Da sinistra Atefano Parisi e Isaac Herzog

Setteottobre incontra Herzog: la battaglia contro l’antisemitismo si combatte anche in Europa

Personaggi e Storie

di Stefano Parisi (dal sito dell’Associazione Setteottobre)
A Gerusalemme la delegazione di Setteottobre presenta al presidente israeliano i dati sull’odio antiebraico e chiede un impegno più deciso contro la propaganda di Hamas.

Ieri (29 ottobre, ndr) una delegazione di Setteottobre è stata ricevuta a Gerusalemme dal presidente dello Stato di Israele Isaac Herzog. Sono giorni cruciali per la democrazia israeliana. Dopo che gli elettori hanno espresso il loro voto ed eletto i propri rappresentanti alla Knesset, si apre una delicata fase istituzionale, nella quale il presidente di Israele è chiamato a favorire la formazione di una maggioranza parlamentare in grado di dare vita al nuovo governo. Un passaggio ancora più importante se si considera il valore storico di queste elezioni, dopo il massacro del 7 ottobre e i diversi fronti di guerra sui quali Israele è impegnato.

È stato per noi un grande onore che il presidente Herzog abbia trovato il tempo, in giornate così intense, di incontrare Setteottobre. Abbiamo voluto offrirgli un quadro chiaro della drammatica crescita dell’antisemitismo che stiamo vivendo in Europa. Abbiamo presentato i dati delle aggressioni e degli episodi di odio contro gli ebrei, esplosi già a partire dall’8 ottobre 2023. L’ostilità verso Israele, la sua storia, il sionismo e le radici delle nostre democrazie è diventata un fenomeno di massa, che condiziona l’università, gli organi di informazione, la scuola e persino lo sport.

L’Islam radicale, che da vent’anni investe sistematicamente nei luoghi e negli strumenti attraverso i quali si forma la cultura dei giovani occidentali — università, media, sport — ha sviluppato una propaganda straordinariamente potente, penetrata profondamente in opinioni pubbliche sempre più disorientate e prive di solidi riferimenti culturali. La politica, che ha progressivamente perso il legame con le radici culturali delle democrazie liberali occidentali, finisce così per subire la pressione delle opinioni pubbliche e la forza dell’azione dell’Islam radicale.

Questo ha portato gran parte dei governi europei a voltare le spalle a Israele sin dai giorni immediatamente successivi al massacro del 7 ottobre. Mentre l’Europa si è schierata al fianco dell’Ucraina, aggredita dalla Russia, fornendo aiuti militari ed economici per sostenere la resistenza del popolo ucraino, non ha fatto lo stesso con Israele. Nelle piazze europee, invece, abbiamo assistito a qualcosa di ancora più grave: movimenti che hanno giustificato il pogrom del 7 ottobre, rovesciando le responsabilità e trasformando la vittima in aggressore.

Le piazze sono invase da giovani con la kefiah che sventolano bandiere palestinesi o addirittura di Hamas e che, nei loro slogan, invocano la cancellazione dello Stato di Israele. Gli stessi obiettivi proclamati dai leader di Hamas e dal sanguinario regime degli ayatollah, che in Iran trucida a decine di migliaia i giovani che manifestano per la libertà.

È in corso una guerra cognitiva che Israele non sembra ancora aver affrontato con la determinazione e gli strumenti necessari. Abbiamo detto al presidente che questa guerra va combattuta: per mantenere viva la memoria del 7 ottobre, per smontare le menzogne della propaganda di Hamas, per contrastare i pregiudizi che condizionano l’informazione mainstream.

Aiutare l’Europa a sconfiggere l’antisemitismo è un dovere dello Stato di Israele nei confronti degli ebrei della diaspora. Ma è anche una necessità urgente per difendere la libertà delle nostre democrazie e per rompere l’isolamento internazionale in cui oggi si trova Israele. In ultima istanza, combattere l’antisemitismo e l’ostilità verso Israele in Europa significa anche difendere la sicurezza degli israeliani.