Seduta solenne della Regione Toscana per il Giorno della Memoria

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di Ilaria Ester Ramazzotti

toscana1FIRENZE – “È urgente riaccendere il giorno della memoria come termometro per combattere l’integralismo religioso e l’antisemitismo, capaci di distruggere i capisaldi del modello democratico”. Così si è espresso il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi durante il consiglio regionale svolto il 27 gennaio a Firenze. Un consiglio riunitosi in seduta solenne, dedicato alla Shoah, che ha avuto fra gli ospiti Sara Cividalli, presidente della Comunità ebraica di Firenze, il rabbino capo della città Yosef Levi, il sindaco di Firenze Dario Nardella, il presidente di Aned in Toscana Alessio Ducci, l’imam di Firenze Izzedin Elzir e Joseph  Weiler, presidente Istituto Universitario Europeo di Fiesole.

Il dibattito sulla memoria e le nuove emergenze antisemite e xenofobe
“Ogni volta che in Europa riprendono forza i venti funesti del razzismo, si riaccende l’intolleranza verso gli ebrei, che vengono colpiti nei loro simboli”, ha sottolineato Rossi in riferimento agli attacchi terroristici di Parigi. Secondo Alberto Monaci, presidente del consiglio regionale toscano, è necessario tenere alto “l’allarme contro l’oblio, quello naturale e quello indotto” e difendere la memoria “dai burocrati insensibili come dai movimenti negazionisti”.

Sara Cividalli ha detto che Auschwitz rappresenta “un tempo non lineare, fermo, dove passato, presente e futuro si confondono, perché quando i sopravvissuti ripensano a quel luogo essi sono ancora lì, adesso”. Ogni iniziativa proposta a favore della memoria “serve a far percepire che non è solo storia, ma qualcosa che appartiene a tutti” e “serve a cogliere per tempo i segni premonitori, anche stupidi, del rinascere di sentimenti xenofobi e antisemiti”.

“Noi che siamo nati dopo la Shoah abbiamo sperato che questa tragedia si fosse per sempre allontanata dall’Europa, ma i segnali di questi ultimi anni e di queste ultime settimane ci dicono che i tempi funesti possono tornare – ha sottolineato rav Joseph Levi -. La macchina di morte dell’Isis sta imitando quelle stesse logiche”; inoltre, dopo i fatti di Parigi “ci siamo ritrovati nel passato”. Tuttavia le manifestazioni svolte per le strade della capitale francese hanno “lanciato un grido: questa volta non succederà che l’Europa non sappia reagire in tempo – ha aggiunto -. Non succederà che torni l’antisemitismo e che si manifesti l’antislamismo”.

Per Alessio Ducci, il giorno della memoria serve anche a ricordare che gli oppositori politici venivano deportati nei lager “perché proiettavano nel futuro l’idea di una società democratica, pacifica e giusta”, oltre al fatto che  “non il lavoro, ma la cultura e la conoscenza ci rendono liberi”. I testimoni diretti della Shoah sono sempre di meno e “per questo serve mantenere alta la tensione contro il formarsi di nuovi fenomeni di xenofobia e di antisemitismo”.

 Joseph Weiler: “La memoria è parte integrante della nostra identità”
“Questo giorno vale se è capace di metterci a disagio” , ha detto Joseph  Weiler concludendo la seduta consigliare con la relazione Il rapporto tra Memoria della Shoah, diritti umani e identità europea. “La memoria non deve e non può essere solo la celebrazione di una giornata, deve essere parte integrante della nostra identità e della nostra coscienza”. Ma la memoria è difficile perché “costituisce l’identità personale e collettiva e nella nostra identità di europei c’è anche la Shoah. Da quel buio – ha dichiarato – sono scaturite due nobili conseguenze: la fondazione dello Stato d’Israele e l’Unione europea”, che “non possono rinunciare alla loro identità, perché significherebbe disonorare la memoria della Shoah”.

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