole sarà basso sull’orizzonte e poi di nuovo alto. Le ombre torneranno ad accorciarsi quando meno te lo aspetti. Capisci che non esistono assoluti. Che bisogna essere disposti a lasciare per andare avanti. Che quello che si può annodare si può anche sciogliere. Che la storia che finisci non è mai quella che cominci… E quando tutto questo passerà, tornerai a essere normale, forse a sorridere. Darai un senso a tutti quei giorni vuoti della settimana. Tornerai ad avere fiducia. Tutto passa. Anche l’amore.

È quanto accade alla protagonista del libro di Laura Forti, scrittrice, drammaturga, traduttrice, giornalista e tra le autrici italiane più rappresentate all’estero (Una casa in fiamme – Collana Narratori della Fenice – Casa editrice Guanda – Pagg. 288; € 17,00), che verrà presentato il 26 ottobre alle ore 19 al Colibrì Caffè Letterario (via Laghetto 9/11).
Attraverso una voce incisiva, lucida, rapida e spesso ironica che nulla concede all’autocommiserazione o alle sdolcinature, l’io narrante racconta la realtà dei fatti. La protagonista si chiama Manuela, ha quarantacinque anni e conduce un’esistenza serena, immersa in un quotidiano fatto di incombenze, lavoro, figli, marito e parenti vari. Tutto procede normalmente tra alti e bassi fino a quando l’inaspettata diagnosi di un tumore al seno sconvolge tutto e frantuma certezze: un controllo di routine, la scoperta di un nodulo, lo choc, la presa di coscienza, l’operazione, la radioterapia. Tutto curabile, ci mancherebbe, la Medicina ha fatto passi da gigante, anche se un tumore inaspettato e le cure da affrontare non facilitano di certo la gestione delle cose e dei rapporti… Ogni cosa assume a quel punto una luce diversa, il matrimonio va in crisi, il figlio minore sembra prigioniero delle sue difficoltà scolastiche, la figlia adolescente scalpita alla ricerca di un’identità, senza contare un episodio del passato, la perdita di un bambino mai nato, che Manuela non ha mai davvero elaborato e che riemerge con forza devastante.

Ma quello dell’autrice non va visto esclusivamente come un libro di rara onestà sulla malattia che va guardata, elaborata e affrontata. Il libro è anche una profonda riflessione su come le ambivalenze e le difficoltà possano in realtà rappresentare delle occasioni uniche di crescita per imparare ad aprirsi alla gioia e al dolore in tutta la loro intensità. Perché, come lascia intendere Laura Forti, il nostro cammino di essere umani, nonostante sia a tratti attraversato da avversità, relazioni complesse, ferite, simpatie e acredini, rimane unico, prezioso e insostituibile.

Quella della protagonista, come dicevamo, è una famiglia del nostro tempo, unica e allo stesso simile a molte altre, anche se quella di Manuela è una famiglia «diversa», una famiglia di ebrei italiani che rilegge strutture antiche alla luce della propria fragilità. L’ebraismo fa da sottofondo ed è il fil rouge che tiene insieme tutto il percorso di questo romanzo toccante e intelligente in cui si avverte con chiarezza come l’autrice compia un sofferto e affascinate percorso di ricerca identitaria-ebraica in un groviglio di domande, dubbi, angosce e curiosità che si porta dentro e che con generosità condivide con il lettore.