Le figlie del Re vestono di bianco

Eventi

di Ester Moscati

«L’orgoglio di una figlia di D-o si annida nelle più segrete venature della sua anima». La frase, in ebraico, inglese e italiano campeggia sulla parete della Ermanno Tedeschi Gallery di Roma, che fino al 15 gennaio 2014 ospita Daughters of the King, “Le figlie del Re”, la mostra delle immagini che la fotografa romana Federica Valabrega ha dedicato all’universo femminile religioso ebraico. «Bat melech (“Le figlie del Re”) è il mio progetto fotografico sulle donne di Dio, quelle che “mostrano ai bambini la Torà”, i pilastri delle tradizioni ebraiche. – racconta Valabrega -. Bat Melech è un viaggio attraverso le voci delle donne ebree ortodosse, da Brooklyn (dove vive Federica, ndr), a Gerusalemme, a Parigi. Un’avventura cominciata tre anni fa come un’assegnazione di un workshop fotografico e trasformata in un racconto di auto-analisi, per trovare la mia voce come donna ebrea attraverso le anime, nashamas in yiddish, di queste donne religiose. Non scelgo le donne da fotografare. Loro mi scelgono. Sembra quasi esserci una forza magnetica che mi attrae verso di loro e lascia che si rivelino a me, come se mi avessero aspettato per questo. Ogni incontro, ogni conversazione, ogni scatto fotografico è una possibilità per me di confronto in relazione alla loro fede, per vedere dove la mia anima finisce e dove la loro comincia. Questo magnetismo è la mia strada dentro la Torà. Queste donne non solo mi hanno prestato le loro storie, ma mi hanno anche aperto il cuore alla mia spiritualità, mostrandomi cosa significa essere una vera “figlia del Re” al di sopra e oltre i limiti della religione».

È dunque dall’estate del 2010 che Federica Valabrega si è concentrata nel rappresentare e nel documentare la vita delle donne Chabad Lubavitch di Crown Heights, le Satmar di Williamsburg, le Beltz di Borough Park e più recentemente le Bukharan di Queens, per mostrarne il vero volto, oltre i pregiudizi più diffusi riguardo alla condizione della donna ortodossa e all’idea che il suo ruolo sociale sia solo quello di essere sottomessa al marito e di fare figli.

«È iniziato tutto con la curiosità di osservarle, per strada a New York, dove vivo. – racconta Federica – Io nasco come fotogiornalista, quindi mi sono messa a seguirle per strada, a cercare di capire la loro vita». L’ebraismo è fatto di tanti modi e mondi diversi, che l’obiettivo della fotografa ha saputo cogliere con rispetto e profondità. Ne emerge una realtà vivace, dove le donne ebree ortodosse sono vere e proprie organizzatrici, imprenditrici e protagoniste della vita famigliare.

Nella primavera e nell’estate del 2012 ha viaggiato prima in Israele e poi in Francia, per descrivere le donne religiose nelle differenti condizioni di vita. Nell’estate del 2013, poi, Federica ha continuato la sua esplorazione fotografica in Marocco e in Tunisia per confrontarsi con le donne sefardite del Nord Africa, appartenenti alle comunità più antiche al mondo, e completare il suo progetto.

Oggi, il lavoro esposto alla Ermanno Tedeschi Gallery di Roma e il libro fotografico, pubblicato da Burn Books nel novembre 2013, con testi in italiano e inglese (B/N, pp. 96, euro 35,00), traccia un percorso, tanto artistico quanto personale, della giovane fotografa, che dice «Con questo lavoro ho compiuto un cammino nella ricerca della mia identità, di donna e di ebrea».

Le immagini, per le quali Federica Valabrega ha scelto un bianco e nero estremamente contrastato, con profonde zone d’ombra e bianchi puri che emergono di prepotenza sui volti e sugli sguardi, ci permettono di vedere queste donne in tutta lo loro femminilità, con una grande ricchezza di sfumature nei gesti, nelle movenze, negli atteggiamenti, pur non trascurando mai la loro carica spirituale. «Daughters of the King – spiega ancora l’artista – è un cammino tramite il quale, dopo tre anni di scatti, di incontri e di amicizie, ho avuto modo di conoscere nel profondo la bellezza spirituale di queste donne così preziose e segrete, seppur all’interno di una società estremamente rigida e regolata da leggi severe sulla privacy e sul rispetto dell’immagine sacra».

Le fotografie di Federica Valabrega si presentano quasi come interviste mute, che vanno ad imprimersi lungo le pareti della galleria. L’artista si attiene a scelte interpretative che le permettono di raccontare la vita delle donne nelle comunità religiose ortodosse, attraverso una costruzione d’immagini popolate da dettagli, momenti “rubati” da un contesto privato, intimo, quanto lo può essere il rapporto tra una persona e la propria fede interiorizzata.

Così nascono le sue fotografie, caratterizzate anche da un sapiente uso di luci essenziali e soprattutto del flash, che separa e fa emergere il soggetto dal contesto. L’immagine diventa così lo specchio, dove riconoscere non solo la realtà ma anche, quasi, un’apparizione autoreferenziale. Infatti, quando ci si mette in gioco così profondamente, le fotografie nascono nella mente dell’autore e lo rappresentano. Gli scatti di Federica Valabrega, dunque, parlano sostanzialmente di lei e delle sue sensazioni, della riscoperta delle sue radici ebraiche attraverso la storia e le tradizioni di un popolo millenario che vive ancora la quotidianità con devozione.

In occasione dell’inaugurazione della mostra, che si è tenuta il 26 novembre, c’è stata anche la presentazione dell’omonimo libro Daughters of the King, a cura di Diego Orlando e Annalisa D’Angelo, con testi di David Alan Harvey (fotografo della Magnum Photo Agency e di National Geographic), Maurizio Molinari (giornalista de La Stampa), Ermanno Tedeschi, Diego Orlando, Annalisa D’Angelo e Federica Valabrega.

(Ester Moscati)

Federica Valabrega, Daughters of the King, a cura di Annalisa D’Angelo. Fino al 15 gennaio 2014 presso la Ermanno Tedeschi Gallery – Roma