Il regista László Nemes

L’antisemitismo in Occidente e l’ipocrisia di Hollywood secondo László Nemes

Personaggi e Storie

di Nathan Greppi
In un’intervista al Guardian, Nemes ha detto: “Il figlio di Saul” (suo film premio Oscar, ndr) non arriverebbe neanche nella shortlist (degli Oscar)”. Questo a causa “della politicizzazione del cinema”. E ha puntato il dito in particolare contro quegli artisti che sostengono il boicottaggio d’Israele. “Penso che sia tutta una regressione anti-umanista. E poiché non viene identificata come tale, la sua diffusione è assai efficace”, ha dichiarato. 

Il regista ungherese László Nemes, il cui film sulla Shoah del 2015 Il figlio di Saul ha vinto l’Oscar per il Miglior Film Straniero, ha recentemente rilasciato un’intervista al Guardian in cui ha denunciato la crescente diffusione dell’odio antiebraico in Occidente, nonché l’ipocrisia con la quale le celebrità di Hollywood hanno trattato Israele e la guerra a Gaza.

L’Europa e la Shoah

Nemes ha parlato con il Guardian in occasione dell’uscita del suo ultimo film Moulin: presentato al Festival di Cannes domenica 17 maggio, è ambientato ai tempi della resistenza francese contro l’occupazione nazista.

La sua precedente pellicola del 2025, Árva, è ispirata alle vicende familiari del regista ed è ambientata in Ungheria all’epoca della dittatura comunista, avente come protagonista un giovane ebreo figlio di una sopravvissuta alla Shoah che cerca di scoprire la verità sul proprio padre. Non a caso, il titolo significa “orfano” in lingua ungherese.

Nemes ha criticato il modo in cui a suo parere le società europee hanno rielaborato la memoria di ciò che è successo: “Non penso che l’esperienza della Shoah sia stata integrata nel tessuto stesso dell’Europa. Credo che ci sia vergogna, ma non comprensione”.

Un clima mutato

Alla domanda se secondo lui Il figlio di Saul, che parla delle vicende di un sonderkommando ebreo ungherese ad Auschwitz, riceverebbe la stessa accoglienza se fosse uscito in questi giorni, Nemes ha risposto: “Oggi credo che non arriverebbe neanche nella shortlist (degli Oscar)”. Questo a causa “della politicizzazione del cinema”, che a suo parere coinvolge “tutto ciò che è considerato ebraico […] Nessuno lo toccherebbe neanche con un dito”.

A dimostrarlo, secondo Nemes, è il fatto che ad oggi Árva non abbia ancora trovato un distributore negli Stati Uniti. “Dovresti essere in grado di parlare di certe cose senza essere ostracizzato”, cosa che invece a lui è successa. Ha inoltre puntato il dito verso il riscontro dei media, che a suo parere “puzza di una posizione ideologica”.

Per spiegarsi meglio, ha affermato: “C’è un’orgia di antisemitismo, assoluta e sfacciata, che sta travolgendo l’Occidente”. Ha sostenuto che sia in atto uno scontro tra due fazioni, una che chiama “umanesimo” e l’altra “anti-umanesimo”. Quest’ultimo nasce da una forma di politica identitaria che non vede più individui, ma solo gruppi. È consumato da una “ossessione razziale” e da un “arroganza puritana e moralista”.

Il conformismo di Hollywood

Nemes ha puntato il dito in particolare contro quegli artisti che sostengono il boicottaggio d’Israele. “Penso che sia tutta una regressione anti-umanista. E poiché non viene identificata come tale, la sua diffusione è assai efficace. E uno dei suoi vettori più potenti è stato l’antisemitismo”, ha dichiarato. “L’ebreo è sempre stato (dipinto) come una sorta di nemico interno, e penso che ora (l’idea del) ebreo come nemico interno all’Occidente abbia raggiunto le dimensioni dell’antisemitismo europeo prima della presa del potere da parte del Partito Nazionalsocialista”.

Sebbene i fautori del boicottaggio si presentino come interessati ai diritti umani, il regista ungherese ha spiegato: “Sappiamo come agisce la mentalità totalitaria […]  Questo tipo di ideologia si aggrappa sempre al sensazione di appartenere alla parte giusta della storia”. E nel modo in cui lo fa, secondo Nemes, “emerge un aspetto molto forte, moralista, puritano”.

Quando l’intervistatore ha sostenuto che le posizioni dei boicottatori siano dovute alle vittime palestinesi della guerra a Gaza, Nemes ha replicato: “Beh, dov’erano quando Bashar al-Assad ha ucciso almeno 600.000 persone in Siria? Dov’erano queste persone con le loro belle idee quando i bambini avevano assoluto bisogno degli aiuti dell’ONU, a milioni, nello Yemen? E la lista va avanti ancora e ancora. Pertanto, dov’erano allora queste persone meravigliosamente morali?”.

Ha aggiunto che se a queste celebrità “fosse importato davvero della gente in questa regione, si sarebbero rivoltate contro il fatto che è dominata da un culto di morte totalitario che sta uccidendo la sua stessa popolazione a livelli senza precedenti”, ovvero Hamas, che lui ha definito “un’ideologia jihadista globalista, che punta ad uccidere gli ebrei”.

Quando ha cercato un distributore per Árva, ha spiegato, la gente gli “chiedeva di Gaza, invece di, sai com’è, del film. (Chiedevano) se ho firmato questa o quella petizione”. Ha aggiunto che è “stancante vedere la casta di Hollywood impartirci lezioni morali. Sai, dalle loro piscine e case di lusso nella valle e sulle colline di Hollywood. Devo davvero ascoltare dei milionari che insegnano la morale al mondo? Credo che nessuno lo voglia”.