«Bisogna dare ai ragazzi strumenti per le diverse fasi della loro vita»

Giovani

di Ilaria Myr

Questa è la priorità per Simone Mortara, neoeletto Assessore ai Giovani all’Ucei, che parla di una cabina di regia condivisa fra l’Unione, le comunità e i movimenti giovanili

«I Millennials sono una generazione multi-identitaria, che concepisce in modo diverso dal passato l’identità e il modo di fare comunità: vivono in tante comunità diverse e farne prevalere una è più difficile rispetto alle generazioni più vecchie. Quello che dobbiamo fare è cercare di dare loro degli strumenti e delle possibilità che si inquadrino in questo loro normale modo di fare, perché possano esprimersi e costruire qualche cosa che sia di loro interesse». Ne è convinto Simone Mortara, membro della Comunità ebraica di Milano, da sempre molto attivo nelle attività giovanili e neoeletto assessore ai giovani dell’Ucei. «Dobbiamo presidiare i punti di entrata e di uscita dalle attività comunitarie: quindi se escono dalla scuola ebraica durante gli anni di studi, quando finiscono i movimenti giovanili, spingendo l’ingresso nell’Ugei, e quando devono cercare lavoro o andare a vivere da soli, perché trovino nella comunità e nell’Unione una sponda nelle diverse fasi della loro vita».

Fondamentale, quindi, è che l’Unione, la comunità ebraica di Milano, quella di Roma e le piccole comunità italiane lavorino insieme con obiettivi comuni, con una regia condivisa che coinvolga gli assessori ai giovani delle comunità e dell’Ucei e i rappresentanti dei movimenti giovanili under 18. «Per fare ciò dobbiamo essere anche in grado di accettare sul nostro territorio organizzazioni o attività nazionali o internazionali, senza sentirne la competizione e, anzi, favorendone l’integrazione al fine di aumentare l’offerta, perché solo quando l’offerta aumenta può rispondere alle multiple identità dei giovani ebrei italiani». Un esempio è Moishe House, l’organizzazione americana che mette insieme a vivere giovani ebrei di una città che, in cambio del finanziamento per coprire le spese di una casa in affitto, devono organizzare, dopo avere ricevuto una formazione ad hoc, attività per altri giovani ebrei. Presente anche in Italia, a Roma, l’organizzazione ha case in tutti i continenti (perfino in Cina, Australia e Nuova Zelanda) e il loro numero continua a crescere, aggregando i Millennials delle varie comunità. «Un altro fronte su cui lavorare è quello dei giovani israeliani, che in molte città della diaspora sono più numerosi dei ragazzi iscritti alla comunità locale – continua Mortara -. Fra loro sta crescendo la necessità di fare comunità, per insegnare l’ebraico ai figli o festeggiare le feste, e penso che le comunità ebraiche dovrebbero cercare di intercettare questo bisogno e facilitare la vita di questi gruppi».

Infine, c’è l’Ugei, l’Unione dei giovani ebrei italiani, che raggruppa i giovani ebrei italiani. Purtroppo, però, da parte dei giovani milanesi c’è una partecipazione ridotta rispetto a quella delle altre città italiane. «I ragazzi vogliono conoscere gente nuova, e anche gli altri ebrei italiani che conoscono agli eventi nazionali vengono percepiti, poi, come “un po’ le stesse facce”- spiega a Bet Magazine Daphne Zelnick, referente per Milano nel consiglio UGEI (Unione Giovani Ebrei d’Italia) -. Diverso è invece il discorso delle attività internazionali: ad esempio, dal 15 al 17 ottobre si è tenuto un grande Shabbaton a Napoli al quale hanno preso parte giovani ebrei da tutta Europa. In quel caso ci fu un’affluenza record di milanesi».
Per rafforzare la presenza e l’attività dell’Ugei, dunque, è necessario, secondo Mortara, «creare una cabina di regia fra i suoi rappresentanti, le comunità locali e l’Unione, in cui ci si confronti e si possano sviluppare un progetto condiviso».

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