di Pietro Baragiola
A scuotere la Croisette le parole di Paul Laverty, sceneggiatore e membro della giuria di quest’anno che ha accusato pubblicamente Hollywood di aver “messo ingiustamente nella lista nera” artisti come Susan Sarandon, Javier Bardem e Mark Ruffalo “solamente per aver criticato Israele durante il conflitto a Gaza”. Mentre il regista ebreo-ungherese László Nemes ha spiegato come siano gli artisti ebrei ad aver subito una vera ondata di boicottaggio antisemita sin dallo scoppio della guerra.
Il Festival di Cannes 2026 non verrà ricordato soltanto per il cinema ma anche per le forti tensioni politiche che in questi giorni stanno attraversando la Croisette: da una parte diversi film in concorso affrontano temi legati alla memoria della Shoah; dall’altra le dichiarazioni di alcuni membri della giuria hanno acceso uno scontro durissimo contro Hollywood, accusata di aver escluso attori e attrici per le loro critiche nei confronti di Israele.
I partecipanti ebrei
Nonostante abbia fatto particolarmente discutere per l’assenza totale di produzioni totalmente israeliane nella sua selezione ufficiale, l’edizione di quest’anno presenta diverse opere connesse con l’universo culturale ebraico.
Uno dei titoli più attesi è Fatherland del regista Pawel Pawlikowski, la cui nonna paterna è morta ad Auschwitz. Il suo nuovo progetto racconta il ritorno dello scrittore Thomas Mann nella Germania del dopoguerra insieme alla figlia Erika, affrontando insieme il peso della Memoria storica e il rapporto tra cultura europea e la tragedia del nazismo.
Grande attenzione anche per Moulin di László Nemes, il regista ebreo-ungherese diventato celebre grazie a Son of Saul, ancora oggi considerato uno dei film più potenti mai realizzati sulla Shoah. Sebbene la sua nuova trama sia ancora avvolta nel mistero, la presenza di Nemes a Cannes ha immediatamente riacceso il dibattito sul cinema della memoria e sulla rappresentazione delle persecuzioni ebraiche nel linguaggio cinematografico contemporaneo.
In concorso per la Palma d’oro è persino il regista indipendente Ira Sachs con il suo The Man I Love che, pur non affrontando direttamente temi religiosi o politici, conferma il peso culturale dei registi ebrei all’interno del cinema d’autore internazionale.
A legare ancora di più l’edizione di quest’anno con la cultura ebraica è la decisione di assegnare la Palma d’oro onoraria a Barbra Streisand, icona assoluta del cinema americano e figura simbolica dell’identità ebraica ad Hollywood.
Le accuse contro Hollywood
Mentre gli artisti ebrei calcano i tappeti rossi di Cannes, la politica propal è esplosa nelle conferenze stampa dell’evento. A scuotere la Croisette a tal proposito sono state soprattutto le parole di Paul Laverty, sceneggiatore e membro della giuria di quest’anno.
Il 12 maggio Laverty ha accusato pubblicamente Hollywood di aver “messo ingiustamente nella lista nera” artisti come Susan Sarandon, Javier Bardem e Mark Ruffalo “solamente per aver criticato Israele durante il conflitto a Gaza”.
“Hollywood dovrebbe vergognarsi” ha dichiarato il membro della giuria davanti alla stampa internazionale del festival, ricevendo applausi e critiche da parte dei presenti.
Nel suo discorso, Laverty ha colto l’occasione per elogiare Cannes per aver scelto proprio Susan Sarandon come volto del manifesto ufficiale del festival di quest’anno, utilizzando una celebre immagine tratta da Thelma & Louise.
“È un segnale importante in un momento in cui molte star sono state penalizzate professionalmente per le loro posizioni politiche” ha aggiunto lo sceneggiatore.
Lo stesso Nemes ha risposto a queste lamentele, spiegando come siano gli artisti ebrei ad aver subito una vera ondata di boicottaggio antisemita sin dallo scoppio della guerra, portando grandi danni all’industria del cinema israeliano e frenando gli artisti emergenti.
Persino il regista sudcoreano Park Chan-wook, presidente della giuria di Cannes, ha commentato questo dibattito, difendendo il rapporto tra arte e politica e sostenendo che “cinema e impegno non sono in conflitto, motivo per cui né gli artisti propal né le produzioni israeliane dovrebbero essere escluse dai principali eventi cinematografici”.
Il Festival di Cannes 2026 si avvia verso la sua conclusione, prevista per il 23 maggio, e resta ancora da scoprire se, nelle ultime giornate dell’evento, saranno soprattutto i film a lasciare il segno oppure le tensioni culturali e ideologiche che stanno dividendo Hollywood e il mondo dello spettacolo.





