Alice nel paese della miseria

Arte

di Ilaria Myr

È una figura di cui si sa e si parla poco: ma Alice Hallgarten Franchetti, amica della più celebre Maria Montessori e ispiratrice del suo notissimo metodo pedagogico, ha invece avuto un ruolo di primo piano nell’educazione italiana del primo Novecento. Fu lei infatti che all’inizio del secolo, con l’appoggio del marito, Leopoldo Franchetti, barone e senatore del Regno, volle ribaltare la realtà di emarginazione culturale del ceto più povero, istituendo le due scuole rurali di Montesca e Rovigliano, dedicate all’istruzione gratuita per i figli dei contadini dell’alta Umbria. Fu sempre lei a sostenere economicamente il lavoro di ricerca didattica di Maria Montessori, finanziando la pubblicazione del primo Metodo della pedagogia scientifica, edito dalla casa editrice Scipione Lapi, e dando inizio a quella rivoluzione della pedagogia che portò in gran parte dei Paesi del mondo le tecniche d’insegnamento incentrate sul precetto del “bambino al centro del mondo”.

Un’americana in Italia

Nata a New York, nel 1872, da una famiglia laica askenazita di banchieri, Alice Hallgarten viene presto in Europa, affascinata dalla cultura e dalla bellezza del vecchio continente. Essendo una donna molto attenta agli aspetti sociali, comincia a visitare scuole, ospizi, fabbriche, spinta da una forte volontà di rendersi utile e di migliorare la difficile situazione in cui versa la società di quell’inizio secolo. Arrivata a Roma, inizia a frequentare la casa di Sibilla Aleramo, celebre (e molto chiacchierata) propugnatrice del libero amore e autrice del testo Una donna, che diventerà negli anni ‘70 la “bibbia” del movimento femminista. Sibilla si batte per il voto delle donne, combatte il sopruso della prostituzione, e si impegna in prima persona contro l’analfabetismo creando le Scuole proletarie dell’Agro Romano. È nel salotto di questa donna che Alice incontra la scienziata Maria Montessori, una delle prime donne dell’epoca laureate in Italia, colei che cambierà per sempre l’educazione infantile.

Sempre a Roma, a soli 26 anni, la Hallgarten incontra il livornese Leopoldo Franchetti. Laureato a Pisa e combattente al sud con Giuseppe Garibaldi, diventerà famoso per il viaggio che fece, con il suo concittadino Sydney Sonnino, nel Mezzogiorno: una discesa in una cultura arretrata, estranea a quella dei due giovani toscani, luoghi privi di strade, fogne, scuole e ospedali: da qui scaturì la famosa Inchiesta Sonnino-Franchetti, documento fondamentale negli anni successivi alla riunificazione dell’Italia. Ma Franchetti è anche un ricco barone ebreo, che possiede in Umbria più di 700 ettari di terra da lui bonificati strappandoli alla boscaglia, 46 poderi abitati da mezzadri. Per la sua giovane e bella sposa americana, costruisce villa Montesca, una dimora in stile rinascimentale, circondata da un giardino di piante esotiche.

Impegno nell’educazione

È qui che si incontra periodicamente l’intellighenzia progressista dell’epoca, italiana e straniera. Ma è soprattutto qui che Alice Hallgarten Franchetti decide di creare una scuola per i figli dei contadini: i bambini -inizialmente trenta, poi più di 100, maschi e femmine, divisi in sei classi-, prendono lezioni da tre maestre, sotto il suo attento coordinamento.

Sempre in questo intenso periodo, nel 1907, fa pubblicare in Umbria l’opera dell’amica Maria Montessori Metodo della pedagogia scientifica, che Maria le dedica. Non è un caso, del resto, che fino alla discriminazione anti-ebraica del fascismo, il nuovo metodo educativo seguito nelle scuole della baronessa Alice sia conosciuto come metodo Montessori/Franchetti.

Alla scuola di Montesca si aggiunge poi quella di Rovigliano: entrambe sono luoghi dove i piccoli imparano i lavori dei campi, ma dove c’è anche spazio per ammirare la bellezza dei fiori che crescono dai semi che si sono piantati, per capire così l’importanza dell’essere parte di un tutto. La convinzione del fondamentale contatto con la natura le viene anche dalle teorie di Lucy Latter, che a Londra ha inventato in quell’epoca la pratica del kindergarten, il giardinaggio affidato ai bambini. Commentava la Franchetti: «Miss Latter era convinta che prendendo spunto dalla storia di un fiore o di un insetto il bambino avrebbe capito che niente è isolato nel mondo, che tutte le cose viventi, piante, animali e uomini, concorrono insieme al ciclo della vita». Ed è proprio a villa Montesca – dove si trova di passaggio prima di intraprendere un viaggio verso l’India per occuparsi dei giardini del maharajà di Mysore – che la Latter progetta per gli scolaretti degli orti sperimentali e mette a punto per loro una piccola guida che li aiuti a sviluppare uno spirito di osservazione della natura.

In nome delle donne

Ma l’attenzione della Hallgarten va anche alle donne che lavorano nel campo tessile. Alice Franchetti si rende conto, infatti, del pericolo che corre la tessitura artigianale di fronte alle nuove tecniche dei telai meccanici, che avevano già invaso l’Europa e gli Stati Uniti industrializzati. Nel 1908 istituisce, quindi, il Laboratorio Tela Umbra, dando a decine di ragazze madri e donne poverissime dei quartieri di Città di Castello la possibilità di lavorare, opportunamente formate da preziose maestre di tessitura, su telai manuali ottocenteschi, per poi produrre i manufatti e tovagliati di lino finissimo dalle geometrie medioevali e rinascimentali. Le tessitrici non solo vengono pagate per il lavoro fatto, ma partecipano alla ripartizione degli utili a fine anno e in poco tempo si vedono addirittura istituire un asilo infantile per i propri figli, con tanto di mensa ed educatrice al piano superiore di palazzo Tomassini, già Bourbon del Monte, in via Sant’Antonio, di proprietà dei baroni Franchetti e ancora oggi sede storica di Tela Umbra.

La lotta di Alice contro l’ignoranza, le ingiustizie e i pregiudizi dell’epoca, e il suo costante impegno, che tanto bene fece alla società dell’Altotevere e, in generale, alla pedagogia, finiscono nel 1911: a soli 37 anni, muore di tisi in un sanatorio svizzero. La segue dopo pochi anni suo marito Leopoldo, che si suicida con una pallottola alla testa dopo la notizia della disfatta italiana a Caporetto, lasciando tutti i suoi beni a Città di Castello, e garantendo così il proseguimento del cammino delle scuole rurali fondate dalla sua Alice e di Tela Umbra, che tutt’oggi continua la sua attività, secondo i valori e i metodi di lavoro di allora.

Questo è quello che rimane oggi di Alice Hallgarten Franchetti e della sua storia, troppo poco raccontata per una donna così speciale.

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