Cuore di cane… e una famiglia nella tempesta

di Fiona Diwan

È solo un cane (dicono)Si ride sempre parecchio leggendo le storie di Marina Morpurgo, una vena ironico-esilarante al servizio di un messaggio forte e chiaro: non siamo nati per soffrire e l’allegrezza di un lieto fine è sempre meglio di una qualsiasi intelligente e complessa tragicità. Una ricetta semplice: il lato comico della vita da perseguire testardamente come unico antidoto al dolore, all’abbandono, alla perdita. Una filosofia dell’happy end for ever, anche quando la storia è tristissima, anzi struggente. Come quella della malattia fatale di Blasco, cane amatissimo della narratrice, la cui vicenda di cura e di strenuo tentativo di salvezza Marina Morpurgo racconta in È solo un cane (dicono), facendoci ridere e piangere, facendoci innamorare di questo cane speciale che nel libro ci parla in prima persona; un affetto testimoniato a Marina dai suoi 5000 followers su Facebook, durante gli ultimi mesi di malattia di Blasco.

Ma nel libro c’è anche molto altro. C’è la vicenda di una famiglia ebraica italiana nella Seconda guerra mondiale che viene nascosta nel paesino toscano di Gambassi (lo stesso da cui viene Blasco), grazie all’aiuto di un parroco eccezionale, don Italo Ciulli, e alla generosità degli abitanti. Ci sono, sullo sfondo, le stragi di Meina e di Baveno. C’è il tema della Guerra e un intero nominario di cognomi tipici ebraico-italiani, Colombo, Calderoni, Fubini, Lattes, Bassani, Calabi, Foa. Nonni, zii, genitori, i ricordi familiari che si intrecciano con le parole dei veterinari che tentano l’impossibile per salvare Blasco. «Il tempo è limitato e le cose finiscono. Ma grazie a Blasco e alla sua malattia ho imparato a vivere i giorni che passano non come ciò che ci avvicina al disastro finale, non come ciò che ci porta alla perdita, ma come mattoncini di gioia e bellezza, di affetto e presenza, da mettere in saccoccia, come sassolini lisci e tiepidi che potrò accarezzare nei momenti di dolore e nostalgia. Mi riempio le tasche di sassolini, finché posso». Un piccolo libro pieno di gratitudine, gioia, sentimento.