di Michael Soncin
A Braunau am Inn la casa in cui nacque Adolf Hitler cambia volto e diventa una stazione di polizia. Secondo il governo austriaco, la scelta punta a sottrarre l’edificio a possibili mitizzazioni da parte dell’estrema destra. Una decisione che divide chi ritiene necessario un confronto più esplicito con il passato. (Nella foto la casa natale del dittatore nazista Adolf Hitler. Screenshot da YouTube, utilizzato ai sensi della clausola di esonero di responsabilità sul copyright)
Una stazione di polizia al posto di uno dei luoghi più controversi della memoria europea. A Braunau am Inn, cittadina austriaca al confine con la Germania, la casa in cui nacque Adolf Hitler ha una nuova destinazione d’uso: da mercoledì ospita ufficialmente gli uffici della polizia. È il punto di arrivo di una vicenda durata anni, iniziata con l’esproprio dell’edificio da parte dello Stato nel 2017 e proseguita con la decisione di destinarlo a una funzione pubblica. La vicenda è stata raccontata dal Jerusalem Post.
Secondo il governo austriaco, la riconversione risponde a un obiettivo preciso: svuotare l’immobile di qualsiasi valore simbolico, impedendo che continui a rappresentare un luogo di riferimento per simpatizzanti del nazismo e gruppi dell’estrema destra. Per questo la facciata è stata mantenuta essenziale, priva di richiami al passato. L’unica insegna visibile è quella della polizia.
Resta invece al suo posto, sul marciapiede davanti all’edificio, la pietra proveniente dall’ex campo di concentramento di Mauthausen con l’iscrizione «Mai più fascismo». Un richiamo alle vittime del nazismo che, significativamente, non cita mai il nome di Hitler.
Un edificio svuotato del suo valore simbolico
«L’obiettivo era eliminare qualsiasi associazione con Adolf Hitler e privare l’edificio dell’aura che lo circondava», ha spiegato Stephan Mlczoch, responsabile del dipartimento di storia del Ministero dell’Interno austriaco.
In quella casa, in realtà, Hitler visse soltanto poche settimane dopo la nascita, nel 1889, prima che la famiglia si trasferisse. Fu il regime nazista, decenni più tardi, a trasformarla in un luogo simbolico, facendone un museo dedicato alla cosiddetta “casa natale del Führer”. Un’eredità che ancora oggi porta curiosi e visitatori a fermarsi davanti all’edificio, anche se le autorità locali assicurano che gli episodi riconducibili all’estremismo sono ormai sporadici.
La memoria non si cancella con una nuova destinazione d’uso
La scelta del governo continua tuttavia a dividere. Tra le critiche più forti vi sono quelle del Comitato di Mauthausen, principale organizzazione austriaca impegnata nella memoria della Shoah e delle vittime del nazismo. Secondo il Comitato, trasformare l’edificio in una stazione di polizia rischia di oscurare il necessario confronto con la storia, invece di favorirlo.
«Ogni anno, al Memoriale di Mauthausen, ripetiamo “Mai più”. A Braunau, invece, sembra prevalere l’idea di dimenticare il prima possibile», ha osservato Robert Eiter, esponente del Comitato e della Rete contro il razzismo e l’estremismo di destra.
Per Eiter, la nuova funzione dell’edificio non cambierà il suo significato storico né impedirà eventuali pellegrinaggi di nostalgici del nazismo. «Il mondo non dimenticherà il luogo di nascita del più grande assassino di massa della storia», ha affermato.
Il difficile confronto dell’Austria con il proprio passato
Per decenni l’Austria ha sostenuto di essere stata la prima vittima del nazionalsocialismo dopo l’Anschluss del 1938, l’annessione del Paese alla Germania nazista voluta da Adolf Hitler. Solo negli ultimi decenni il dibattito pubblico ha affrontato con maggiore decisione anche le responsabilità di una parte della società austriaca nei crimini del regime.
Il sindaco di Braunau am Inn, Johannes Waidbacher, che aveva partecipato alla commissione incaricata di individuare una nuova destinazione per l’edificio, ritiene che la soluzione sia stata ormai accettata dalla maggior parte dei cittadini. L’ipotesi di mantenere nella struttura un’attività benefica era stata scartata perché avrebbe comportato una maggiore apertura al pubblico.
Tra i residenti non manca comunque chi avrebbe preferito conservare la precedente funzione sociale dell’immobile. Segno che, a quasi ottant’anni dalla fine della Shoah, il modo in cui custodire e trasmettere la memoria del nazismo continua a interrogare la società austriaca.



