di Anna Balestrieri
La fragile tregua tra Israele e Hezbollah continua a sgretolarsi. Nella giornata di domenica 10 maggio, un attacco con droni esplosivi lanciati dal Libano meridionale ha causato la morte di un riservista israeliano nel nord di Israele, mentre il governo libanese apre, almeno formalmente, alla possibilità di una futura pace con Israele — ma solo a precise condizioni politiche e territoriali.
Ucciso un riservista israeliano vicino al confine libanese
Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno annunciato la morte del maresciallo riservista Alexander Glovanyov, 47 anni, autista del 6924º Battaglione del Centro Trasporti dell’esercito israeliano. L’uomo è rimasto ucciso domenica pomeriggio nei pressi di Manara, località israeliana al confine con il Libano, durante un attacco coordinato con diversi droni carichi di esplosivo lanciati da Hezbollah.Glovanyov lascia la moglie, un figlio quindicenne e una bambina di appena otto mesi.
Secondo l’indagine preliminare dell’IDF, uno dei droni ha colpito direttamente la posizione in cui si trovava il riservista. La madre della vittima, Flora, ha raccontato ai media israeliani che il figlio cercava costantemente di rassicurarla sulla situazione nel nord del Paese. “Mi diceva sempre: ‘Va tutto bene’. Fino a ieri andava tutto bene”, ha dichiarato.
Il bilancio militare
Glovanyov è il quinto soldato israeliano ucciso nel Libano meridionale o lungo il confine dall’inizio del cessate il fuoco di aprile, una tregua che appare ormai sempre più simbolica.
Nella stessa giornata di lunedì, altri attacchi con droni esplosivi attribuiti a Hezbollah hanno provocato il ferimento lieve di tre soldati israeliani nel Libano meridionale. I militari sono stati evacuati in ospedale.
In risposta, l’esercito israeliano ha emesso ordini di evacuazione per nove villaggi del Libano meridionale, annunciando imminenti raid aerei contro infrastrutture e obiettivi legati a Hezbollah.
Tra i villaggi interessati figurano Rihan, Jarjouaa, Kfar Roummane, Nmairiyeh e Harouf.
“L’IDF è costretto ad agire con forza contro le violazioni del cessate il fuoco da parte di Hezbollah”, ha dichiarato il portavoce militare Avichay Adraee, invitando i civili ad allontanarsi di almeno un chilometro dalle aree designate.
Raid israeliano sotto indagine: morti un uomo siriano e sua figlia di 12 anni
Parallelamente, l’esercito israeliano ha aperto un’indagine su un attacco effettuato sabato nell’area di Nabatieh, nel Libano meridionale, che ha causato la morte di un cittadino siriano e della figlia dodicenne.
Secondo il ministero della Salute libanese, i due viaggiavano in motocicletta quando sono stati colpiti da un drone israeliano.
L’IDF sostiene di aver individuato “sospetti” uscire da un edificio utilizzato da Hezbollah per attività militari e di aver effettuato un “attacco preciso” per neutralizzare la minaccia. Tuttavia, l’esercito ha riconosciuto che civili sono rimasti coinvolti e ha confermato ulteriori verifiche sull’accaduto.
Media libanesi hanno riportato accuse particolarmente gravi, sostenendo che il drone avrebbe colpito ripetutamente la bambina anche dopo che era fuggita dal primo impatto.
Il cessate il fuoco sempre più fragile
Il conflitto tra Israele e Hezbollah si è riacceso il 2 marzo scorso, pochi giorni dopo l’inizio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Hezbollah aveva aperto il fronte nord contro Israele in solidarietà con Teheran, provocando massicci bombardamenti israeliani in Libano e un ampliamento della presenza terrestre dell’IDF oltre confine.
Un cessate il fuoco raggiunto a metà aprile sembrava aver ridotto l’intensità delle ostilità, ma gli scontri non si sono mai realmente interrotti.
Negli ultimi giorni, razzi e droni di Hezbollah hanno continuato a colpire il nord di Israele e le truppe israeliane operative nel Libano meridionale.
Il capo di stato maggiore israeliano, il generale Eyal Zamir, ha dichiarato la scorsa settimana durante una visita alle truppe che “non esiste alcun cessate il fuoco”.
Il premier libanese apre alla pace, ma con condizioni
In questo contesto di crescente instabilità, il primo ministro libanese Nawaf Salam ha rilasciato dichiarazioni significative in un’intervista all’emittente saudita Al Arabiya.
Alla domanda se i colloqui in corso con Israele possano evolversi verso un accordo di pace, Salam ha risposto: “Sosteniamo la pace, ma questa pace ha delle condizioni.”
Secondo il premier libanese, Beirut è attualmente impegnata in colloqui preliminari mediati a Washington, in vista di negoziati più sostanziali.
Le richieste libanesi includono un cessate il fuoco completo, il ritiro totale delle forze israeliane dal territorio libanese e la liberazione dei prigionieri libanesi detenuti da Israele.
Solo dopo l’attuazione di queste condizioni, il Libano sarebbe disposto a discutere una pace “all’interno di un più ampio quadro arabo”.
Salam ha inoltre riconosciuto che Hezbollah si oppone ai negoziati con Israele, pur ricordando che Beirut aveva già tentato un dialogo con lo Stato ebraico nel 1983, senza successo.
Cresce il rischio di una nuova offensiva israeliana
Secondo fonti citate dai media israeliani, Gerusalemme starebbe facendo pressione sugli Stati Uniti affinché i colloqui con il governo libanese abbiano una durata limitata — circa due settimane — prima di autorizzare una possibile vasta offensiva militare contro Hezbollah.
L’impressione crescente, sia a Gerusalemme sia a Beirut, è che la tregua raggiunta ad aprile stia rapidamente collassando sotto il peso degli attacchi reciproci e delle tensioni regionali legate al conflitto con l’Iran.
(Nella foto la 7° Brigata dell’esercito israeliano nel sud del Libano nel gennaio 2025 (fonte IDF))



