Tra il 29 e il 30 settembre 1941 furono sterminati dalle SS nella cava di Babi Yar, alle porte di Kiev, in Ucranica, 34 mila ebrei. Un sito, diventata una grande fossa comune, nella quale fino al 1943 i nazisti assassinarono complessivamente 60 mila persone fra ebrei, zingari, partigiani e prigionieri di guerra. L’eccidio è stato appena commemorato dai discendenti delle vittime che hanno deposto fiori, candele e sassi davanti al monumento (un candelabro a sette bracci) che ricorda l’evento. Preghiere sono state recitate dal rabbino capo di Ucraina, Yakiv Blaykh. Tra i sopravvissuti era presente Debora Averboukh, 86 anni, che nel 1941 era riuscita a fuggire in Uzbekistan. Uno sterminio, compreso quello dei genitori, appreso casualmente poco dopo da una cartolina inviatale da un figlio di alcuni vicini di casa a Kiev.
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