Dialogo interreligioso: ebrei e cristiani a confronto, da un testo letterario ai dilemmi della fede

Eventi

di Roberto Zadik

 

gado
L’attrice Gabriella Gado legge alcuni brani tratti da Yossl Rakover si rivolge a Dio

Una serata stimolante e piena di spunti di riflessione sul complesso rapporto fra grandi tragedie storiche come la Shoah e il massacro degli ebrei nel Ghetto di Varsavia e i dilemmi della fede davanti al dolore di persone innocenti, quella tenutasi giovedì 10 marzo nell’Aula Magna Benatoff nella Scuola della Comunità.. L’inspiegabilità di tanti avvenimenti storici, l’angoscia dell’uomo davanti alla sofferenza e un bellissimo testo letterario come  “Yossl Rakover si rivolge a Dio” dello scrittore ebreo lituano  Tzvi Kolitz (Adelphi, 92 pagine, 10 euro) e curato dal grande filosofo Emanuel Levinas, sono stati gli argomenti centrali dell’iniziativa. Promosso dalla Comunità ebraica e organizzata in collaborazione col Duomo di Milano e l’associazione Amicizia ebraico cristiana Carlo Maria Martini l’incontro ha coinvolto diverse autorità e istituzioni del mondo ebraico-cristiano. Da parte comunitaria presenti il vice presidente Ucei, Roberto Jarach, Il Rabbino Capo, Rav Alfonso Arbib,  il presidente Raffaele Besso, l’assessore alla Cultura Davide Romano, lo studioso Vittorio Robiati Bendaud, assistente del Rabbino Giuseppe Laras, il presidente dell’Amicizia ebraico-cristiana di Milano, Yoram Ortona.

Tutto è cominciato con la breve introduzione di Bendaud che ha lasciato la parola a Monsignor Gianfranco Borgonovo e poi all’attrice Gabriella Gado e lettrice preso l’Auditorium San Fedele, che ha interpretato con grande sentimento il testo di Kolitz. Parte centrale è stata la lezione di Rav Arbib che ha commentato il testo di Kolitz parlando di una serie di argomenti, dal testo di Kolitz “bellissimo e molto profondo pieno di cultura ebraica in ogni parola”, al libro di Levinas che polemizza “con un certo modo superficiale di scrivere di ebraismo” fino ai concetti di vendetta, di giustizia e dell’apparente “nascondimento di Dio” nella sofferenza del popolo ebraico durante la Shoah.

In tema di interventi da segnalare l’intervento incisivo di Borgonovo che ha ringraziato la Comunità, sottolineando “l’importanza di questa serata che è lo svolgimento e la messa in pratica del dialogo ebraico-cristiano. E’ fondamentale dialogarsi e conoscersi senza paure e pregiudizi. Stasera riflettiamo assieme, ebrei e cristiani, sul tema della sofferenza di ogni uomo davanti a Dio che nasconde il Suo volto”. Subito dopo si è passati alla  lettura del testo di Kolitz. Ambientato a Varsavia, alla fine dell’eroica resistenza ebraica nel Ghetto, il 28 aprile 1943, dove strenuamente un gruppo di combattenti ha lottato contro la furia nazista che alla fine li ha sconfitti e trucidati, il testo molto emozionante e a tratti ironico e commovente ha per protagonista un ebreo religioso, Yosi Brakover, padre di cinque figli, uccisi dai tedeschi e rimasto come unico sopravvissuto della sua famiglia. L’uomo decide di farla finita suicidandosi con una tanica di benzina ma prima scrive una lunga e toccante lettera a Dio. Una trama di fiction ma molto realistica e espressa con un linguaggio estremamente coinvolgente e lucido.

Brakover ricorda i suoi figli piccoli massacrati da “quelle belve  di nazisti, molto peggio degli animali”, l’angoscia e la solitudine in quella cantina dove si è rifugiato in fuga dagli scontri del Ghetto, la tempesta di fuoco e di violenza per difendersi dai persecutori. “Ho 43 anni” scriveva Brakover “e ho vissuto amando Dio con tutto il cuore. Non Gli chiedo di avere pietà per me e seguirò la sorte del mio popolo. Dopo quello che mi è successo sono cambiato ma la mia fede è rimasta immutata”. Diversi i punti notevolissimi di questo scritto che riflette su problematiche teologiche e esistenziali di grande spessore e rivelandosi a più di settant’anni dalla pubblicazione, uscì nel 1946, di grande attualità anche per questa epoca cupa e violenta. Brakover è “fiero di essere ebreo perché è un’arte, è una virtù e una continua sfida. Non è come essere francesi o inglesi ed è un segno che dura per tutta la vita, di cui non ci si può liberare. Nonostante tutte queste sciagure credo e crederò sempre nel Dio di Israele e nella Sua legge. Mio Dio, Ti lodo e Ti benedico per la Tua esistenza e la Tua temibile Maestà e per la Tua bontà”.

Parole bellissime e un’efficace lezione di Rav Arbib come commento e interpretazione finale. Citando vari passi del Talmud, della Torah e della Ghemarà, il Rabbino Capo ha messo in evidenza che “si tratta di un testo molto vero e sincero anche nelle sue asperità, che esprime concetti scomodi che spesso tralasciamo per quieto vivere”. Ad esempio l’allusione al “Dio delle vendette si riferisce” ha detto Rav Arbib “al concetto di giustizia, di restituzione del Male subito , così come l’autore cita il famoso passo dei Salmi dove il giusto soffre e il malvagio prospera, argomento portante del pensiero ebraico. Sarebbe giusto invece il contrario che i cattivi soffrissero e i buoni stessero bene, ma la Giustizia appartiene a Dio e non a questo mondo e noi non possiamo capire”. Tante le tematiche sollevate nella sua lezione come il contrasto fra giustizia e pietà, come nell’Uscita dall’Egitto, dove gli Egiziani vengono puniti per il male commesso”. Cosa fare contro l’indifferenza della gente comune durante i massacri definita di Kolitz “peggio della violenza dei nazisti”? Come affrontare la sofferenza e la persecuzione dal punto di vista religioso e cosa fare quando sembra che l’uomo venga abbandonato a sé stesso dal nascondimento di Dio? “Non ci sono risposte a questo” ha detto Rav Arbib “e su come Dio venga percepito dall’uomo, un concetto che oscilla fra rigore e misericordia, come si vede nella parashà di Vaerà dove Abramo contratta con Dio per la distruzione di Sodoma e Gomorra”. In conclusione, Vittorio Bendaud ha ringraziato tutte le autorità, da Rav Arbib a Monsignor Borgonovo, ricordando il prossimo appuntamento del dialogo ebraico-cristiano che si terrà con il Rabbino Giuseppe Laras il prossimo 16 marzo presso l’Auditorium San Fedele come ultimo incontro per quest’anno. L’anno prossimo, ha fatto sapere Bendaud, “riprenderemo con le Storie di Giacobbe.

Menu