A un anno dalla tragedia del Mottarone, la Comunità ebraica ricorda Amit Biran z”l

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di Ilaria Myr
Con una cerimonia privata estremamente toccante, la Comunità ebraica di Milano ha ricordato, lunedì 23 maggio, Amit Biran, il ragazzo israeliano che lavorava nella sicurezza, rimasto ucciso un anno fa nella tragedia del Mottarone, insieme alla moglie Tal Peleg, al figlio di 2 anni Tomer e ai nonni della moglie Yizhak e Barbara Cohen.

Era presente all’evento celebrato nella sede della comunità ebraica la famiglia di Amit -i genitori, la sorella Aya con il marito Or Nirko, e il fratello Nadav – intorno ai quali si sono stretti i rappresentanti politici della Comunità, fra cui il presidente Walker Meghnagi, il vicepresidente Ilan Boni, il vicepresidente Ucei Milo Hasbani (che all’epoca dell’incidente era presidente e aveva gestito l’emergenza) e tutti i consiglieri delle due liste, oltre ai colleghi della sicurezza.

In un clima di grande partecipazione, è stata dapprima apposta, all’ingresso della scuola, una targa in memoria di Amit. “Non ci credevo allora e non ci credo ora, e non so se riuscirò mai a pensare che non ci sei più. Amit, ti volevamo bene. La tua serietà, la tua sensibilità e la tua intelligenza ci hanno conquistati. Siamo qui oggi per ricordare te e la tua famiglia per sempre”, ha dichiarato commosso il responsabile della sicurezza Doron, capo diretto di Amit e suo mentore.

La targa apposta nella scuola ebraica di Milano in ricordo di Amit Biran z”l

 

Si è poi passati in giardino, dove è stato piantato un ulivo, donato dal Keren Kayemeth leIsrael, in memoria di Amit e della sua famiglia.

Milo Hasbani ha ricordato la concitazione dei momenti immediatamente successivi all’incidente. “Appena abbiamo saputo che era coinvolto Amit, abbiamo subito messo in moto la macchina organizzativa – ha spiegato -. Abbiamo portato Nadav all’ospedale dove c’era già Aya, che con grande forza ha assistito Eitan (unico sopravvissuto alla tragedia, ndr) fino a portarlo a casa. Subito si è scatenata una grande solidarietà sia in comunità, che si è stretta intorno al piccolo Eitan e alla sua famiglia, partecipando attivamente a una raccolta fondi, sia su tutto il territorio lombardo e italiano”.

 

Nei discorsi successivi, primi fra tutti quelli dei colleghi della sicurezza, è stata ricordata la bontà di Amit, la sua discrezione, disponibilità e gentilezza nei confronti di tutti, adulti e bambini, nonché la sua professionalità e dedizione nel lavoro. “Eri un amico, sempre disponibile, discreto e molto professionale”, ha detto il vicepresidente della Comunità Ilan Boni.

I suoi parenti hanno poi portato all’attenzione l’amore per la sua famiglia, l’adorata Tal e i due splendidi figli Eitan e Tomer e la sua passione per la natura. Aya ha ricordato i momenti la loro vita passata insieme prima in Israele e poi a Pavia, dove Amit aveva raggiunto la sorella per studiare medicina: le cene in famiglia, i traguardi raggiunti all’università, dove Amit si sarebbe laureato quest’anno.

“Sappiate che per noi siete parte di questa comunità, lo sarete sempre e qualsiasi cosa di cui avrete bisogno noi ci saremo” ha detto il rabbino capo Rav Alfonso Arbib alla famiglia, visibilmente commossa per la vicinanza di tutta la comunità.

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