Scuola e Comunità, unite ma divise?

Scuola

di Il Consiglio della Fondazione per la Scuola della Comunità ebraica di Milano

Ragazzi kippah che studianoOggi la nostra Scuola è parte integrante della Comunità. La struttura organizzativa, l’amministrazione, il personale dipendente fanno parte della comunità e sono gestite direttamente dal Consiglio della Comunità. Il bilancio della scuola è parte del bilancio della Comunità. Ed è in perdita. Un ente gestito nel modo attuale ha scarse possibilità di analizzare e risolvere i propri problemi.
Gli Assessori alla Scuola che si sono succeduti negli ultimi anni hanno tutti dato un contributo straordinario. La Scuola e la Fondazione Scuola, creata per questo, hanno investito in vari progetti tutti necessari. Il Progetto Qualità, l’inserimento dei Tablets nella Secondaria Superiore e l’ultimo, il progetto di Rilancio della scuola. Tutti progetti straordinari e indispensabili ma che difficilmente hanno visto la loro conclusione. Ciò che è mancata è una strategia a medio e lungo termine.
La Scuola e i suoi progetti non si possono fermare. I nostri ragazzi crescono e hanno diritto di avere una scuola di eccellenza, con degli obiettivi di crescita e che sia condotta in modo efficiente.
La Fondazione Scuola parla da tempo del modello anglosassone di scuola privata.
In quel modello la scuola è di proprietà della Comunità, ma al vertice vi è un Board of Governors che definisce strategie, investimenti, progetti. Nel Board siedono: la comunità, il rabbino capo, il preside, docenti, genitori, ex alunni e uno o più finanziatori o fondazioni. La gestione operativa e amministrativa è in mano a un Direttore Generale e il Preside è responsabile unico della gestione didattica.
E allora pensiamo anche noi a una nuova struttura. Solo così un risanamento è possibile. Proviamo a ipotizzare un nuovo modello di scuola.
La nostra scuola deve mantenere il suo nome “Scuole della Comunità ebraica di Milano”, rimanere di proprietà della Comunità ma deve diventare un centro indipendente di economicità con la missione di coniugare l’identità ebraica e gli obiettivi didattici con l’equilibrio del conto economico.
Dal punto di vista tecnico è il cosiddetto Spin-off del ramo rappresentato dalla scuola in un nuovo ente.
Un ente gestito con ottica manageriale con un suo Direttore Generale, o Rettore, che ha l’obiettivo del pareggio di bilancio (o profitto).
Il DG dovrebbe lavorare su più fronti contemporaneamente:
• interlocuzione con gli attori della Comunità (Consiglio della Comunità, Fondazione, altri enti, iscritti) per finanziare gli investimenti in sviluppo e innovazione;
• interlocuzione con la società civile e gli enti comunali/ regionali/statali per alimentare il fund raising in logica allargata;
• revisione della politica di pricing e ristrutturazione dei costi;
• allargamento del numero degli studenti grazie ad azioni di marketing e allo sviluppo di partnership apolitiche con le altre scuole ebraiche;
• eventuale messa a reddito di spazi fisici della scuola in modo coerente con gli obiettivi della scuola ma con una logica di massimizzazione dei ricavi.
Insieme al DG, naturalmente, un Direttore Didattico o Preside che ha il compito di presidiare il piano didattico e sviluppare l’innovazione facendo leva in particolare sulle partnership in Italia e all’estero con le scuole ebraiche internazionali per programmi di scambio culturale e linguistico.
A capo del DG e del DD, un Consiglio di stakeholders rappresentato da tutte le anime che hanno un interesse nella scuola ebraica di Milano, in particolare: Comunità, Rabbinato, Genitori, Insegnanti, Fondazione Scuola, Eventuali Consiglieri indipendenti (ad esempio ex presidenti della Comunità o personalità della cultura ebraica), Rappresentanti delle altre scuole ebraiche (quando si troverà un percorso sinergico).
Il consiglio direttivo avrebbe funzioni di indirizzo, strategiche e potere consultivo. Darebbe l’incarico al DG e al DD per un periodo medio-lungo e avrebbe potere di veto su alcune aree tematiche nel caso contrastino la missione della scuola.
Il nuovo ente dovrà partire con un capitale iniziale o con proposte di raccolta fondi per riequilibrare il conto economico e mettere a regime il nuovo modello gestionale.
È infatti ipotizzabile che separando l’ente sia ben più facile ottenere finanziamenti dedicati da parte di Privati, Società o Fondazioni esterne.
Ciò che la Fondazione Scuola si augura è che il suo motto “Non c’è Comunità senza Scuola” non rimanga un motto ma diventi una proposta concreta di un cambio radicale per il bene della Scuola, del futuro dei nostri ragazzi, per il futuro della nostra comunità.
Per questo la Fondazione Scuola è disponibile ad aprire il tavolo per rendere operativa questa proposta.

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