di Nina Prenda
Le preziose monete, risalenti rispettivamente a circa 2.000 e 2.500 anni fa, trafugate da saccheggiatori e introdotte illegalmente nel mercato dell’arte, erano destinate a essere battute all’asta negli Stati Uniti prima di essere sequestrati grazie a un’azione congiunta tra l’unità anti-saccheggio dell’IAA, la Antiquities Trafficking Unit dell’ufficio del procuratore distrettuale di Manhattan e il Dipartimento per la Sicurezza Interna degli Stati Uniti.
Due antiche monete, risalenti rispettivamente a circa 2.000 e 2.500 anni fa, sono state restituite a Israele al termine di un’operazione internazionale contro il traffico illecito di reperti archeologici condotta dalle autorità israeliane e statunitensi. Lo ha annunciato martedì 12 maggio l’Autorità per le Antichità di Israele (IAA).
Le preziose monete, trafugate da saccheggiatori e introdotte illegalmente nel mercato dell’arte, erano destinate a essere battute all’asta negli Stati Uniti prima di essere sequestrati grazie a un’azione congiunta tra l’unità anti-saccheggio dell’IAA, la Antiquities Trafficking Unit dell’ufficio del procuratore distrettuale di Manhattan e il Dipartimento per la Sicurezza Interna degli Stati Uniti. Le monete sono state ufficialmente riconsegnate a Israele durante una cerimonia svoltasi a New York.
Tra i reperti recuperati spicca una rara moneta in bronzo coniata nel I secolo d.C., quando il Secondo Tempio di Gerusalemme era ancora in piedi. Il manufatto reca quella che gli studiosi ritengono essere la più antica raffigurazione conosciuta della menorah ebraica a sette bracci, accanto a una tavola rituale utilizzata nel Tempio.
Secondo Robert Kool, responsabile del Dipartimento Numismatico dell’IAA, il valore storico della moneta risiede soprattutto nella sua iconografia. “Ciò che rende questo esemplare straordinario è il suo significato simbolico”, ha spiegato l’esperto. Sebbene le monete in bronzo fossero generalmente di valore economico modesto e diffuse nel mondo antico, questo esemplare costituisce un’eccezione: ne sono state identificate soltanto poche decine.
La moneta è attribuita a Mattatia Antigono, ultimo sovrano della dinastia asmonea dei Maccabei, la famiglia sacerdotale ricordata nella tradizione ebraica per la rivolta contro i Seleucidi celebrata durante Hanukkah. Sostenuto dai Parti, che nel 40 a.C. sottrassero la Giudea al controllo romano, Antigono fu insediato come re di Gerusalemme.
“Erode era percepito come un usurpatore, mentre Mattatia incarnava sia il ruolo di re sia quello di sommo sacerdote”, ha spiegato Kool. “Queste monete trasmettevano un messaggio politico preciso: proteggere il Tempio e i simboli più sacri del popolo ebraico”.
Gli studiosi sottolineano inoltre l’eccezionalità della rappresentazione della menorah. All’epoca, infatti, l’accesso al candelabro sacro all’interno del Tempio era riservato esclusivamente ai sacerdoti. Secondo Yuval Baruch, archeologo e specialista dell’IAA, chiunque altro poteva osservarlo solo da lontano, affidandosi poi alla memoria per riprodurne l’immagine.
La moneta reca iscrizioni in paleo-ebraico e in greco: da un lato “Mattatia il Sommo Sacerdote”, dall’altro “Re Antigono”. Una scelta che, secondo gli studiosi, rifletteva il tentativo del sovrano di coniugare l’identità religiosa ebraica con il modello politico ellenistico dominante nel Mediterraneo orientale.
“Nel mondo antico le monete erano strumenti di propaganda”, ha osservato Kool. “Erano l’equivalente dei social media di oggi: servivano a diffondere ideologia e legittimazione politica”.
Antigono venne sconfitto nel 37 a.C. da Erode, che trasformò la regione in uno stato vassallo di Roma. Le monete con simboli ebraici sarebbero ricomparse soltanto circa un secolo più tardi, durante la prima rivolta ebraica contro i Romani.
Il secondo reperto recuperato è una rarissima moneta d’argento fenicia di circa 2.500 anni fa, probabilmente coniata nell’antica Ashkelon. Sul dritto compare la dea Atena con l’elmo, mentre sul rovescio è raffigurato un gufo con le ali spiegate, iconografia ispirata ai celebri tetradrammi ateniesi.
L’esemplare presenta inoltre le lettere alef e nun in scrittura fenicia, interpretate da alcuni studiosi come riferimento ad Ashkelon, di cui rappresenterebbero la prima e l’ultima lettera del nome.
“Nel V e IV secolo a.C. Ashkelon era una città fenicia e i Fenici erano tra i più importanti commercianti del Mediterraneo”, ha spiegato Kool. “Questa moneta imitava il tetradramma ateniese, la valuta di riferimento dell’epoca nel Mediterraneo orientale”.
L’unico altro esemplare noto dello stesso tipo è conservato al Museo di Israele. Anche quella moneta, tuttavia, non proveniva da uno scavo archeologico ufficiale, ma dal mercato antiquario internazionale.
Secondo Haim Gitler, capo curatore di archeologia e numismatica del Museo di Israele, le due monete conosciute furono probabilmente coniate utilizzando gli stessi stampi. Un’imperfezione nell’immagine di Atena, simile a una lacrima, suggerisce infatti l’uso dello stesso conio.
Gli esperti ribadiscono che il commercio illegale di reperti rappresenta una grave minaccia per il patrimonio culturale mondiale. “Il saccheggio archeologico distrugge la storia”, ha dichiarato Kool.
Sulla necessità di una cooperazione internazionale contro il traffico illecito hanno insistito anche le autorità coinvolte nell’operazione. “Il commercio clandestino di antichità è un fenomeno globale che richiede collaborazione tra Stati e forze investigative”, ha affermato Eitan Klein dell’IAA.
Dello stesso avviso il colonnello Matthew Bogdanos, responsabile dell’unità per il traffico di antichità dell’ufficio del procuratore di Manhattan: “Questa operazione deve diventare un modello internazionale per il recupero del patrimonio culturale saccheggiato”.



