Il presidente israeliano Isaac Herzog a Babij Jar

Isaac Herzog commemora il Massacro di Babij Jar

Mondo

di Nathan Greppi
Mercoledì 6 ottobre il presidente israeliano Isaac Herzog si è recato in Ucraina per tenere un discorso in occasione degli 80 anni dai fatti di Babij Jar quando, tra il 29 e il 30 settembre 1941, oltre 33.000 ebrei vennero uccisi in un fossato vicino a Kiev dalle SS e dai collaborazionisti locali. Come riporta il Times of Israel, Herzog ha tenuto il suo discorso nel luogo dove è in fase di costruzione il Memoriale della Shoah di Babij Jar, la cui inaugurazione avverrà tra il 2025 e il 2026, e che una volta ultimato diventerà uno dei più grandi al mondo.

“Tre crimini hanno avuto luogo in questo posto orribile,” ha dichiarato Herzog. “Il primo è stato il massacro, […] seguito da un secondo e un terzo: l’occultamento e l’oblio, per cancellare le prove e la memoria. Della maggior parte di coloro che morirono a Babij Jar, non resta alcuna traccia. Nessun nome, né un ricordo. È giunto il momento di ricordare, ed è per questo che siamo qui oggi.”

Ha affermato che la creazione del memoriale rappresenta “un capitolo importante” per la storia comune “dell’Ucraina e del popolo ebraico.” Ha spiegato che il Memoriale, che nella sua fase embrionale sta già identificando centinaia di nomi delle vittime, avrà un ruolo importante nel tramandare la memoria alle future generazioni e nel contrastare l’antisemitismo e il negazionismo. A tal proposito, ha fatto riferimento al recente ritrovamento di graffiti antisemiti nel campo di concentramento di Birkenau.

Anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha presenziato alla cerimonia, dove ha depositato dei fiori sul monumento per commemorare le vittime. Nello stesso giorno, tutte le scuole dell’Ucraina hanno tenuto lezioni apposite per ricordare il massacro.

Durante la guerra, furono oltre un milione gli ebrei ucraini uccisi dai nazisti e dai loro alleati, e costituivano la maggioranza degli ebrei sovietici morti durante la Shoah. A Babij Jar furono uccisi anche ucraini, zingari, disabili e prigionieri di guerra, portando il totale dei morti tra i 100.000 e i 200.000.

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