Diversità: dal pensiero ebraico, alla musica, all’architettura, all’agricoltura

di Roberto Zadik e Nathan Greppi

biodiversitàL’omologazione, l’appiattimento, la banalizzazione sono un pericolo sempre in agguato così come il rapporto fra etnie, culture e religioni in questi anni sono diventati molto spesso estremamente problematici, tesi e aggressivi o altre
volte o molto formali o inesistenti. La diversità è un valore e non un rischio, un arricchimento necessario non solo per l’uomo ma anche per la natura e per il mondo che ci circonda. Proprio su questo e su molti altri argomenti, si sono soffermati numerosi ospiti importanti durante la serata del 15 marzo alla Fondazione Corriere “Divesità. Biologica, culturale, sociale” organizzata presso la Sala Buzzati della dalla Fondazione e dal suo presidente Piergaetano Marchetti in collaborazione con la Comunità ebraica milanese e altre istituzioni. “Caleidoscopio di interventi” come l’ha definito l’avvocatessa Claude Shammah che assieme a Marchetti ha condotto l’incontro dando la parola agli ospiti intervenuti sul palco.

Tante le riflessioni che hanno spaziato fra varie discipline, dall’ebraismo con l’efficace intervento del Rabbino Capo Rav Alfonso Arbib, all’arte, col critico Philippe Daverio che in un filmato ha raccontato il valore della diversità per i popoli e per l’Italia, fino all’architettura con l’architetto Michele De Lucchi, alla manipolazione delle diversità usata come strumento per prevalere sugli altri o come stereotipo di cui ha parlato il presidente di Gariwo, Gabriele Nissim. Presenti in sala diverse personalità comunitarie, dai presidenti Besso e Hasbani, ai presidenti dell’Amen, Giorgio Mortara e David Fargion e tanti altre istituzioni.

“Spesso pensiamo che la diversità sia un concetto positivo ma per molta gente non è così” ha esordito il  presidente Marchetti. ” Molte persone quando incontrano un diverso hanno paura” ha proseguito “prendono  le distanze e adotta un atteggiamento di difesa. Una delle tante contraddizioni di questa epoca è quella fra la globalizzazione in cui vi è un ampio crogiolo di lingue, razze e religioni e la barbarie e l’aggressività che stiamo vivendo. La diversità è una ricchezza e oggi siamo qui per affermarlo e le identità sono frutto della convivenza fra differenze”.

Successivamente Rav Arbib si è soffermato sul fatto che “la diversità è fondamentale specialmente quando è differenza di pensiero e rappresenta la possibilità e la capacità di avere delle opinioni autonome”. Citando Maimonide, il Rabbino Capo, ha sottolineato l’importanza della figura del profeta “che è colui che è in grado di andare oltre all’oscurità del tempo.” Secondo Rav Arbib “stiamo vivendo un’epoca oscura perché tanta gente si adegua al pensiero corrente, senza porsi delle domande, senza distinguere, interpretare e valutare in maniera critica. Molto spesso a tutti noi piace vivere tranquillamente e non avere problemi con chi ci circonda e per questo rinunciamo a essere quello che siamo, a dire quello che pensiamo e alla nostra identità.” Continuando Rav Arbib ha sottolineato come, malgrado quello che si dice, “è molto complicato essere davvero sè stessi e spesso anche nel dialogo fra culture ci si sofferma su quello che ci accomuna col rischio di dire delle banalità. Dobbiamo invece focalizzarci sulle differenze, capire le diversità anche se non ci piacciono. Mi viene in mente l’episodio raccontato nel Tamud, Trattato di Meghillà, di quando il re ellenistico Tolomeo chiese a settanta saggi ebrei di tradurre in greco la Torah. Ne vennero fuori traduzioni tutte uguali anche se non sempre fedeli al testo originale, adattate ai gusti del committente, per assecondare il re e convivere pacificamente. Il testo venne però falsificato così come avviene con l’omologazione per ognuno di noi”.  Successivamente dopo il Rabbino Capo, sono intervenuti numerosi relatori, esprimendosi su diversità e agricoltura e su campi ben lontani dal pensiero e dalla sfera intellettuale ma inerenti all’importanza di spechi naturali diverse e di paesaggi agrari variegati per la buona salute dell’ambiente e dell’ecosistema e del nostro organismo. Su questo tema, agronomia, natura e biodiversità, si è soffermato un esperto come Stefano Brocchi che con immagini e un vivace contributo video, ha spiegato i danni della perdita della biodiversità nel paesaggio e nell’agricoltura e della riduzione del patrimonio agricolo nelle colture e nell’ecosistema. “Negli ultimi cinquant’anni del Novecento, con l’industrializzazione del Paese, l’Italia ha perso il 75 percento della sua biodiversità e questo ha inciso non solo a livello naturale ma anche sulla nostra alimentazione. Essa è fondamentale per la salvaguardia del territorio e agisce su tre livelli, genetico, specifico e eco-sistemico e la complessità della natura è necessaria per la sua sopravvivenza”.

Molto stimolanti anche gli interventi di Philippe Daverio e di Gabriele Nissim. Impossibilitato a partecipare alla serata per impegni lavorativi, l’intervento di Daverio è stato trasmesso in sala in un filmato dove la Shammah l’ha intervistato su diversità, popoli e arte. “L’Italia e l’Europa sono composte da diversità fin dall’antichità ed essa è un fattore di stimolo, di costante arricchimento come la contaminazione e la sinergia fra popoli” ha detto il critico. “Senza i Bavari non sarebbe mai nata la Baviera, senza i cinesi non avremmo mangiato gli spaghetti e senza i Burgundi non ci sarebbe mai stata la regione francese della Borgogna” ha incalzato Daverio che fra ironia e precisione storica ha delineato un quadro sintetico e coinvolgente di quanto sia importante non cadere nell’omologazione e negli stereotipi. “L’Italia è un concentrato di differenze, ogni città, ogni dialetto e perfino le ricette eno-gastronomiche sono molto variegate e diversificate fra di loro. Il pluralismo è la nostra forza”. Su questo binario, pluralismo e stimolazione, si sono mossi, con entusiasmo l’architetto De Lucchi mentre con prudenza Gabriele Nissim di Gariwo. De Lucchi ha enfatizzato il fatto che la diversità è un modo per crescere, evolverci perché “siamo tutti progettisti e scegliamo cosa mangiare, chi frequentare e come vivere le nostre giornate e le differenze ci servono per gestire la nostra libertà e integrare elementi diversi anche in opposizione fra loro.” Nissim invece ha sottolineato come sia fondamentale valorizzare la diversità ma non strumentalizzarla vittimisticamente o per alimentare stereotipi, come avveniva nella Russia Sovietica o nella Germania nazista dove gli ebrei per la loro differenza venivano visti come una minaccia da eliminare. “Bisogna alimentare il dialogo fra persone e il bisogno di conoscenza reciproco mantenendo la propria identità e aprendosi agli altri” ha detto Nissim “questo è un percorso senza fine fondamentale per la solidarietà e la convivenza”. In conclusione, il presidente Marchetti e l’avvocatessa Shammah hanno ringraziato relatori e partecipanti. “Siamo contenti di com’è stata trattata questa tematica” ha detto Marchetti “e forse faremo una serata sulle minoranze che sarà la continuazione di questa iniziativa”.

Aldo Bassetti, poi, presidente dell’associazione Amici di Brera, ha affermato che l’ignoranza è il peggior nemico della diversità e successivamente ha fatto proiettare un video di interviste ad alcuni politici, in cui veniva messa alla luce la loro ignoranza in fatto di arte. “La diversità va declinata: nel rapporto con qualcosa o qualcuno si usa definirlo diverso, ed è assolutamente necessario che in quel confronto i due soggetti abbiamo valori e caratteristiche accettabili e discutibili”. Bassetti ha citato una frase di Shimon Peres, secondo cui “ogni persona ha diritto a essere diversa”, e ha continuato parlando dell’associazione Amici di Brera, tra l’altro fondata nello stesso anno in cui è nato Bassetti (1926), e di come Brera sia “una declinazione della diversità”, un luogo dove diversità e creatività trovano molto spazio.

U altro interessante intervento è stato quello di Stefano Bocchi, professore di agronomia all’Università Statale di Milano, che ha fatto proiettare un video che mostra l’importanza della biodiversità per la sopravvivenza dell’ambiente e l’effetto devastante che l’uomo ha su di essa. Subito dopo, ha descritto come la nascita dell’agricoltura, avvenuta 12.000 anni fa nella Mezzaluna Fertile, abbia dato inizio a una domesticazione delle piante da coltivare, creando di fatto una dieta variegata. Purtroppo, negli ultimi 50 anni del ‘900, si è perso il 75% della biodiversità delle colture, e su 500.000 piante esistenti a tutt’oggi, soltanto 1.500 sono commestibili, e di queste 8 (mais, orzo, ecc.) costituiscono ben l’85% di tutte le piante di cui ci nutriamo. Molti paesi, inclusa l’Italia, hanno firmato un impegno a cercare di salvaguardare la biodiversità.

Infine, Maria Teresa Grassi, professoressa di archeologia all’Università Statale di Milano, ha parlato della distruzione di Palmira da parte dell’Isis come esempio di voler distruggere il diverso. Ha raccontato di come un tempo Palmira fosse una grande città che dal I al III secolo d.c. ha collegato le vie commerciali dal Mediterraneo all’Oriente, diventando ricca e potente. Era una città aperta, dove vari culti convivevano pacificamente, che era vista come una porta per l’Occidente dagli asiatici e come una porta per l’Oriente dagli europei.
Questo è ciò che l’Isis ha voluto cancellare, facendo esplodere tombe, templi e santuari.