Mestieri nuovi, idee giovani (dai boomer ai millenial)

2026

 

n° 11 - Novembre 2026 - Scarica il PDF
n° 11 – Novembre 2026 – Scarica il PDF

Dai propositi ai fatti: quattro storie dalla Comunità ebraica di Milano. Daphne Zelnick, Tamar e Gad Urlansky, Laura Loulai e Davide Rosenholz: quando il lavoro incontra l’educazione, la creatività e la vita comunitaria. Modi differenti di trasformare interessi, competenze ed esperienze personali in progetti concreti

 

 

 

Cara lettrice, caro lettore,

so che molti di voi condividono un senso di spaesamento per l’atmosfera sempre più tossica intorno agli ebrei e a Israele. Non solo in Italia: anzi, in altri Paesi d’Europa, e negli Stati Uniti, polemiche e attacchi – anche fisici – sono spesso più gravi e spudorati rispetto a quanto accade intorno a noi.

Noi ebrei italiani (o italiani ebrei: il risultato non cambia) ci sentiamo un po’ più sicuri se non altro per l’egregio lavoro di prevenzione e controllo che le autorità militari e di polizia svolgono nei luoghi «sensibili», ovvero sinagoghe e scuole: unica minoranza al mondo costretta a vivere sotto assedio. Per questo ritengo che l’applauso a uomini e donne in divisa, tributato al Tempio Centrale in occasione del terzo anniversario del 7 Ottobre, sia stato non solo doveroso ma anche e soprattutto un segnale dell’apprezzamento sincero nei confronti dei rappresentanti delle istituzioni italiane.

Detto questo, archiviata la Giornata del ricordo, ci siamo ritrovati nello spazio di pochi giorni immersi in altre, spiacevoli – meglio: vergognose –, polemiche.
Prima un noto giornalista televisivo è arrivato al punto di negare che bambini israeliani siano stati orrendamente uccisi nel corso dell’assalto terroristico del 7 ottobre 2023, quando esistono i video di quella tragedia, spesso girati dagli stessi aguzzini di Hamas, supportati da migliaia di volonterosi civili di Gaza. Il reporter non li ha visti? Male, suo dovere informarsi prima di parlare in pubblico con tale arroganza. A questo proposito: leggete l’intervista a Liz Naftali dove racconta l’incubo della nipotina di tre anni, Abigail, rapita e portata a Gaza dai mostri che avevano ucciso i genitori di fronte a lei. Non basterebbe questo a giustificare una levata di scudi, un coro unanime di orrore e condanna contro gli uomini, e la loro ideologia di morte, capaci di riproporre metodi, questi sì, genocidari in stile nazista?

E poi, secondo fatto sconvolgente, la polemica intorno alla firma di una dichiarazione «anti governo ed esercito di Israele» imposta ai partecipanti ebrei invitati a seguire le lezioni sul «metodo Reggio Emilia» di insegnamento ai più piccini. Un sistema celebre in tutto il mondo perché incentrato sulla «diversità e sulla capacità di ascolto». Niente male davvero: gli insegnanti americani, di fronte a questa richiesta allucinante (che c’entrano loro con le scelte di un Paese sovrano? E chi ha l’autorità di affermare che queste scelte, una guerra difensiva, siano sbagliate?) hanno preferito non venire in Italia. E bene hanno fatto: le scuse (tardive) del sindaco, precedute da goffe smentite degli organizzatori, non sono bastate ad arginare uno scandalo che è arrivato anche sui media stranieri. E noi, di questo, parliamo ampiamente questo mese.

Ma il vostro Magazine si occupa anche di altro. Eccoci dunque alla nostra storia di copertina: abbiamo fatto un viaggio all’interno della Comunità milanese cercando le voci di chi – giovani e meno giovani – si è inventato un lavoro, una professione, grazie soprattutto alla propria fantasia e voglia di mettersi in gioco. Sono solo degli esempi: siamo certi che gli ebrei milanesi abbiano in serbo tante idee per far fronte a un mondo professionale in continua evoluzione. E poi un’interessantissima inchiesta su Internet e adolescenti, con un vademecum per capire il linguaggio dei nostri figli immersi in un mondo virtuale sempre più pervasivo. Lasciatemi infine chiudere con una nota di speranza.

Viviamo tempi difficili, certo. Ma dobbiamo anche essere consapevoli di avere in noi tutte le risorse per far fronte a queste asperità.
Am Israel chai

Paolo Salom